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Analisi approfondita del ruolo dell'attuale amministratore delegato bianconero, delle sue capacità e del modo in cui ha contribuito al ritorno al top della Signora.

Molte volte è stato criticato per come ha affrontato il tema inerente il calciomercato. La moda del top player, per la verità proprio inventata dal diretto interessato, ha accompagnato la sua crescita professionale in Juventus. Stiamo parlando ovviamente dell’ad bianconero Beppe Marotta, sempre più leader di questa società, nonché ormai prossimo a prolungare il suo rapporto lavorativo con il club di Corso Galileo Ferraris.

Lo scorso 24 settembre, presso l’arcinoto Atahotel Quark di Milano, cuore pulsante delle compravendite italiane, ho presenziato a un convegno denominato “Media e Marketing Day”. Tra i vari esponenti di questo congresso c’era, appunto, il manager juventino. Il quale nell’arco del suo intervento (durato quasi due ore), ha illustrato alla platea come quotidianamente si sviluppa il globo zebrato e, soprattutto, le modalità in cui ciò accade.

Ebbene, da questa partecipazione ho tratto alcune conclusioni:

1) la Juventus è davvero in buone mani, perché Marotta oltre ad essere un ottimo conoscitore di calcio (curriculum alla mano), è anche molto bravo nella gestione amministrativa. Non a caso, infatti, nel suo trascorso con la Sampdoria è riuscito a costruire un vero e proprio modello di riferimento.

2) la dialettica per un dirigente operante a questi livelli è pressoché basilare. E in tal senso, Marotta, complice l’aver affrontato un percorso di studi in tal senso emblematico (il Liceo Classico, ndr) può tranquillamente considerarsi uno dei migliori comunicatori dell’intero calcio italiano.

3) trovare un direttore che si riveli abile nel gestire sia un patrimonio societario e sia un patrimonio tecnico non è semplice. Eppure la Vecchia Signora è riuscita pienamente a centrare questo intento.

Nelle Juventus passate, senza andare troppo indietro nel tempo, la stanza dei bottoni veniva gestita da più personaggi inseriti a curare il proprio “orticello”. Basti pensare a Luciano Moggi responsabile dell’Area Tecnica, quindi del calcio giocato, ad Antonio Giraudo massimo esecutore della sezione amministrativa, per poi non tralasciare Romy Gai, figura poco conosciuta dai più, ma assai fondamentale per le sorti di quel periodo storico zebrato.


Marotta è bravo come
pochi a gestire due aree:
tecnica ed economica
Quest’ultimo, infatti, dal 1992 al 2006 ha ricoperto la carica di Direttore Commerciale, riuscendo nel 2005 a costruire un capolavoro manageriale, ossia l’accordo con Tamoil. Un’intesa che avrebbe dovuto portare nelle casse juventine 240 milioni di euro in dieci anni. Appunto, avrebbe, in quanto il ciclone Calciopoli ha spezzato l’intera vicenda; facendo crollare l’imponente progetto economico.

Ritornando all’attualità, tuttavia, balza all’occhio come questo gruppo dirigenziale si avvicini sensibilmente a quello composto dalla storica triade (e non solo). Lo stesso Marotta, nel corso del Media e Marketing Day, ha riferito come per ottenere grandi risultati serva, in maniera prioritaria, un’ottima organizzazione di base. E a Torino, a tal proposito, sono ben strutturati.

Basti pensare, infatti, alla doppia figura dell’Amministratore Delegato: Aldo Mazzia e Beppe Marotta ricoprono entrambi questa carica e, pur affrontando quotidianamente mansioni diametralmente opposte, formano un unico beneficio per l’intera società.

Senza contare l’importanza dei vari Francesco Calvo (Commercial Director), Giorgio Ricci (Head of Partnerships), Ben Taverner (Stadium Head of Commercial), Alberto Mignone (Head of Accounting),  Marco Re (Head of Finance, Planning and Control) e di tutti gli altri importanti dipendenti targati Madama che, quotidianamente, in quel di Corso Galileo Ferraris contribuiscono allo sviluppo delle varie tematiche sabaude.

Fa quindi un po’ sorridere ripensare all’era 2006-2007. Anzi, precisamente al 29 giugno 2006, data dell’avvento ufficiale di Jean Claude Blanc in Juventus. L’uomo di Chambéry è riuscito nella magica impresa di ricoprire in una solo anno ben tre cariche dirigenziali: Presidente, Amministratore Delegato e Direttore Generale. Circondandosi, inoltre, di personaggi discutibili (Giovanni Cobolli Gigli, Alessio Secco e Renzo Castagnini), facendo sfociare il tutto nell’uccisione, calcisticamente parlando, di uno dei club più gloriosi al mondo.

Ora, passi che il poter contare su un personaggio formato operativamente  all’Iveco-Ford di Londra, all’Auchan di Lille, alla Schroeder Salomon Smith Barney di Londra e in Piaggio a Milano sia un grandissimo lusso, e ovviamente il riferimento al Presidente bianconero Andrea Agnelli è puramente voluto, l’interrogativo d’altro canto nasce spontaneo: come è stato possibile nel recente passato aver affidato l’intera società nelle mani di un guru del tennis?


La Juve ha rimediato
agli errori di un passato
recente da dimenticare
Come è stato possibile aver affidato la presidenza a un personaggio calcisticamente neofita, ma al contempo grande esperto di magazzini operanti nel settore della vendita di prodotti di abbigliamento? Come è stato possibile promuovere una persona da Team Manager a Direttore Sportivo e, infine, come è stato possibile inserire nel management sportivo un uomo capace solamente nel collezionare figuracce su figuracce nei campi di periferia?

Tutto ciò, fortunatamente per i sostenitori juventini, è solamente un bruttissimo ricordo. In quanto nelle ultime tre stagioni (considerando anche quella in corso), la Juventus è riuscita a rivoluzionare positivamente un intero assetto dirigenziale.
 
Infine: in un’intervista rilasciata nella giornata ieri alla Gazzetta dello Sport, l’ad juventino Beppe Marotta in merito al top player ha dichiarato: “Premesso che gli 85 gol fatti e i 24 subiti nella serie-record ci dicono che questa squadra funziona già così. E’ dura rinforzarla. Ci guarderemo intorno, ma con dei paletti”.

Ecco, i paletti. Quelli che l’ex sampdoriano dovrebbe usare quando affronta il tema mercato. In questa conversazione mediatica, infatti, il manager di Varese ha fatto chiaramente intendere come la Juventus non sia nelle condizioni di poter effettuare certi investimenti per il futuro prossimo. Quindi: niente Van Persie a 30 milioni di euro, niente 12 milioni di euro a stagione per Aguero e niente aste per giocatori non ingaggiabili.

La chiarezza prima di tutto; Marotta ha cambiato palesemente strategia comunicativa. E cambiare, lo sanno tutti, è sinonimo di intelligenza. Complimenti direttore.

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