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Le polemiche dell'ultimo weekend inducono ad una considerazione: manca personalità tra gli arbitri di oggi. E si percepisce anche nella gestione dei cartellini...

Non si sono ancora spente le polemiche relative all’arbitraggio di Valeri nel derby Milan-Inter (ma anche quello di Mazzoleni in Siena-Juventus). Polemiche dall’una e dall’altra parte, a testimoniare quanto queste direzioni abbiano scontentato un po’ tutti. C’è però un dato incontrovertibile: le interpretazioni dei casi da moviola più importanti sono le più varie, anche tra i professionisti di settore, e questo dovrebbe costituire almeno un solido alibi per i protagonisti.

Esponendoci subito, senza essere tacciati di cerchiobottismo, diamo anche la nostra versione, nella speranza che possa rappresentare uno spunto al dibattito (ci si augura costruttivo): a nostro modesto avviso, il rigore su Robinho non c’era (il brasiliano accentua un tocco tutto sommato canonico in area di rigore da parte di un difensore), il fallo di Emanuelson su Handanovic neppure (ma poi andrebbe valutata la posizione di fuorigioco dell’olandese sul tiro di Montolivo), l’espulsione di Nagatomo ci sembra eccessivamente punitiva (come lo sarebbe stata quella di Chiellini a Siena) e poteva starci viceversa quella di Juan Jesus.

Insomma, con tutte le attenuanti del caso, il giudizio sull’arbitraggio di Valeri non può essere positivo (senza considerare che ha concesso ai due allenatori uno show inaccettabile).

Al di là degli episodi in sé, alcuni anche difficili da valutare (e che in qualsiasi modo li avesse giudicati sarebbero stati forieri di contestazioni), è la conduzione di gara complessiva che lascia perplessi. Non solo quella del derby, ne facciamo piuttosto un discorso generale.

C’è un aspetto sul quale vorremmo focalizzarci, la facile elargizione delle ammonizioni: non avendo arbitri di personalità, in grado di tenere in mano la partita anche senza distribuire cartellini gratuitamente, il primo giallo arriva quasi subito. Con l’andare della partita, però, il rischio seconda ammonizione è incombente e con sé anche il timore di lasciare squadre in 10 troppo presto, con conseguente inasprimento delle polemiche.

Il problema sostanziale, dunque, non è la mancata espulsione, ma l’ammonizione eccessivamente facile. Ci spieghiamo meglio: oramai quasi ogni fallo è giallo, ma questo non è calcio. Il calcio è uno sport di contatto, di scivolate alla Nesta, di sportellate alla Samuel, di contatti anche rudi alla Chiellini, ma non tutti questi interventi devono necessariamente da ammonizione.

Il cartellino deve essere riservato ad interventi duri, pericolosi, a falli tattici. Tanto per fare un esempio, nella nostra filosofia di calcio, un giocatore che cerca di intervenire sul pallone, anche in scivolata, ed è anticipato dall’avversario, non necessariamente merita un giallo, sempre che l’entrata sia onesta. Invece, ormai, ogni fallo è giallo e, questo, anziché aiutare l’arbitro, lo impaglia.

Sempre per restare negli esempi a fini didattici, a Siena domenica si sono lamentati della mancata espulsione di Chiellini, senza però analizzare nel dettaglio la prima ammonizione: il difensore della Juventus, in uno scatto con Rosina, gli mette il braccio sul petto ad ostruzione: fallo tutta la vita, ma se è giallo quello, nessuna delle due squadre finisce la partita col numero minimo di giocatori in campo.

Spesso, ci si cela anche alla classica giustificazione di rito: da regolamento. Oppure, l'altra che odiamo: c'è il tocco. Come se un tocco fosse sufficiente a far stramazzare per terra uno di 100 chili. L’arbitro bravo vede il tocco, il fuoriclasse ne misura l'intensità. O, se volete, quello bravoapplica il regolamento, l'altro lo interpreta anche.

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