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Il tecnico della squadra gigliata sta dimostrando di essere un allenatore che, con le sue scelte, sa fare la differenza. E la vittoria contro il Bologna ne è una prova.

1-0 e tre punti. Una sintesi troppo banale della vittoria della Fiorentina contro il Bologna, perché scavando bene nei 90 minuti della terza vittoria stagionale per il team gigliato, ci sono molti aspetti da interpretare e sottolineare.

Primo su tutti la conferma del buon gioco nonostante due assenze molto importanti, quelle di Pizarro e Gonzalo Rodriguez, proprio l'asse centrale che finora aveva sostenuto la squadra. Senza la spina dorsale si temeva che il gioco della Fiorentina potesse risentirne molto, trasformando la squadra vista finora in una meno corta nei reparti, con molti lanci lunghi e magari un gioco che passasse quasi esclusivamente sulle fasce, per 'coprire' così il minor possesso palla e i possibili vuoti nell'area centrale.

Tutt’altro. Montella con acume e coraggio ha lanciato Olivera nel ruolo di Pizarro, lasciando molti (quasi tutti) stupiti nel vedere la formazione prima dell'inizio del match. Ancor più vedendo che Cassani era preferito a Cuadrado (quindi meno spinta sulla fascia destra), con Toni subito dall'inizio al fianco di Jovetic, e con Mati Fernandez nei tre di centrocampo invece dei muscoli di Migliaccio o della “gamba” di Romulo.

Pure l'esordio assoluto di Savic nei tre di difesa, con lo spostamento di Tomovic come perno centrale ad aumentare le incognite, e l'attesa. Pronti e via e subito la Fiorentina domina il campo, impone i ritmi e segna con Jovetic. La partita si mette bene, e gli 11 di Montella continuano a macinare calcio fino alla fine, tenendo palla bassa, ritmi non sempre costanti ma in crescita come intensità, e con tantissimi inserimenti.

LA PARTITA | FIORENTINA-BOLOGNA 1-0

TIRI
IN PORTA
POSSESSO
ANGOLI

CARTELLINI

FUORIGIOCO

FIORENTINA
15
7
51%
6
4
5

BOLOGNA
8
1
49%
4
3
2

Sugli scudi Borja Valero, che con l'assenza di Pizarro ha preso in mano il centrocampo, ma molto ben supportato da un Olivera sorprendentemente sicuro e in gran condizione fisica nonostante non giocasse una partita da mesi. Mati Fernandez ha incantato per la capacità di saltare l'uomo, ma anche per come ha messo 'garra' alla partita, cercando anche il recupero e vagando sapientemente per tutto il campo, altro che rifinitore deboluccio e senza attributi. E Toni ha molto aiutato Jovetic, apparso più sicuro e meno nervoso con un compagno al fianco con cui dialogare e che gli porta via qualche marcatura.

In tutte queste note positive, la mano di Montella è evidente, perché nessuno alla vigilia pensava che con queste nuove pedine la Fiorentina riuscisse a giocare lo stesso calcio, e se possibile anche migliorarsi. Segno evidente della differenza che il tecnico campano sta portando in questa squadra, e in pochissimo tempo.

Tutto rose e fiori? No. In un match stradominato come quello contro il Bologna, in cui i felsinei hanno impensierito Viviano solo con qualche 'tiraccio' causale della distanza, la partita andava chiusa prima. A differenza di altre prestazioni, la mole di gioco della Viola ha prodotto anche molte reali occasioni da goal, forse anche per via della relativa debolezza di un rivale che ha subito nettamente il pressing alto (incredibili gli svarioni tra Agliardi ed i suoi difensori nel secondo tempo!); ma un solo goal segnato, con alcuni errori gravi di Jovetic, Borja Valero, Tomovic e compagni quando soli davanti al portiere non l'hanno buttata dentro. E non per egoismo, ma per poca freddezza, poca concretezza. Forse poca cattiveria.

Questo è l'aspetto su cui Montella dovrà assolutamente lavorare, già da questa sosta per le Nazionali che arriva dopo la vittoria contro i rossoblù emiliani. I centrocampisti continuano ad inserirsi molto bene, ed avere la conferma che la Fiorentina possa giocare il suo calcio anche senza Pizarro e non ballare dietro e restare corta anche senza Rodriguez sono due note fondamentali per il futuro della squadra.

Adesso il nodo da sciogliere è quello del goal. Con Toni si sono visti passi in avanti, e con il rientro di El Hamdoui è probabile che i due attaccanti si alternino a seconda delle partite, magari avvicendandosi nei corso dello stesso match. Ma è necessario che partite così dominate sul piano del gioco siano chiuse con più sicurezza, altrimenti brutte sorprese potrebbero presto arrivare, e rendere assai più cupe domeniche ricche di bel calcio. Perché si può giocare bene quanto si vuole, ma l'essenza dello sport resta il goal.

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