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D'ora in poi i rossoneri, se vorranno concludere degnamente la stagione, dovranno cambiare nettamente mentalità nello scendere in campo.

Perdere un derby ci può stare, a maggior ragione quando hai cominciato la stagione senza i pilastri sui quali si fondava la squadra (Ibrahimovic e Thiago Silva) e quando ha perso quel po' di fantasia che avevi in avanti (Cassano). Ma la stracittadina che il Milan di Allegri ha perso contro la compagine di Stramaccioni porta con sè conseguenze ben più ampie.

L'undici rossonero visto in campo a San Siro contro i cugini è, ce ne perdonino i protagonisti, il Milan più scadente degli ultimi 20 anni. Poche volte si è vista una squadra in superiorità numerica avere così tante difficoltà nell'imbastire un'azione offensiva e nell'andare alla conclusione. Nessuno dei giocatori utilizzati è apparso in grado di poter dare quel quid in più per rimettere in sesto il match.

Analizzando la squadra reparto per reparto, compaiono falle da tutti i lati. Partiamo da Abbiati: sarebbe ingiusto non considerare positivo questo suo inizio di stagione. Ma oltre a soffermarci sulle splendide parte europee non si può fare caso al fatto che abbia perso sicurezza, e forse a causa dell'età, prontezza di riflessi nelle uscite: lo dimostrano il pareggio dello Zenit in Russia ed il vantaggio firmato Samuel nel derby. In difesa manca un leader: Bonera è un giocatore di esperienza e nulla più, Mexes, così come a Roma, dimostra di soffrire eccessivamente la pressione, Yepes è in grado di mettere in campo solo la sua voglia.


Il Milan visto nel derby è il più scadente degli ultimi 20 anni
Da salvare è il solo De Sciglio, il cui futuro promette bene. Chi era in panchina (Acerbi, Abate, Antonini) non è poi così tanto superiore a chi è sceso in campo contro gli Stramaboys. Passiamo al centrocampo: Montolivo, unico giocatore di qualità in campo, non ha nè continuità nè forse la tempra giusta per prendere in mano una squadra così importante. Da dimenticare De Jong: ci sarà un motivo se Mancini lo teneva sempre in panchina. L'olandese non azzarda mai un passaggio complicato, mai un lancio. Si limita al compitino, che potrebbe fare chiunque.

Un capitolo a parte merita Boateng: il ghanese è sicuramente l'elemento di maggiore spicco, ha la personalità giusta per poter essere un leader, ma sembra aver perso qualcosa in cattiveria e convinzione. E, parliamoci chiaro, ha anche perso i compagni giusti che ne riuscivano ad esaltare le caratteristiche. Da solo è un giocatore 'normale'. Che si dia allora fiducia a chi perlomeno ha personalità: capitan Ambrosini sarà pure un po' anzianotto ed un po' acciaccato, ma può dire ancora la sua. Nocerino non ha qualità ma solo quantità, ma perlomeno mette in campo tutto quello che ha in quanto ad energie.

Altro capitolo a parte merita Emanuelson: l'ex-Ajax non ha una posizione in campo, non eccelle in nulla, ma inspiegabilmente viene sempre impiegato nelle partite importanti e viene considerato oramai quasi un intoccabile. Sembra forse esagerato dirlo, perchè secondo molti saranno anche altre le responsabilità di Allegri, ma il dargli fiducia è sicuramente l'errore più grande commesso dall'allenatore ex-Cagliari. In quel ruolo le alternative, seppur non di livello eccelso, ci sono. Un giocatore in grado di sbagliare una quantità esagerata di cross e di appoggi o occasioni di contropiede, come ha fatto Emanuelson contro l'Inter, non merita di stare titolare nemmeno in un Milan ridimensionato come quello attuale.


Emanuelson è un mistero, Boateng non riesce ad essere leader
La triste analisi della rosa termina con la valutazione del reparto d'attacco: Bojan ha avuto qualche margine di miglioramento, ma in un contesto come quello attuale non può sicuramente fungere da prima punta. Pazzini, senza nessuno che gli metta palloni appetibili al centro dell'area, diventa quasi superfluo. El Shaarawy, unica luce nel buio rossonero, ha mostrato di non avere ancora la giusta forza, sia mentale che fisica, per potersi prendere troppe responsabilità. Robinho, senza l'appoggio di gente come Ibra, ha sì fantasia, ma si perde in giochetti che lo rendevano stucchevole ai tempi del Manchester City. L'unica sua attenuante è quella della condizione fisica, ancora approssimativa dopo l'infortunio che lo ha tenuto fermo. Impossibile fare affidamento su Pato: il Papero, senza acciacchi, ha la classe giusta ed anche la voglia, unita ad un pizzico di ingenuità mista a presunzione, per poter diventare la stella di questa squadra e farle risalire la china. Ma il suo calvario di infortuni, che sembra non avere fine, non lo può mettere nelle condizioni di diventare un pilastro al quale appoggiarsi.

Ed infine c'è Allegri, colui che dovrebbe essere il timoniere di questo Milan: a parere di chi scrive al tecnico rossonero devono essere riconosciute tutte le attenuanti del caso. La squadra che gli è stata consegnata non è in grado nè di lottare per lo scudetto e nemmeno per un piazzamento nelle coppe europee. Di errori però anche il mister ne sta commettendo: il Milan non ha un progetto tattico definito, non ha dei giocatori che possono essere considerati come titolari, non è riuscito ancora a proporre una trama di gioco che possa considerarsi predominante; ogni partita vengono cambiati interpreti nei diversi reparti, scelte che non consentono alla squadra di potersi 'trovare' facilmente in campo. La vittoria in Champions contro lo Zenit è stata frutto di un atteggiamento da provinciale, giocando di rimessa. Stessa trama che voleva essere imbastita contro l'Inter, ma che non ha funzionato a causa dell'errore difensivo iniziale.


Allegri è chiamato a far cambiare mentalità alla squadra
Ripetiamo, ha ragione Allegri quando pensa (ma non dice) che non c'è molto da inventarsi. Una soluzione però potrebbe esserci ed appare l'unica in questo momento: dire chiaramente ai giocatori che i fasti del passato, nonostante giochino nel Milan, non sono raggiungibili, e chiedergli di rimboccarsi le maniche e cambiare mentalità. Il Milan che dovrà scendere in campo da qui alla fine della stagione dovrà ragionare da squadretta e non da big. Solo in questo modo si potranno evitare altre magre figure come quella del derby appena trascorso.

La situazione descritta è senza dubbio imbarazzante per una squadra che solamente due anni fa festeggiava la vittoria dello scudetto e solamente cinque anni prima saliva sul tetto d'Europa. La responsabilità di quanto sta accadendo però va addossata soprattutto alla società: va bene la crisi, va bene perdere i giocatori migliori, ma una società come il Milan deve comunque cercare di mantenere comunque un minimo di dignità o di blasone. E, onestamente, questi elementi fanno difetto all'edizione 2012-2013 della squadra rossonera.

L'unica cosa che si può chiedere a questo Milan non sono quindi i risultati, difficilmente raggiungibili visto il quadro sopra descritto, ma il rispetto per la maglia che indossano e per i tifosi che rappresentano.

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