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Il Napoli, in perfetto stile 'big', riesce a vincere pur senza incantare: è questa la strada giusta per diventare grandi. Decidono i colpi di genio di Pandev e Cavani.

A vincere è il carattere di una squadra diversa. Dalla scorsa e dalle precedenti stagioni. La prova che non ha più bisogno di ulteriori indizi la fornisce questo 2-1, risultato che di per sé sembra essere frutto dei due lampi di genio della serata - il tacco di Cavani in occasione del vantaggio e la danza magica di Pandev sul raddoppio - ma che in realtà nasconde un profondo cambiamento di mentalità. Gli azzurri infatti hanno imparato a vincere partite che in tempi passati avrebbero gettato alle ortiche per eccesso di presunzione e per il tentativo di nascondere i propri limiti.
LA PARTITA | NAPOLI-UDINESE 2-1

TIRI
IN PORTA
POSSESSO
ANGOLI

CARTELLINI

FUORIGIOCO

NAPOLI
12
6
48%
1
2
1

UDINESE
8
1
52%
4
3
3


Quest'anno, invece, il pragmatismo, orfano degli inutili eccessi di avventato protagonismo lasciati ai Campi Elisi parigini, è il principale tema tattico: il Napoli cinico del Mazzarri-quarto è squadra che mira all'essenziale, ai veniali tre punti. E non è il caso di scandalizzarsi di fronte all'atteggiamento di chi rincorre il massimo risultato anche con il minimo sforzo d'ingegno, l'importante è che poi gli avversari non facciano goal. Tanto importante che mediani ed attaccanti lavorano ormai a costante supporto del pacchetto arretrato, quest'ultimo ancora sofferente di incomprensibili follie: la battuta a rete di Pinzi lasciato in solitario con i tre difensori ad inseguire il portatore di palla è un manifesto che non ha bisogno di ulteriori spiegazioni.

L'altra icona - stavolta positiva - del Napoli ha ormai un nome, un volto ed una cresta: Marek Hamsik è ormai il vero leader dentro e fuori dal campo, protagonista di una metamorfosi di cui non sembra esserci soluzione di continuità. Lo slovacco, libero dalla presenza di Lavezzi che ne oscurava estro e metri di campo, non sembra soffrire più di quella fastidiosa intermittenza che spesso ne faceva perdere inesorabilmente le tracce. Sempre più propositivo in zona-goal e, grazie al nuovo assetto della mediana, meno gravato dai compiti di copertura che gli impedivano di illuminare la manovra offensiva. Non è un caso che il principale assente nella sciagurata figuraccia di Eindhoven fosse proprio Marekiaro. Mai più senza, insomma.

Su lui e Cavani saranno puntati gli occhi in quella che, seppur non decisiva all'ottava giornata, è la partita che aspettano tutti. Una gara dai nervi tesi e da alcune ferite ancora aperte - Pechino -  e che probabilmente verrà decisa da un episodio o da un colpo di genio di uno dei soliti noti. E non stiamo parlando di arbitri, si capisce.

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