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L'Inter, a differenza delle ultime uscite, non ha mostrato grande calcio ma è riuscita a sconfiggere il Milan al termine di una gara di sacrificio, decisa da Walter Samuel.

Con le unghie e con i denti. L'Inter supera il tanto atteso test del derby sconfiggendo per 1-0 il Milan offrendo una prova di resistenza, caparbietà ed audacia contro l'enorme pressione dei cugini rossoneri, incapaci di superare l'invalicabile muro nerrazzurro, anche in superiorità numerica.

È stato proprio il 'muro' in tutti i sensi a decidere l'incontro: sia quello difensivo eretto dalla squadra di Stramaccioni per difendersi dalle sfuriate avversarie, specialmente dopo l'espulsione di Nagatomo, sia quello tanto noto all'Inter, che risponde al nome di Walter Samuel, ieri sera anche in versione goleador. Samuel non aveva cominciato bene la stagione, anzi, prima del passaggio alla difesa a tre di Stramaccioni non era nemmeno titolare. Ma i grandi campioni danno il loro meglio nel momento del bisogno, e Samuel, in quanto tale, ha fatto proprio così: quale occasione migliore di un derby per riprendersi con forza un ruolo da prima linea nella squadra?

LA PARTITA | MILAN-INTER 0-1

TIRI
IN PORTA
POSSESSO
ANGOLI

CARTELLINI

FUORIGIOCO

MILAN
17
5
60%
6
4
3

INTER
7
4
40%
2
3
2

È lecito però dire che molti si aspettavano un'Inter diversa in campo. Nelle ultime due gare disputate, contro Fiorentina e Neftchi, la squadra aveva impressionato per bellezza, fluidità e facilità di gioco espresse ad alti livelli, ma così ieri non è stato. L'Inter è stata protagonista di un match esclusivamente di sostanza, intenso, per niente spettacolare, estremamente combattivo e combattuto: a volte per vincere basta questo. E l'Inter l'ha capito subito, fin dal goal partita di Samuel, arrivato dopo soli quattro giri di orologio. Già nel primo tempo, gli uomini di Stramaccioni non erano stati di certo stratosferici nella mole di gioco espressa, facendo intendere che il goal di vantaggio era un tesoro troppo prezioso per potersi esporre a qualsiasi rischio, anche a quello di bloccarsi in un bunker difensivo nella propria metà-campo e trequarti.

Questo atteggiamento conservativo si è rivelato efficace: del resto l'Inter si è aggrappata al reparto più in forma dall'inizio della stagione, cioè quello difensivo, ancora una volta promosso a pieni voti: oltre all'uomo partita Samuel, Handanovic ha compiuto un paio di parate superlative, soprattutto su conclusioni dalla distanza di Montolivo, mentre Ranocchia e Juan sono passati in un battibaleno da punti interrogativi (il primo per la deludente scorsa stagione, il secondo per aver ricoperto a lungo il ruolo di oggetto misterioso dopo il suo arrivo in Italia) a solidissime certezze, capaci non solo di mettersi in mostra individualmente con tackle e interventi decisivi, ma soprattutto di collaborare tra loro. Se la difesa ha retto, è stato proprio per questo, per un lavoro di squadra svolto alla perfezione per tutti i novanta minuti.

Solitamente in gare come queste il resto della squadra è messo un po' in ombra dalle prodezze di chi ha il compito di custodire il risultato, badando a non prenderle. Ed infatti è ciò che si è verificato anche ieri, principalmente per la predisposizione della squadra, molto più incline ad una gara accorta più che giocata apertamente. Questo ha fatto sì che l'Inter, offensivamente parlando, abbia prodotto poco o nulla, esclusi il goal di Samuel e l'incredibile doppio errore di Milito qualche istante dopo.

Palloni che transitavano dal centrocampo all'attacco se ne sono visti pochi, ma è anche stato abbastanza normale, considerando che in mediana due come Cambiasso e Gargano sono molto più portati ad interdire (e l'hanno fatto entrambi straordinariamente bene, soprattutto il primo) che a distribuire palloni. Chi ne ha risentito, oltre ai due avanti (Milito e Cassano) è stato Coutinho, premiato con un posto da titolare sulla trequarti dopo la brillante prova di Baku in Europa League. Il brasiliano è stato poco coinvolto nella manovra, anche perché ha avuto pochissime possibilità per mettersi in mostra. E visto l'andamento della gara, Stramaccioni ha capito che un giocatore con le sue qualità avrebbe avuto un impatto limitato nella ripresa, per questo l'ha sostituito con Guarìn all'intervallo, il colombiano era molto più adatto al contesto della gara. E tutto questo lo si è visto chiaramente dopo l'espulsione di Nagatomo: il 5-3-1 nerazzurro aveva bisogno di gambe e muscoli per rispondere a tono alle avanzate avversarie. Così è stato.

Dopo una prova del genere, si può affermare che l'Inter sia ormai una squadra matura. Sia perché ha dimostrato di aver la compattezza, oltre alla qualità tecnica esposta in altre occasioni, per competere ad alti livelli, sia perché ha vinto sapendosi adattare alla circostanza della gara, senza dover ricorrere agli abituali schemi di gioco.

Va detto che, oltre ad essere merito dell'Inter, la sconfitta è anche demerito del Milan, avversario arrivato alla quarta battuta d'arresto nelle prime sette gare in campionato, come non accadeva da 71 anni, qualcosa vorrà pur dire. C'è anche da aggiungere che la prestazione poteva essere molto più convincente, ma nei derby si va al di là dell'aspetto tecnico del gioco: la carica, la forza, la convinzione che una vittoria del genere può dare è enorme, in partite come queste che i tre punti pesano come dei veri macigni, sono match che condizionano l'andamento stagionale complessivo di una squadra.

Ed è qui, dall'incornata imperiosa di Samuel al quarto minuto, che l'Inter può aver trovato la svolta della propria stagione.

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