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Il caso Conte dimostra l'inefficacia di un sistema che non può non essere regolato, riformato, stravolto. Il tutto ha un retrogusto kafkiano.

Anche se sono innocente, non mi fate difendere. Quindi, dai, patteggiamo 4 mesi. Ok, ci sto. Anzi no, scusa, mi sono sbagliato. E siccome la commissione non mi ratifica il patteggiamento, allora chiedo più del doppio. E con questa richiesta ti porto in giudizio e vinco io, perché il giudice mi dà ragione e ti affibbia 10 mesi di pena.

Tu t'incazzi, perché credi di essere innocente? Vai all'appello e convincili. Prendi la principessa del foro, fai tanto casino, credi di averla fatta franca, visto che un'accusa è caduta e, invece, no. Ti ho fregato ancora, perché pur con una sola imputazione, ti confermano 10 mesi. E ti è andata pure bene, si lascia sfuggire uno che quella sentenza ha contribuito ad emetterla, perché con le prove che c'erano, rischiavi grosso.

Ma quali prove? Le dichiarazioni di un pentito ad orologeria, la vendetta di uno che mi stava sulle palle e non l'ho mai nascosto. Uno si può alzare la mattina, con la luna storta, ha voglia di saldare i conti e ti sputtana pubblicamente. E tu, che finisci nel tritacarne mediatico, col faccione in prima pagina, come fai a difenderti? Non ti danno neanche il tempo di leggere le carte, se patteggi ti salvi le chiappe e se non lo fai, le rischi per intero. Devi turarti il naso e scegliere il male minore. L'innocenza non si patteggia, dicono. Tutti bravi a rischiare con la pelle degli altri.

 

Uno si può alzare la mattina, con la luna storta, ha voglia di saldare i conti e ti sputtana pubblicamente.



Mi costringono a lottare e io lotto, è il mio mestiere d'altronde, lo facevo in campo, lo faccio tuttora in panca. Son un indomabile leone e lo dimostrerò. Faccio cadere un'accusa ma non mi riducono la pena? Vado al TNAS e dimostro che una delle principali accuse viene meno. Mastronunzio, che avrei messo fuori rosa per favorire le combine, era infortunato. Porto tanto di certificato medico. Non basta, non mi assolvono. Ma torniamo al punto di partenza: 4 mesi.

Non ci vuole un giurista professionista per capire che tutta questa faccenda è stata gestita con l'improvvisazione di un principiante, che la vicenda – se non fosse tremendamente seria – ha il retrogusto di una situazione kafkiana, quasi comica, che – da qualsiasi parte la si guardi – dimostra l'inefficacia di un sistema che non può non essere regolato, riformato, stravolto. La cosa assurda è che la storia lascia tutti insoddisfatti: l'accusatore, l'accusato e tutto il contorno.

La cosa assurda è che la storia lascia tutti insoddisfatti: l'accusatore, l'accusato e tutto il contorno


Finanche i giudici, che sanno di uscirne a pezzi. Perché la sentenza ha il sapore di un colpo al cerchio e uno alla botte. O, se volete, un tentativo malcelato di salvare capra e cavoli. Nel dubbio (perché in tutta questa vicende di certezze non ce n'è nemmeno l'ombra), hanno deciso di salvare solo le loro di chiappe. Noi non sappiamo se Conte sia colpevole o innocente (e a questo punto non lo sapremo mai), ma – visto quell'obbrobrio di sentenza emessa – il dubbio ci resta. Anzi, la sensazione è che non lo sapessero neanche loro. E questo sarebbe dovuto essere sufficiente per assolverlo.

Ma questa è la giustizia sportiva, dicono. E allora sbrighiamoci a riformarla, se no - di giustizia - non ha nemmeno l'odore. E questo – Conte o non Conte – è l'unica cosa che ci interessa

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