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I meriti della truppa di Lucescu vanno forse oltre i demeriti dei bianconeri. Un monito per il nostro calcio: se i campioni d'Italia soffrono così contro i corrispettivi ucraini...

La serata di ieri, che ha visto la Juventus Campione d'Italia pareggiare a fatica tra le mura amiche contro i Campioni d'Ucraina dello Shakhtar Donetsk, lascia in eredità una preoccupante sensazione d'impotenza sul palcoscenico internazionale per l'intero movimento calcistico italiano.

Se infatti solo qualche anno fa la formazione guidata da Lucescu veniva presa letteralmente a pallate dalle nostre compagini, nella gara dello 'Juventus Stadium' sono stati gli ucraini a dominare per lunghi tratti, mettendo alle corde una Juve mai apparsa tanto in difficoltà nel nuovo impianto bianconero.

A giustificazione parziale di quanto visto sul terreno di gioco va certamente sottolineata la crescita esponenziale della qualità di gioco espressa dallo Shakthar negli anni, anche grazie agli innesti di molti piedi buoni made in Brasile nella rosa e al migliore stato di forma degli uomini di Lucescu, la cui stagione ufficiale è già entrata nel vivo.

La Juventus è infatti per la prima volta apparsa anche in seria difficoltà fisica, specie nel finale quando, dopo un tentativo di forcing prodotta dai bianconeri ad inizio ripresa, gli uomini di Conte e Carrera sono letteralmente crollati, regalando agli ucraini almeno due palle goal nitidissime negli ultimi dieci minuti del match.

I GIOIELLI DELLO SHAKHTAR
 
FERNANDINHO
Tecnica e geometrie dello Shakthar, è il direttore dell' orchestra di Lucescu. Le azioni partono sempre dai suoi piedi, e non sbaglia quasi mai.
WILLIAN
Lo trovi da tutte le parti, taglia il campo da un lato all' altro con estrema facilità e naturalezza. Quando perde palla, non si perde d' animo e la riconquista, rendendola di nuovo pericolosa come nell' azione che ha portato alla marcatura di Teixeira. Lo assiste anche un pò di fortuna, è vero, ma si dice che "la fortuna aiuta gli audaci". Mai detto fu più azzeccato.
ALEX TEIXEIRA
Sblocca il match con una gran botta sotto la traversa, e ci prova altre volte. Mette in continua apprensione la difesa avversaria.
   
Pur considerando le attenuanti citate poco sopra, non può lasciare indifferenti l'autorità mostrata dallo Shakhtar, capace di presentarsi allo 'Juventus Stadium' con il piglio della grande squadra e di mettere all'angolo per larghi tratti della gara i Campioni d'Italia.

Va certamente ricordato che gli uomini di Lucescu, reduci da venticinque vittorie consecutive tra coppe e campionato, non sono comunque riusciti ad espugnare Torino, tornando a Donetsk con un punto che va decisamente stretto agli ucraini per quanto visto ieri sera sul campo e che può rincuorare la Juve, ancora in piena corsa per la qualificazione agli ottavi di Champions League.

Ciò che colpisce è però il modo in cui la squadra che ormai da un anno e mezzo domina in Italia, e capace di perdere una sola delle cinquanta partite giocate in ambito nazionale, sia stata pesantemente messa alle corde  tra le mura amiche da una compagine sicuramente interessante, ma che non può essere inserita nell'elité del calcio europeo.

La partita di ieri infatti, oltre a rappresentare un pesante campanello d'allarme per la Juve, che forse si era illusa troppo presto di poter ripetere anche fuori dagli italici confini il proprio calcio champagne, pone l'accento ancora una volta sul difficile momento vissuto dall'intero movimento calcistico del Bel Paese.

Se la squadra unanimemente riconosciuta come la più organizzata della Serie A non riesce ad avere la meglio sullo Shakthar, squadra di ottima qualità ma non certamente alla pari di super potenze quali Real Madrid, Barcellona e Bayern Monaco, si fa davvero dura per il nostro calcio.

L'Italia rischia così di veder relegati i propri club nel sottoscala del palcoscenico europeo, condannata ad assistere ai trionfi altrui senza poter seriamente competere sul campo. Campo che ormai da qualche anno non sorride ai nostri club nelle più grandi competizioni continentali.

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