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Alla Juve va di lusso contro lo Shakhtar al termine di una delle peggiori prestazioni dell'era Conte. Molteplici le cause di un passo falso che impone ora massima attenzione.

Nel giro di pochi giorni siamo qui a dirlo per la seconda volta: alla Juventus è andata bene. Perché lo Shakhtar di Lucescu, nella partita di ieri sera, ha sovrastato i bianconeri sul piano fisico e tattico. A dirlo sono i fatti, e non le chiacchiere banali da bar del giorno dopo. Che l’avversario fosse di quelli ostici assai, chiunque abbia visto mai giocare gli ucraini, se lo aspettava. Nessuno però aveva previsto una Juventus così imprecisa, poco lucida e molto meno caparbia del solito.

Come sempre, quando la Juventus disputa una prestazione al di sotto delle attese, vuol dire che qualcosa è mancata a centrocampo. Perché se Marchisio si è dato parecchio da fare reggendo per un’ora abbondante, da Pirlo non è arrivata l’illuminazione risolutiva, e Vidal è apparso in evidente affanno: urge recuperare fiato, ed al più presto.

Male anche gli esterni, soprattutto Lichtsteiner, lontano parente dell’inarrestabile treno che faceva su e giù sulla fascia lo scorso anno. La stessa difesa è andata in affanno varie volte, finendo di tanto in tanto in preda ad uno stato confusionale nel quale l’hanno mandata le geometrie eleganti di Willian ed i tagli insidiosissimi di Mkhitaryan e Texeira.

I PEGGIORI CON LO SHAKHTAR
 
VIDAL
Non è il solito guerriero, e lo si capisce quando alla mezz' ora del primo tempo vien da chiedersi: "Ma Vidal sta giocando?". Spompato, lascia il campo a Pogba (sv) gli ultimi 5 minuti.
MATRI
Si dimena alla ricerca del pallone giusto, che gli arriverebbe pure. Pecca però di freddezza sotto porta, e non riesce ad imprimere il suo timbro sulla partita.
VUCINIC
Il peggiore dei suoi. Non aiuta la manovra ed è fuori dal gioco per tutto il tempo. Gioca sempre per le sue buone prestazioni, ma un attaccante del suo calibro dovrebbe ricordarsi come si segna.
   
Anche in avanti, le note sono state tutt’altro che positive. Anzi, forse proprio lì rischia di trovarsi la motivazione più grossa della mancata vittoria: nel primo tempo le palle goal nitide sono state cinque, ed un paio ne sono state create nella ripresa. Risultato? Un solo goal, venuto da un difensore, Bonucci, che ha fatto partire un missile terra aria perfetto, peraltro su situazione di calcio da fermo.

In campo si sono alternati tutti gli attaccanti della rosa della Juventus, eccezion fatta per l’oggetto misterioso Bendtner: Matri ci ha messo il solito impegno, ma i risultati sono stati modestissimi; Vucinic ha vissuto una delle sue giornate d’indolenza fastidiosissima e quando capita in Europa la cosa risalta più che in campionato; Quagliarella proprio non è pervenuto; e Giovinco è stato il meno peggio dei quattro, creando qualche piccola apprensione ai difensori avversari.

Insomma, non è andato nulla bene. Ed è un peccato perché, fermo restando che questa era solamente la seconda partita del girone, vincere avrebbe significato percorrere in discesa la strada che porta alla qualificazione. Adesso invece bisognerà tenere alta la guardia più che mai per il prosieguo del torneo.

Nel dopopartita si è fatto a gara per trovare le cause di una prestazione decisamente abulica della squadra di Conte. Si è tirato in ballo il discorso della mentalità, di un carattere che forse non è ancora quello che serve nel palcoscenico europeo. Come sempre, in questi casi, l’equilibrio va a farsi benedire.

Signori, stiamo parlando della squadra che è andata a rimontare due reti a Stamford Bridge in casa del Chelsea campione d’Europa, con l’opinione comune che se la partita fosse durata dieci minuti in più la Juventus avrebbe rischiato di vincere il match.

Si è detto anche di una squadra vittima della stanchezza. Discorso accettabile con qualche riserva, perché Asamoah e Lichtsteiner, per fare due nomi, contro la Roma hanno riposato eppure sono stati tra i meno brillanti ieri sera allo Juventus Stadium.

Abbiamo avvertito il clima surreale dello stadio. Era il ritorno in Champions ma non c'è stata la spinta dei tifosi

- Leonardo Bonucci

Dove sta allora, realisticamente, la motivazione della mancata vittoria e di una prestazione decisamente loffia ed a tratti irritante? Probabilmente i giocatori della Juventus non si aspettavano uno Shakhtar così abile nel far circolare la palla e ben disposto dal punto di vista tattico.

Qualcuno sicuramente era in debito d’ossigeno, come detto sopra, e se a questa Juve manca il solito apporto di Vidal, soprattutto a fronte di un avversario così valido, l’intera squadra ne risente. Ma è mancata soprattutto la giocata risolutiva, l’invenzione del campione capace di tirare fuori la squadra nei momenti di difficoltà.

Inoltre, ma non vuol essere una scusa, ma quando in passato si è parlato dello Juventus Stadium come dell’elemento in più della compagine bianconera, non lo si è mai fatto a caso. Ma lo JS, senza il calore dei tifosi, rimane un gioiello freddo, bellissimo ma fine a se stesso. E ieri i tifosi sono stati in silenzio, per protesta, pare, contro il caro biglietti ed alcuni problemi relativi ai bandieroni.

Un silenzio surreale, hanno detto Chiellini e Bonucci, che sicuramente i calciatori hanno avvertito negativamente. Ripetiamo, se la Juventus ha pareggiato non è certo colpa del mancato supporto dei propri tifosi. Però, il fattore motivazionale, in certi casi, può essere elemento capace di dare quella marcia in più. Marcia in più che ieri, sicuramente, non c’è stata.

Ad ogni modo, come già detto in occasione della partita contro la Fiorentina, se la Juventus è riuscita a non perdere una partita del genere, c’è di che essere ottimisti. Inoltre, sarebbe stato sufficiente capitalizzare una delle tante palle goal create, pur nella sofferenza generale, e saremmo qui, probabilmente, a fare qualche carezza in più ai ragazzi di Conte.

La Juventus che può ancora dire la sua in ambito europeo, ma per farlo ha bisogno di tante cose: dello stato di massima forma degli uomini chiave (vedi Vidal e Vucinic), dei goal degli attaccanti e del calore dei suoi tifosi.

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