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Il Milan sta già valutando il cambio della guardia in panchina, il toscano non se la passa bene in Russia. E sembra fatto apposta per il Diavolo...

Stasera saranno uno di fronte all'altro, in una sfida quasi da dentro o fuori, tra qualche mese i loro destini potrebbero, chissà, trovarsi intrecciati in uno strano ma affascinante percorso. Da una parte c'è Luciano Spalletti, uno che ha raccolto i frutti di una carriera lontano dall'Italia e nella ricca Russia, dall'altra c'è il Milan, che non è un mistero stia pensando ad un certo profilo di tecnico per l'eventuale dopo Allegri.

Un matrimonio impensabile fino a pochi mesi fa, ma che ha delle basi teoriche, semplici premesse per ora, su cui svilupparsi nei prossimi mesi. Le difficoltà del Milan e di Allegri sono sotto gli occhi di tutti, ma anche il tecnico toscano a San Pietroburgo non se la passa molto bene.

Dopo aver vinto due campionati di fila, una coppa e una supercoppa nazionale, nelle ultime settimane la squadra è entrata in crisi e gli acquisti eccellenti di Hulk e Witsel hanno spaccato lo spogliatoio. Il motivo? Il più vecchio del mondo, i soldi. Il gruppo storico, capitanato da Denisov e Kerzakhov, non ha gradito la differenza di trattamento economico con i due nuovi arrivati, che guadagnano tre volte i loro compagni.

Una gelosia che è sfociata in un vero e proprio ammutinamento, parzialmente rientrato con le scuse di Kerzakhov, mentre il compagno, eletto miglior giocatore della Russian Premier League, continua il braccio di ferro con il club. Il risultato è un deludente sesto posto in classifica (a 5 punti dall'Anzhi di Eto'o) e un esordio disastroso in Champions League contro il Malaga.

Galliani mi chiese se ero disponibile, ma poi mi pregò di liberarlo dall'impegno che avevamo preso... e io lo liberai

- Luciano Spalletti

Le cose non vanno per il verso giusto e solo una vittoria contro il Milan potrebbe raddrizzarle. Ed ecco perché, nonostante un contratto fino al 2015 e uno stipendio di 4 milioni di euro netti a stagione, è romantico pensare ad uno Spalletti di ritorno in Italia dopo 4 anni di esilio dorato in Russia.

E prima che per il Milan, sarebbe un ottimo segnale per il nostro calcio, che ritroverebbe uno dei tecnici più bravi e preparati.


La filosofia di gioco di
Spalletti si sposa con
quella di Berlusconi
Tra il Milan e Spalletti si tratterebbe di un ritorno di fiamma, visto che nel 2010 Galliani lo aveva “bloccato” prima che la scelta cadesse su Allegri. I rapporti con l'ad rossonero e con Berlusconi sono ottimi, mentre non è un mistero che il presidente sia ormai insofferente nei confronti di Allegri, che solo un miracolo potrebbe salvare la prossima estate nonostante un contratto fino al 2014.

Ad Arcore e dintorni piace la filosofia di gioco di Spalletti, che ama il calcio offensivo e sa far giocare bene le proprie squadre. Sotto la sua guida, la Roma ha praticato per diversi anni il miglior calcio in Italia e si sa che a Berlusconi non basta vincere ma vuole farlo attraverso il bel gioco. Spettacolo che il Milan di Allegri non riesce più ad offrire.

Berlusconi non è felice di questo Milan, l'idillio tra Zenit e Spalletti non è più così attuale, il toscano tornerebbe volentieri in Italia e al progetto Milan sarebbe impossibile dire di no: gli ingredienti affinchè in Via Turati si possa tornare a banchettare a base di buon calcio ci sono tutti.

Restano quei 4 milioni netti di stipendio a mo' di scoglio, per le finanze rossonere. Ma se davvero ci si vuole, venirsi un incontro e convolare a giuste nozze non sarà un problema. Prima di allora, però, ci sono 90 minuti da buttarsi alle spalle. 90 minuti in cui provare a salvarsi la pelle.

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