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Silvestre, Guarin e Pereira relegati in panchina, Palacio ancora infortunato: la migliore Inter stagionale si vede senza i 4 acquisti più onerosi.

L'Inter più bella della stagione, quella vista contro la Fiorentina, un coro unanime, dai bar dove il lunedì si sprecano gli sfottò, al presidente Massimo Moratti, passando per gli addetti ai lavori. C'è voluto un po', due mesi dal debutto stagionale contro l'Hajduk in Europa League, ma finalmente Stramaccioni ha visto l'Inter che ha sempre desiderato, soprattutto quella del primo tempo, capace di creare palle gol a valanga e di lasciare in vita la Viola solo per gli errori di mira di Milito e la solita amnesia difensiva in occasione del goal di Romulo.

Materiale sul quale lavorare ce n'è, inutile nasconderlo e sarebbe presuntuoso pensare che tutti i problemi siano svaniti in 90'. Al di là dei moduli (promossi il 3-4-1-2 o il 3-5-2 in quanto più congeniali alla squadra), deve far riflettere come nella squadra di domenica sera mancavano, per un motivo o per l'altro, alcuni dei giocatori più rappresentativi e per i quali in estate sono stati fatti i maggiori investimenti. E' stato comodamente seduto in panchina Alvaro Pereira, l'acquisto più caro del mercato nerazzurro e reduce dal primo gol in campionato a Verona contro il Chievo. Una decina di minuti (recupero compreso) per Fredy Guarin che, dopo un ottimo avvio, è in un periodo di flessione e lontano parente della diga che recupera palloni e imposta gioco vista fino a qualche settimana fa.


La migliore Inter si vede senza gli acquisti dell'ultima estate
Chi ormai è abbonato alla panchina è Matias Silvestre: complice l'esplosione di Juan Jesus e alcune prestazioni opache quando è stato chiamato in causa, il difensore argentino è finito nel dimenticatoio tanto da chiedersi se gli 8 milioni investiti per lui (tra prestito e diritto di riscatto) non potevano essere utilizzati per rinforzare altri reparti. C'è anche chi è stato messo ko da un infortunio, come Rodrigo Palacio, tanto da costringere Diego Milito agli straordinari. Poi c'è il paradosso Wesley Sneijder, fermo ai box per un mesetto: con in campo il suo asso più acclamato (e pagato) l'Inter ha sempre faticato parecchio (Pescara a parte) e la coabitazione con Cassano per ora è solo un grattacapo in più e non un'arma micidiale come nei progetti di inizio stagione.

Se la gara contro la Fiorentina ha sovvertito alcune gerarchie è forse prematuro dirlo, ma sicuramente fa un certo effetto vedere un capitale da 50 milioni di euro seduto a bordocampo o in tribuna a leccarsi le ferite. E viene naturale chiedersi dove potrà arrivare la squadra quando i giocatori sopracitati saranno al top della forma e recuperati dai rispettivi infortuni. Juventus e Napoli hanno qualcosa in più, ma il terzo posto sembra davvero alla portata dei nerazzurri.

Già nel derby di domenica sera, Stramaccioni dovrà sciogliere più di un dubbio: affidarsi agli 11 che hanno sfatato il tabù San Siro o rigettare nella mischia Pereira e Guarin? Ci sono cinque giorni di tempo per decidere e in mezzo la lunghissima trasferta di Baku, dove far sfogare le seconde linee, come Jonathan, uno che il derby lo giocherà solo se sulle fasce arriverà un'epidemia.

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