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La coperta di Stramaccioni è stata finora troppo corta: se sono arrivati segnali incoraggianti dagli esterni, ha pesato in negativo l'assenza in organico di un regista basso.

Il cambio di modulo effettuato da Andrea Stramaccioni ha portato soltanto una buona notizia: il risultato ottenuto al Bentegodi di Verona, uno 0-2 che ha, però, convinto poco sia gli addetti ai lavori che i tifosi stessi.

Guardando il bicchiere mezzo pieno, l’Inter ha confezionato il quinto successo stagionale lontano dalle mura ‘amiche’, dove non subisce goal da ben 455 minuti. Nemmeno Mourinho riuscì in un'impresa simile. Handanovic ci ha messo del suo in un paio di occasioni ma, escludendo la prima mezz’ora di gioco, il trio Ranocchia-Samuel-Juan Jesus è da promuovere con riserva.

Quest’ultima verrà sciolta soltanto quando i nerazzurri riusciranno a battere avversari più facoltosi di questo timido Chievo, pericoloso praticamente soltanto su calcio piazzato. A dimostrazione che la squadra di Di Carlo, alla quarta sconfitta consecutiva, è ben lontana dall’aver trovato la quadratura del cerchio.

L’ultima squadra a espugnare il ‘Giuseppe Meazza’ è stata il Siena, e ci sono molto punti in comune tra la partita di domenica e quella coi veneti. Stessa incapacità di prendere in mano le redini del gioco, poca attitudine da parte dei centrocampisti di inserirsi in area di rigore, lasciando isolato e fuori dagli schemi  un’attaccante del calibro di Diego Milito, uno che ha bisogno dell’aiuto dei suoi compagni per tornare a essere la macchina da goal che è stata in quest'ultimo anno solare. La vera differenza è che, contro i toscani, non è arrivato il gol del vantaggio, l’episodio che avrebbe messo in discesa la partita per i ragazzi di Stramaccioni. E non è un problema da poco, anzi, tutt’altro.

La mancanza di un vero regista basso si è fatta molto sentire in queste prime giornate, colmata parzialmente soltanto dal fatto che, a turno, uno tra tra Sneijder e Cassano è stato disposto a sacrificarsi pur di ricevere il pallone. Ma questo poteva essere accettabile nel 4-3-2-1, quando almeno uno tra l’olandese e ‘Fantantonio’ restavano in attacco a fare reparto insieme a Milito.

Adesso non è accettabile che l’unico trequartista in campo debba fare anche il regista basso, tutto perchè nessuno dei centrocampisti nerazzurri ha le caratteristiche giuste per impostare la manovra. La sensazione è che Paulinho sia esattamente il prototipo di centrocampista necessario all’Inter per elevare il tasso tecnico in mezzo al campo: un acquisto che, per forza di cose, l’entourage di Moratti deve aver già messo in preventivo.

Il centrocampo nerazzurro, oltre a non impostare la manovra in modo sublime (per usare un eufemismo), non riesce nemmeno a proteggere a dovere, soprattutto nelle partite casalinghe. Il problema? Una difesa troppo bassa e poco pressing sul portatore di palla, costringendo quindi Ranocchia e compagni a restare sotto pressione per lunghi tratti della partita.


La coperta di Stramaccioni è stata finora troppo corta
E domani sera arriva la Fiorentina, una squadra che per caratteristiche ha un centrocampo composto da piedi buoni, e lasciare troppo spazio a uno come Pizarro potrebbe rivelarsi una scelta dalle conseguenze imprevedibili. Samuel, inoltre, è sembrato essere ancora un lontano parente rispetto al ‘muro’ che noi tutti conosciamo, e per questo Stramaccioni dovrebbe prendere in seria considerazione l’ipotesi Chivu, uno che a tempo perso può anche essere in grado di gestire la palla e provare a imbastire un abbozzo di manovra.

Un segnale incoraggiante è invece arrivato dalle corsie esterne, con Nagatomo sugli scudi: il giapponese ha mostrato una duttilità tattica fuori dal normale, disimpegnandosi in maniera egregia sia a destra che a sinistra, risultando anche decisivo in alcune giocate.

In Europa League ha letteralmente tolto le castagne dal fuoco segnando, con un gran destro al volo, il gol del 2-2 contro il Rubin Kazan; mentre a Verona ha servito l’assist per il gol di Pereira, l’altro laterale che sta facendo un ottimo lavoro. Sinora si sono visti pochi cross dall’uruguaiano, ma la sensazione è che sia un’indicazione tattica proveniente dalla panchina, perché con il solo Milito all’interno dell’area di rigore è molto difficile fare densità e trovare la deviazione vincente.

La coperta di Stramaccioni è, però, troppo corta. Con il tridente, Milito e compagni avevano trovato una discreta intesa - soprattutto nella prima giornata a Pescara - ma ne risentiva troppo l’equilibrio della squadra.

Al contrario, la difesa a tre garantisce, ovviamente, qualche sicurezza in più dal punto di vista difensivo (ma serve lavorare sugli automatismi), mentre in attacco si aspetta sempre il colpo del campione o la fortunosa deviazione per sperare nell’episodio che sblocchi la partita. E se a sbloccarla sono gli avversari, la squadra del tecnico romano è apparsa troppo timida nell’orchestrare una manovra convinta per riportare la testa avanti. Siena docet.

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