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Alla vigilia di Juventus-Roma, ripercorriamo le tappe chiave del rapporto controverso tra la Signora e il tecnico boemo. Un battaglia dialettica che va avanti da 14 anni...

E' il grande nemico, l'uomo più odiato dai tifosi bianconeri, colui che gettò fango sulla Juventus di Lippi, che nel quadriennio tra il 1994 e il 1998 vinse 2 scudetti, una Champions League, un Mondiale per club, una Supercoppa europea e una italiana, una Coppa Italia. Tra Zdenek Zeman e il club più titolato d'Italia i rancori risalgono a oltre 14 anni fa, quando dal ritiro della Roma a Predazzo l'allenatore boemo lanciò accuse pesanti.

"Le esplosioni muscolari? E' uno sbalordimento che comincia con Vialli e arriva a Del Piero. E' sempre più difficile resistere alla tentazione della pillolina magica. Il mondo del calcio è dominato dalla finanza e dalle farmacie". Parole durissime, che scatenarono la reazione dei diretti interessati.

Vialli gli diede del terrorista, Del Piero lo querelò e Lippi chiese 5 anni di squalifica. Accuse che non finirono nel dimenticatoio e che aprì la stagione dei processi. Il dottor Agrigola, condannato in primo grado per frode sportiva, venne assolto in appello prima che la prescrizione cancellò tutto.

Le esplosioni muscolari di Vialli e Del Piero? E' sempre più difficile resistere alla tentazione della pillolina magica

- Zeman nel 1998

Nessuna condanna nemmeno per la Juventus, anche se il processo di Torino che vide sfilare tanti campioni di quegli anni fece un grande clamore e viene ricordato per i tanti “non so, non ricordo” dei protagonisti.

Tifoso juventino fino all'età di 30 anni, Zeman pagò sulla sua pelle la battaglia contro la Vecchia Signora e in particolare Luciano Moggi. "Corrado Ferlaino, l'ex presidente del Napoli, affermò che il mio ingaggio, con preordinata decisione di esonero, era stato in realtà architettato dallo stesso Luciano Moggi per distruggermi anche sul piano squisitamente tecnico" raccontò ai magistrati di Napoli nel 2006, l'anno del suo grande riscatto quando la Juventus venne travolta dallo scandalo Calciopoli.

Lui ripartì dal Lecce, in Serie B, e se la ritrovò come avversaria. “A mio giudizio le sentenze della giustizia sportiva non sono state adeguate a quello che è successo, a uno scandalo che era stato descritto come il più grave del calcio mondiale" dichiarò a inizio stagione.

Le sentenze della giustizia non sono state adeguate uno scandalo descritto come il più grave del calcio mondiale

- Zeman nel 2006

E poi alla vigilia della sfida con la grande rivale. “Non è colpa mia se la Juventus è in serie B: evidentemente è stata guidata male". L'anno scorso l'ultima stilettata a Moggi (“Io faccio ancora calcio. Lui no. Credo che questo vorrà dire pur qualcosa"), prima della rovente estate 2012, in cui insulti, ironie e dispetti sono tornati prepotentemente in auge.

Si comincia il 7 luglio, quando a Zeman viene chiesto il suo parere sul numero di scudetti della Juventus. “Per me sono soltanto quelli che sono stati assegnati. Poi se vado fuori e leggo qualche libro scritto, penso che già 28 sono troppi".

Un mese di tregua e il nuovo affondo, questa volta verso Antonio Conte. "Se è giusto che un allenatore squalificato alleni? Anche i giocatori squalificati si allenano. Ma se c'è una squalifica per un tempo lungo, dai tre mesi in poi, un allenatore non dovrebbe allenare".

30 scudetti? Per me sono quelli che sono stati assegnati. Poi se leggo qualche libro, penso che già 28 siano troppi...

- Zeman nel 2012

Siamo al 12 agosto e la risposta bianconera non si fa attendere con Marotta (“E' inopportuno, intervenga l'Assoallenatori”) e poi con una battuta di John Elkann dopo la Supercoppa: “Carrera con una partita ha vinto più di Zeman in una carriera”. Con il boemo scende in campo l'artiglieria pesante.

Le recenti scaramucce con Vialli e Ferrara, che non hanno mai dimenticato quel 25 luglio 1998 in cui tutto ebbe inizio, hanno fatto da antipasto alla sfida di domani allo Juventus Stadium. E che non sia una gara come le altre è confermato dal silenzio di Carrera, che lascerà posto al preparatore Filippi nella conferenza della vigilia.

Un modo per non inasprire ancora più i toni, affinché la lunga guerra rimanga confinata nel rettangolo di gioco. Zeman sogna di fermare a 44 la striscia di risultati utili di Buffon e compagni, i tifosi vogliono una vittoria contro il nemico più odiato, la classica ciliegina sulla torta di un 2012 che ha sancito la rinascita bianconera.

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