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San Siro, Boa&Wes, Ibra ed Eto'o, il gioco che non c'è e la rifondazione mancata: ecco tutti i fattori che rendono rossoneri e nerazzuri per la prima volta uniti...nella crisi.

Milano capitale della moda e del calcio. Negli anni la metropoli meneghina si è meritata questi appellativi. Ma se sul primo non c'è tutt'ora nulla da obiettare, con le passerelle ricche di star e la settimana della moda che attira vip da tutto il mondo, sul secondo comincia a nascere più di qualche semplice dubbio. Milan e Inter, due delle regine più potenti del nostro calcio, hanno perso il controllo sul regno del pallone, che gli si è rivoltato contro.

Una crisi che attanaglia due squadre storicamente rivali e le costringe ad unirsi in un unico straziante abbraccio. Il dominio cittadino, adesso come adesso, è passato addirittura in secondo piano. Perchè Milan ed Inter non sono state mai così vicine, quasi gemelle in una crisi con tanti (troppi) punti in comune.

SAN SIRO TEATRO DEGLI ORRORI

E' questa, ovviamente, la cosa che salta più all'occhio. Ossia come la Scala del calcio si sia trasformata in un arena con due uniche vittime sacrificali: Milan ed Inter. La differenza sta nel fatto che i gladiatori, quelli che devono far divertire il pubblico, si chiamano Sampdoria, Siena ed Atalanta. La maggior parte dei paganti è ovvio che non gradisca, ma non potendo fare pollice verso deve sperare che un giorno le vittime si trasformino in carnefici.  Un giorno che, paradossalmente, potrebbe arrivare molto presto. Già la sera del 7 ottobre, quella del derby di Milano. Il derby del giudizio. Sempre che non finisca 0-0...

BOA&WES, IL 10 DELLA DISCORDIA

Il 10 è un numero che pesa sempre, ma mai come quest'anno sulle casacche di Milan ed Inter. Da un lato c'è Boateng, dall'altro c'è Sneijder. Il problema, però, è lo stesso. Da loro ci si aspetta che facciano la differenza, spaccando la partita in due dispensando giocate, appunto, da numero 10. Wes lo portava già nell'anno del triplete, mentre Boa lo ha preso in eredità quest'anno da un certo Clarence Seedorf.

Snejider ha fatto il mago nell'Inter campione di tutto, ma quando è toccata a lui sobbarcarsi il peso della squadra, ecco che non ha retto. Il peso del 10 lo ha schiacciato. Lo stesso peso che Boateng si sente sui piedi come una palla da carcerato. Stramaccioni ed Allegri non sanno quasi dove schierarli, perchè le aspettative su di loro sono molte più di 10. Così quel numero tanto ambito ed amato, rischia di diventare quello della discordia.

DA IBRA A ETO'O: QUANDO MANCA IL TOP PLAYER...

Su Google sta ancora sotto le più famose parole Top Gear e Top Gun, ma continuando di questo passo la ricerca del Top Player diventerà ben più popolare del noto film con Tom Cruise. Perchè è vero, senza il celebre attore americano quella pellicola non avrebbe probabilmente ricevuto tanti consensi, ma è altrettanto vero che senza Ibrahimovic ed Eto'o, Milan ed Inter hanno perso qualcosa di più.

Hanno perso quel giocatore che alza l'asticella sopra la media, che rompe gli equilibri, che trasforma il film di una squadra in un capolavoro. Dall'oratoria alla Serie A non cambia praticamente nulla. C'è sempre stato e c'è quel giocatore che risolve le partite. Quello a cui dai la palla e ci pensa lui. Quello che manca maledettamente nella Milano calcistica. Qualcuno si illudeva di poterli rimpiazzare, ma evidentemente è rimasto deluso. Perchè il top puoi sostituirlo solo col top. Immaginate se al posto di Tom Cruise ci fosse stato Ceccherini? Ecco, avete inquadrato la questione.

A.A.A. CERCASI DISPERATAMENTE GIOCO

Stramaccioni ed Allegri hanno messo l'annuncio, ma nessuno ha risposto. Ma d'altronde a chi, se non a loro, si dovrebbe chiedere di creare un sistema di gioco? Il ruolo dell'allenatore è nato proprio per questo, ma analizzando la situazione appare quasi superfluo.

Cambio modulo, cambio uomini, cambio idee, cambio tutto. Niente da fare. Il risultato è sempre lo stesso: Milan ed Inter non hanno gioco. Proprio per questo non riescono ad imporlo. Il problema è che quando manca un campione, questo fattore diventa più che indispensabile. A difesa schierata, infatti, entrambe le squadre non hanno la minima idea di cosa fare.

Pazzini e Milito si perdono tra le marcature serrate (e inossidabili) di Manfredini e Paci, e non riescono a vedere nemmeno di che colore è il pallone. Dietro - dove la situazione non migliora, anzi -  si fa ad estrazione sperando che il Juan Jesus, Mexes, Zapata o Silvestre di turno becchino la serata sì. A centrocampo manca un leader, qualcuno che sia costante e non faccia mancare il dinamismo necessario per tenere la squadra accesa 90 minuti.

Tutti inequivocabili indizi che costituiscono la prova del non gioco. Così gli esperimenti fioccano, ma fioccano anche i goal di Ranegie, Vergassola e Valiani. E non c'è niente di peggio per i tifosi rossoneri e nerazzurri, abituati ad anteporre a quel sostantivo la parola bello e divertente. Tuttavia son finiti i tempi di Ancelotti e Mourinho. Adesso ci si deve dare una mossa.

MILANO REVOLUTION

Ricambio generazionale. Rivoluzione, rifondazione, cambiamento. Tutte parole che dovevano caratterizzare la nuova annata delle milanesi. Via i vari Inzaghi, Seedorf, Nesta, Gattuso, Zambrotta, Maicon, Lucio, Julio Cesar. Bene, benissimo...ma dentro chi? Passi per Handanovic e Palacio, due giocatori che comunque sono riusciti a confermarsi in Italia. Ma il resto?

Sostituire Thiago Silva con Acerbi è più un'operazione da carriera a Pro Evolution Soccer nel 2018, piuttosto che mercato reale. Senza dimenticare il sostituto di Nesta. Ah vero, non c'è. Restando dietro non se la passano di certo meglio i cugini nerazzurri. Silvestre è stato già bocciato da Strama mentre Lucio si prendeva i primi applausi allo Juventus Stadum. Juan Jesus, invece, promette bene, ma toccherebbe a Ranocchia prendere le redini della difesa.

In mezzo al campo De Jong gioca a due chilometri orari, mentre dall'altra parte il giovane della Primavera Zanetti è l'unico che corre. In avanti lo scambio Pazzini-Cassano interroga tutti su chi ci abbia guadagnato, ma l'impressione è quella di due ragazzini ribelli che cambiano classe perchè non vanno d'accordo coi professori.

In sostanza la situazione è questa: doveva cambiare tutto ed è cambiato, ma in peggio. Il nuovo corso è rimasto in sala d'attesa. C'è solo tanta confusione, sostenuta dalla magica frase 'periodo di transizione'. Il problema è solo uno: quanto durerà?

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