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Da quarta punta a giocatore decisivo: la metamorfosi di Quagliarella può rivelarsi il grande colpo di mercato che la Juve ha disperatamente inseguito ques'estate.

E sono quattro le vittorie consecutive in campionato della Juventus. Dodici punti che tengono i bianconeri saldamente in testa alla classifica. Ma quattro è anche il numero del destino dell'uomo del momento in casa di Madama: Fabio Quagliarella.

Era il 6 gennaio del 2011 quando 'Masianello' vide cedere il suo ginocchio proprio nel momento migliore della sua nuova avventura con la maglia bianconera. Quel giorno gioco solo 6 minuti, nei restanti 84 assistette inerme alla vittoria del Parma di Giovinco per quattro a uno all'Olimpico di Torino.

La stagione dopo ritorna, ma mette a segno soltanto quattro goal in 23 presenze di campionato. Quattro come il numero di ammonizioni che prese quell'anno. Vince comunque lo Scudetto con la Juventus, ma non lo fa, come avrebbe voluto, da protagonista. Quest'estate lo davano tutti per partente. Nessuno lo immaginava più con un futuro a Torino.

Contro il Chelsea, però, arriva la sua occasione. Entra ad un quarto d'ora dal termine e segna il quarto goal del match. Quello che completa la rimonta e consegna ai bianconeri un importantissimo punto a Stamford Bridge al ritorno in Champions. La fiducia di Conte cresce, e si tramuta in una conferma dal primo minuto nella quarta di campionato, contro il Chievo.

LA PARTITA | JUVENTUS-CHIEVO 2-0
QUAGLIARELLA
Spettacolare. Lancia la sfida ad un Sorrentino in formato super e la vince per ben due volte. E' il bomber che mancava. L'attaccante che la Juve ha cercato per tanto tempo
   
Quagliarella dimostra subito di essere il più in palla, il più motivato. La Juve gioca bene, anzi domina. Ma non riesce a segnare. Iniziano anche i pensieri di rito riguardo alla mancanza di uno che la butti dentro. Di un bomber. Di uno che faccia venti goal a stagione. Di uno di quei quattro: Van Persie, Dzeko, Berbatov o Llorente.

In mezzo ai soliti rimpianti spunta però la mezza girata di quello che ad inizio anno non era altro che la quarta punta. Sempre lui, Fabio Quagliarella. In cinque minuti l'attaccante di Castellamare buca per due volte un Sorrentino col mantello di Superman, deliziando uno Juventus Stadium che gli regala un'ovazione al momento del cambio con Bendtner. Già, il danese. Quello che era stato preso in caso uno tra Vucinic, Matri o Giovinco si prendesse un'influenza.

Nessuno però pensava al quarto attaccante. Ad un Quagliarella pronto a cancellare due anni di vacche magre a suon di goal. Con lo stile di gioco della Juve può davvero risultare devastante, sfruttando alla grande gli spazi che si presentano. Dal Chelsea al Chievo il risultato non è cambiato: Quaglia ha segnato.

Quindi invece di rodersi e voler spendere per forza quei 20-30 milioni di euro - quasi fosse un obbligo, una scelta cool - perchè non si guarda prima in casa? Perchè non si prova a valorizzare quello che già c'è, invece di cimentarsi in una caccia disperata al top player?

La risposta sta tuttà lì. In quel piattone sotto le gambe di Cech ed in quella pregevole doppietta che ha steso Sorrentino. Perchè per essere un grande attaccante, un top player, un bomber o un uomo decisivo non serve chiamarsi necessariamente Robin, Edin, Dimitar o Fernando. Puoi chiamarti anche Fabio. L'importante è metterla dentro.

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