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Dalla vicenda Pato-Tevez all'addio al vetriolo di campioni e senatori, dalle frizioni tra Berlusconi e Allegri alla mancanza di risultati: viaggio nella polveriera rossonera...

C’era una volta una filosofia calcistica apprezzata in tutto il mondo, una linea comportamentale impeccabile, una politica interna che spingeva ad avere grandi giocatori che erano prima di tutto campioni fuori dal campo, una comunicazione attenta, precisa, nei modi e nei tempi: quello che era conosciuto come lo  stile-Milan, oggi, sembra solo un ricordo.

La società rossonera, sotto la gestione Berlusconi, è stata per anni un modello per tutti, una fonte d’ispirazione. Ma tra Via Turati e Milanello ora sembra invece regnare il caos più assoluto: fratture interne, opinioni discordanti, scontri verbali vis-à-vis o a mezzo stampa, acuiti da una preoccupante crisi di risultati, frutto più o meno inevitabile di quella che è probabilmente una delle peggiori rose dell’era berlusconiana.

Ripercorriamo le tappe che in questo 2012 hanno minato la serenità di casa Milan, trasformando il club rossonero da una macchina perfetta ad un’autentica polveriera…

GENNAIO - LO STOP ALL'AFFARE PATO-TEVEZ

E’ probabilmente il primo vero contrasto tra la proprietà e la dirigenza, tra Berlusconi e Galliani, in oltre 26 anni di lavoro congiunto: l’amministratore delegato rossonero, dopo un lungo corteggiamento e un’esposizione mediatica senza precedenti è pronto a portare Tevez al Milan spedendo Pato a Parigi.

Biglietti aerei pronti, valigie in mano ma proprio quando manca solo l’annuncio ufficiale Berlusconi fa saltare l’affare, puntando sul rilancio del Papero piuttosto che sull’arrivo dell’Apache.

Che sia stata una scelta dettata da motivi tecnici, patrimoniali o sentimentali non è dato saperlo: quel che resta è l’imbarazzo di un Galliani che si trova a dover mettere la faccia in una delle più grandi sconfitte della sua carriera da manager.

FEBBRAIO - LE ACCUSE AL GRANDE EX PIRLO

Il match dei veleni Milan-Juventus, passato agli annali per l’ormai tristemente celebre goal fantasma di Muntari, lascia in eredità anche la rottura definitiva tra il club di via Turati e uno degli uomini che ha scritto pagine indelebili della storia rossonera, Andrea Pirlo.

Il grande ex viene accusato dal Milan, attraverso un comunicato al vetriolo, di esser rimasto impunito dopo aver colpito con due gomitate Van Bommel. Con tanti saluti alle oltre 450 partite disputate dal bresciano con il Diavolo.

MARZO - CATENACCIO MILAN, SILVIO FURIOSO

E’ il 28 marzo, gli occhi del mondo sono tutti rivolti alla Scala del Calcio, per l’andata dei quarti di finale tra Milan e Barcellona. Una sfida attesa, sentitissima un gran galà che Berlusconi sogna di vivere da protagonista. Ma il verdetto di San Siro è ben diverso: i catalani dominano il match, costringendo i rossoneri ad una gara unicamente difensiva.

Allegri non rischia nulla, difende il pareggio, ma l’atteggiamento troppo ‘provinciale’ del Milan risulta indigesto al Cavaliere, che dalla tribuna sbuffa, sbraita, scuote il capo a favor di camera, per poi lasciare lo stadio scuro in volto. Gli scricchiolii della panchina di Allegri riecheggiano più forti che mai…

APRILE - L'EPURAZIONE DI ALLEGRI E QUEL -67...

Dopo un lungo duello, fatto di sorpassi e controsorpassi, il Milan si trova alle spalle della Juventus in classifica, a poche giornate dalla fine del campionato. Dopo i punti persi dal Diavolo contro Fiorentina e Bologna l’inerzia è tutta dalla parte dei bianconeri ma l’aritmetica tiene ancora vive le speranze di rimonta.

Allegri, prima del match contro il Genoa, scuote la squadra: “Andrà in campo solo chi, secondo me, crede ancora nello scudetto”. Tra i convocati non figurano Seedorf e Robinho: il brasiliano nelle settimane successive torna in lista, mentre per rivedere l’olandese bisognerà invece attendere l’ultima giornata di campionato, la passerella contro il Novara. La rottura con il campione di Paramaribo, personaggio di grande carisma e peso nello spogliatoio, è sotto gli occhi di tutti.

A fine mese inoltre l’assemblea degli azionisti del club chiude il bilancio 2011 con una preoccupante perdita di 67 milioni di euro…

MAGGIO - TAGLIO COL PASSATO, ADDIO AI SENATORI

Pezzi di storia rossonera come Inzaghi, Gattuso, Seedorf, Nesta e protagonisti di vittorie più recenti come Zambrotta e Van Bommel: il Milan saluta alcuni dei giocatori più rappresentativi dell’ultimo decennio e volta pagina, indirizzandosi verso un ringiovanimento drastico.

Addii diversi per tanti motivi: se gente come Inzaghi e Gattuso, fermati anche e soprattutto da problemi fisici, aveva disputato ben poche gare in stagione, c’è anche chi come Seedorf, Nesta o Van Bommel ha rappresentato l’ossatura dell’undici schierato nelle gare di cartello della stagione.

Per il Milan è in ogni caso una svolta epocale, un netto, deciso taglio col passato.

GIUGNO - "THIAGO SILVA NON SI VENDE..."

A giugno si capisce che per i tifosi del Milan si prospetta un’estate lunga, difficile e ricca di colpi di scena. Quelli che sembravano i soliti rumors si trasformano in realtà: il Paris Saint Germain è pronto a scaricare una vagonata di milioni nelle casse del club di via Turati pur di portare Thiago Silva sotto la Tour Eiffel.

Il brasiliano è a un passo dalla firma, il popolo rossonero è in subbuglio ma in extremis arriva ancora una volta il Cavaliere a vestire i panni del salvatore della patria: Berlusconi blocca la cessione del difensore, ritenuto indispensabile e insostituibile, assicurando in diretta televisiva, che sarà un pilastro del Milan del futuro.

LUGLIO - VIA IBRA&THIAGO, RINGHIO ATTACCA MAX

Il mese inizia con la notizia che fa placare gli animi del popolo milanista: Thiago Silva rinnova fino al 2017. Lo scenario cambia però drasticamente nelle settimane successive: il Psg rilancia, aggiungendo anche Ibrahimovic al pacchetto pur di ottenere il fenomenale centrale verdeoro.

In via Turati suonano i campanelli del jackpot: 65 milioni di euro per il duo svedese-brasiliano, senza dimenticare i milioni risparmiati dai due pesantissimi ingaggi. Dall’idea di un restyling Milan si passa al ridimensionamento: l’esigenza di far quadrare i conti supera l’ambizione sportiva.

Come non bastasse arrivano anche l’attacco frontale di Gattuso nei confronti Allegri: “In società volevano che gente come me e Nesta rimanesse: però se chi comanda lo spogliatoio la pensa diversamente c'è poco da fare. Se io e Nesta abbiamo fatto questa scelta è perché non ci sentivamo voluti da Allegri”.

AGOSTO - L'INGRATO ANTONIO E LE FRIZIONI GALLIANI-MAX

L’estate rossonera, già caldissima, diventa rovente ad agosto: la pazienza dei tifosi diminuisce con l’avvicinarsi del gong del mercato, dalla campagna acquisti non arrivano notizie confortanti e il dato sugli abbonamenti resta allarmante.

A Ferragosto però il colpo di scena inatteso: nel giro di pochi giorni il Milan chiude con i cugini dell’Inter uno scambio che sembrava solo fantacalcio, con Cassano in nerazzurro e Pazzini in rossonero. E’ il barese a spingere per l’addio, riservando parole velenosissime per Galliani al momento dei saluti: di fatto un caso più unico che raro, visto che l’ad rossonero ha sempre lasciato un ottimo ricordo di se nei giocatori che hanno lasciato Milanello.

Il nervosismo in casa Milan viene tradito anche dalle opinioni discordanti dello stesso Galliani e di Allegri nel fissare gli obiettivi stagionali: il tecnico parla di “traguardo Champions”, il vicepresidente, in particolar modo con gli arrivi last-minute di Bojan e De Jong, rilancia affermando che la squadra può lottare per il vertice.

SETTEMBRE - LA 'VERGOGNA' E LA LITE ALLEGRI-INZAGHI

La partenza shock del Milan in campionato fa tremare la panchina di Allegri: 3 punti in tre partite, frutto della vittoria esterna di Bologna e dei due ko rimediati a San Siro, senza realizzare reti. La Champions offre al tecnico e alla squadra un’occasione per rilanciarsi ma il Milan toppa clamorosamente la prima contro l’Anderlecht: finisce 0-0, con una delle peggiori prestazioni del Diavolo sotto la gestione del tecnico livornese. ‘La Stampa’ riporta un virgolettato amarissimo di Berlusconi: “Che vergogna, venderei il Milan”.

All’indomani della gara contro i biancomalva l’ultimo clamoroso episodio che testimonia il momento difficile dei rossoneri: la lite tra il traballante Allegri e il rampante Inzaghi (indicato come uno dei possibili successori di Max) al centro sportivo Vismara. Una vicenda incredibile, inaccettabile, incomprensibile per una società come il Milan.

La smentita dei due davanti alle telecamere è poco convincente, quel “non è successo niente” fa a pugni con l’ammissione sullo scambio di opinioni “durato solo un minuto”, senza contare la stretta di mano forzata, come quando all’asilo la maestra costringe i bimbi ribelli a far la pace anche se in realtà i due non vedono l'ora di tornare a menarsi di santa ragione.

Dall’alto non arrivano prese di posizioni: il silenzio di Berlusconi e l’imbarazzo di Galliani fanno però più rumore di qualsiasi dichiarazione. Il Milan da isola felice si è trasformato in bomba ad orologeria: a Udine rischia di arrivare il botto fragoroso.

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