La società non ha messo a disposizione del tecnico, che ha comunque commesso i suoi errori, una squadra che possa essere definitva competitiva.
Il Milan stenta: l'undici rossonero 'ammirato' contro la Sampdoria, l'Atalanta e l'Anderlecht è una squadra con poca qualità e personalità ma soprattutto poche idee dal punto di vista tattico. La maggiore responsabilità, come spesso accade, è stata attribuita al tecnico Massimiliano Allegri. La critica lo sta dipingendo come un uomo in difficoltà, incapace di trovare una soluzione ai problemi di casa Milan; qualcuno addirittura ipotizza che se non dovesse vincere domenica prossima in casa dell'Udinese la sua panchina potrebbe pure saltare.
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Chiunque segue il calcio avrà sicuramente pensato in questi giorni: "Prima le cose erano facili per il tecnico rossonero, palla ad Ibrahimovic e vediamo che succede. Adesso invece, quando si tratta di dover dare un'identità alla squadra, non ha le capacità".
E' altrettanto vero che l'addio a Pirlo di due anni fa, seppur corroborato dalla vittoria dello scudetto, rappresenta uno degli errori di mercato più grossolani dell'ultimo ventennio (da 24 mesi si sta ricercando con insistenza un suo possibile alter-ego). Ma Allegri non è stato certo il primo a commettere un errore di tal levatura: ricordiamoci Ancelotti che scartò troppo presto nientemeno che Thierry Henry, Capello che non diede fiducia a Patrick Vieira, ancora Ancelotti che decise di rinunciare al Parma alla fantasia di Gianfranco Zola.
Il voler costruire una squadra composta prevalentemente da un centrocampo muscolare (come quello attuale dove, Montolivo a parte, nessuno sembra capace di poter assumere con costanza e qualità il ruolo di regista) è un'operazione fattibile quando hai davanti giocatori del calibro di Ronaldinho, Kakà, Ibrahimovic, ecc. ecc. Ma quando il tuo reparto avanzato è composto da Pazzini, Bojan, El Shaarawy, l'incostante Robinho ed il sempre infortunato Pato, attuare una politica del genere appare quanto mai sbagliato.
Ma qui, come si dice, casca l'asino. Alla società è stato sempre chiaro, seppur poco condivisibile, viste le idee di calcio champagne del patron Berlusconi, quale fosse il progetto tattico dell'allenatore. Ed allora perchè nella campagna acquisti appena trascorsa non si è fatto nulla per accontentare le sue richieste?
Ammettendo l'errore di aver voluto rinunciare alla qualità, Allegri ha richiesto un regista (che avrebbe potuto essere il cileno Pizarro o il turco Sahin o anche l'ex-pescarese Verratti). Ed invece è arrivato il 'falegname' De Jong. Stesso discorso per quanto riguarda il reparto avanzato: neanche l'ombra di un po' di fantasia ed imprevedibilità con Pazzini; poca sostanza anche l'arrivo di Bojan, che solo nel Barcellona ha mostrato di avere qualche colpo in canna.
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Qualcuno potrebbe dire che un grande allenatore emerge anche in questi momenti di estrema difficoltà, ma a tutto c'è un limite. Allegri avrà pure dei limiti tattici, avrà pure sbagliato dei cambi e alcune scelte di formazione in questo inizio di stagione (El Shaarawy, unica possibile fonte di imprevedibilità, andrebbe utilizzato con maggiore costanza), non sembra avere in mano la situazione come dovrebbe, ma non può certo costruire un tavolo solido senza il legno adeguato...
Ed allora che senso avrebbe allontanare un tecnico che non è stato affatto messo, sotto nessun punto di vista, nelle condizioni di lavorare. Chi occupa posti di comando dovrebbe pretendere dai propri dipendenti il massimo solamente nel momento in cui viene messo nelle migliori condizioni per lavorare. Questo al Milan non sta affatto succedendo. Ergo Allegri resti al suo posto...


