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Lo 0-0 con l'Anderlecht conferma che il grande problema rossonero risiede in fase offensiva. Pazzini la vede poco, Boateng si innervosisce. Perché Bojan ed El Shaarawy in panca?

Il dato di fatto è inconfutabile, e preoccupante: zero goal segnati in tre partite giocate in casa. E no, non si pensi a un misterioso trauma da match a San Siro: il problema risiede nel Milan, nel suo attacco decimato da addii e infortuni, nella sua incapacità di far male. Come nello 0-0 contro l'Anderlecht, scialbo e pericoloso, perché non porta i 3 punti dall'avversario teoricamente più abbordabile del girone.

Per carità, non che lo scorso anno il Milan brillasse per inventiva e bel gioco. Ma in attacco aveva Zlatan Ibrahimovic. Eccola, la grande differenza: se fino a un paio di mesi fa bastava dare la palla allo svedese per trovare la formula della felicità, ora lo schema funziona al Paris Saint Germain, e a Milano sponda rossonera non sanno più come ripartire.

Ora si è ridotti a questo punto. A una povertà offensiva imbarazzante e avvilente, per chi ha a cuore le sorti del Diavolo. Giampaolo Pazzini ha segnato una tripletta a Bologna, ed è proprio lì che il Milan ha brindato per l'unica volta, in questo travagliato avvio di stagione. Una coincidenza forse irripetibile, a giudicare da quel che si è visto (o non visto) prima e dopo.


Pazzini troppo solo, trequartisti inadeguati: così è difficile fare goal
Servito poco e male, il Pazzo ha potuto fare ben poco per scardinare la rocciosa difesa belga. L'ex interista non ha il potere solitario di Ibra. Ha, quello sì, quella fame di goal necessaria per un attaccante. Ma dev'essere... imboccato. Quello che, questa sera, un centrocampo povero di qualità, assieme a De Sciglio e uno stranito Antonini sulle fasce, ha fatto soltanto in rarissimi momenti di partita.

Perché si parla di centrocampo, e non di un partner d'attacco? Perché Pazzini un attaccante con cui condividere gioie e dolori, contro l'Anderlecht, manco ce l'ha avuto. Non lo è Emanuelson, avanzato in fase offensiva e vicino alla rete nel primo tempo. Non lo è il nervoso Boateng, in agitazione in panchina. E non lo è il volenteroso Nocerino, pure eccellente negli inserimenti come dimostrano i goal dello scorso anno.

Non c'è da stupirsi, dunque, se l'occasione più chiara del Milan sia giunta dai piedi di un centrocampista, il ripescato Flamini. Per di più, in una mischia in area avversaria, ovvero da un momento quasi casuale, e non studiato, di gioco. Quel gioco che, al momento, il Milan peggiore degli ultimi anni - se non dell'intero ciclo berlusconiano - non ha.


Perchè rinunciare a Bojan ed El Shaarawy?
Allegri punta sui rientri di Robinho e Pato, ma la rinuncia a El Shaarawy (per gran parte del match) e Bojan (per 90 minuti) sorprende, vista la chiara carenza offensiva. E forse non è pienamente comprensibile neppure la decisione di far entrare il giovanotto d'origine egiziana al posto di Boateng, spento finché si vuole ma credibile opzione d'attacco. I fischi del pubblico, rivolti - pare - al tecnico livornese al momento della sostituzione, lo confermano.

La nota positiva contro l'Anderlecht? La difesa, a proprio agio con Mexes e Bonera dopo un avvio traballante. Ma ci si ferma qui. Perché nel calcio bisogna fare goal, e non si vede chi, tolto Pazzini, possa compiere tal dovere. Ma se il Pazzo non ha rifornimenti può combinare poco, e allora siamo punto e a capo col problema. E intanto, a Parigi, c'è un Ibra che spopola.

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