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Boemo travolto dalle critiche alla prima sconfitta in campionato della sua Roma, un gioco al massacro troppo facile. E' il prezzo del suo schierarsi sempre...

Dopo il pareggio in casa col Catania era "sempre il solito". Dopo la vittoria della Roma a Milano era tornato il profeta. Oggi, siamo qui a commentare l'ennesimo harakiri. Ci sorprendiamo di chi si sorprende: Zeman è questo e - da commentatori - ci piace soprattutto per questo. Certo, possiamo permettercelo, perché non siamo tifosi. Di sicuro - professionalmente - non ci fa mancare gli argomenti.
 
Il plotone d'esecuzione era già schierato e Gilardino ha solo caricato i fucili. Inevitabile. D'altronde, che ci fossero tanti sciacalli pronti a cibarsi dei suoi insuccessi, il mister l'aveva messo in conto. D'altronde, togliesse loro anche quell'alibi, crollerebbe tutto il castello, verrebbe meno la loro principale arma di difesa. D'altronde, cosa ne sarebbe dei suoi detrattori se dovesse anche cominciare a vincere?

LE PAROLE DI ZEMAN DOPO IL BOLOGNA
 
Non aspettavano altro, perché se Zeman fa solo le battaglie che gli convengono, c'è pure anche chi è capace solo di battaglie anti-Zeman. In un mondo in cui asservirsi è molto più semplice, comodo e redditizio, piuttosto che lottare contro un potere melmoso, tutto sommato Zdenek ci fa quanto meno simpatia. Forse seleziona anche i suoi nemici, ma di certo combatterle gli è costato molto.
 
Ma se vogliamo rimanere in ambito sportivo, nessuno ci ha mai fatto divertire di più. Lui non allena, insegna calcio, ci ha sempre detto chi, da lui, è stato forgiato. Un maestro, un profeta, quasi un visionario. Uno che crede ancora che a calcio possa vincere chi segna un goal più dell'avversario. Incredibile eh? Ah già, dovrebbe essere lo scopo del gioco, vero? Ma non scherziamo, molto meglio un sano catenaccio d'altri tempi, un contropiede ben orchestrato o magari una stupenda vittoria di culo.
 
Mai visti schemi offensivi più belli di quelli di Zeman, partite più entusiasmanti di quelle delle sue squadre, giovani più interessanti di quelli da lui scelti, coccolati, cresciuti. E, ne siamo convinti, sarà così anche questa volta, ammesso che nessuno si rimangi un matrimonio che non può essere d'interesse, ma deve essere fondato su un amore cerebrale. Per questo al profeta, gli regaliamo un passo del sommo poeta: "Non ragioniam di lor, ma guarda e passa".
 
La frase che Dante fece dire a Virgilio nel girone degli ignavi. Coloro che, per viltà o per interesse, nella loro vita, non ebbero mai il coraggio di schierarsi. Non una citazione qualsiasi.

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