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I biancocelesti convincono sempre di più e mettono in mostra un Hernanes sontuoso, ben assistito da un collettivo rinvigorito dalla cura Petkovic.

Alzi la mano chi, prima dell'inizio del campionato, non abbia azzardato una profezia sull'andamento futuro del campionato della Lazio. Alzi la mano chi, sempre nello stesso lasso di tempo, non abbia dato del bollito ad un certo riccioluto centrocampista brasiliano con la maglia numero otto sulle spalle. Alzi la mano chi, adesso, non abbia da farsi un esame di coscienza sulle presunte profezie e sui giudizi negativi piovuti su Hernanes e sul suo mentore Vladimir Petkovic.

La squadra è vecchia, il brasiliano puo' fare solo il trequartista, Petkovic faceva beneficienza, nessuno puo' fare meglio di Reja”. Premesso che è presto per cantare vittoria e premesso che di profeta ce n'è solo uno, ma nel pentolone delle panzane precampionato abbiamo visto e sentito di tutto...

Ok, la Lazio a Verona ci aveva vinto anche lo scorso anno con il tecnico di Gorizia in panchina, ma tra i tre punti sudati di qualche mese fa e i punti strameritati di ventiquattro ore fa ci passa un abisso che visto dall'alto ti fa permette di vedere il mare ancora piu' blu. Un mare di gioco azzarderemmo, una sinfonia talmente ben orchestrata dal profeta Hernanes che quasi si stenta a crederci.

LA PARTITA | CHIEVO-LAZIO 1-3

TIRI
IN PORTA
POSSESSO
ANGOLI

CARTELLINI

FUORIGIOCO

CHIEVO
11
2
46%
10
3
2

LAZIO
12
5
54%
1
2
1

Mimmo Di Carlo e il suo direttore sportivo conoscevano benissimo lo spauracchio biancoceleste, vittorioso (incluso ieri) per sei anni di fila al Bentegodi e allora “attacchiamoli per mettergli paura”. Thereau dietro Pellissier e il presunto purgatore David Di Michele, 4-3-1-2 e avanti popolo. Il vecchio volpone Petkovic non cambia una virgola, 4-5-1 malefico e trequartisti in ordine sparso per un casino organizzato che funziona a meraviglia.

Succede cosi' che Hernanes agisca prima incursore, poi da interno di centrocampo e infine da trequartista. Insomma, dove c'è la palla vattela a prendere caro profeta. Il buon Hernanes, che con la sfera ci sa fare dappertutto, non se lo fa dire due volte e prima azzanna il Chievo con un sinistro maledetto dopo una serpentina efficacissima, poi lo ferisce con una discesa di trenta metri che aumenta il bottino personale di Miroslav Klose, infine lo abbatte con una sgroppata implacabile conclusa con l'ennesimo sinistro micidiale della sua carriera. Game, set and match, arrivederci alla prossima.

Nel vuoto del Bentegodi e nel pieno degli schermi in pay per view, tutti si pongono la stessa domanda: ma quanto durerà la favola? A parte qualche svarione di Dias (sempre alle prese con i fastidi al ginocchio), la squadra non mostra alcun segno di cedimento, gioca splendidamente e ha in cantina i vari Brocchi, Ederson, Radu, Zarate, Ciani e Diakité, prova tangibile che si puo' addirittura migliorare. Biava pare un diciottenne, Cavanda una furia: finché ce n'è, viva il re.

Di buoni motivi per sognare cominciano ad essercene abbastanza, gli avversari sconfitti celebrano la compagine del tecnico di Sarajevo. Il campionato è lungo, cosi' come l'Europa League che arriva a breve e con un match dal sapore superiore, quasi di Champions League. Tottenham contro Lazio, Villas Boas versus Petkovic, chi vincerà?

Chiedetelo al profeta Hernanes, lui puo' prevedere il futuro con la sfera di cristallo, lui puo' scriverlo con la sfera di cuoio...

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