Giallorossi ko dopo una prova dai due volti: primo tempo di corsa, trame ricercate e occasioni da goal, ripresa di totale blackout. In pieno stile giallorosso.
Lo stupore e l’incredulità pervadono il tifoso che scende le scalette dell’Olimpico. Venti minuti, prima ce n’erano stati quasi settanta di passione e di tifo che stavano portando senza alcun patema ai primi tre punti casalinghi dopo cinque mesi per la Roma.Eppure le cose non vanno mai, quasi mai, come vorresti o come ti immagini che debbano avvenire. Specialmente e soprattutto se sei tifoso della Roma. Non è questione di allenatori, non è un discorso relativo alla presidenza o alla società, non è il campo o i tacchetti degli scarpini. È Roma.
Qualsiasi cosa voglia dire. È la pressione di sentirsi importanti, l’imbarazzo di provare ad essere forti, competitivi, cinici, maledettamente vincenti. Non che non si vinca mai o che non ci sia qualche coppa in bacheca: i tifosi rivali scherzano e giocano su questo, ma in realtà la Roma ha raccolto le sue soddisfazioni (pochine) oltre alle delusioni (tante).
| LA PARTITA | ROMA-BOLOGNA 2-3 |
|||
TIRI IN PORTA POSSESSO ANGOLI CARTELLINI FUORIGIOCO |
ROMA 14 7 53% 3 5 4 |
BOLOGNA 15 6 47% 8 3 7 |
|
Vogliono segnare, vogliono raggiungere fama e gloria con i goal, con il gioco di squadra, guidati da qualche esperto qua e là che dà sicurezza e comanda le operazioni.
Il più “ragazzino” di tutti pare quello con il numero 10, che dribbla e tira con il “saltello”, cioè quando carichi la gamba a sufficienza per costringere il portiere a tuffarsi con la massima distensione.
Ma la partita non dura mai 45 minuti e basta, tutta quella corsa, quella voglia, quella grinta si sono affievolite se non spente già ad inizio secondo tempo.
La squadra si è allungata, per suo volere e non per quello di Zeman -sia chiaro- lasciando trenta metri tra centrocampo e attacco, affidandosi al contropiede (!) e abbassando di altri quindici metri il baricentro della linea difensiva che inevitabilmente si è fatta attaccare dai volenterosi Diamanti, Taider, Pazienza, e via dicendo.
Con la “chicca” di giornata che stavolta il killer delle speranze giallorosse si è manifestato in Gilardino, punta che seguendo le orme del coetaneo Borriello si era perso in provincia tra prestazioni ormai scadenti e tabellini sempre più vuoti.
Ma con la Roma no, segnano i Caverzan e i Cerbone, i Vitiello e i Frick quindi figuriamoci se un trequartista della nazionale ed un ex Campione del Mondo non possano fare faville contro una difesa che, fino a quel momento, non aveva lasciato pressocché nulla all’avversario comunque mai arrendevole.
Perché qui, da noi, funziona così. Un giorno credi di esser giusto e di essere un grande uomo, in un altro ti svegli e devi cominciare da zero.

