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I nerazzurri tornano alla vittoria lontano da Milano, confermandosi squadra più a suo agio in trasferta che sul proprio terreno. Le note liete arrivano dalla fase difensiva.

La reazione aspettata, tre punti portati a casa ed un'altra gara a rete inviolata in trasferta, la quarta di fila in questo avvio di stagione. L'Inter espugna l'Olimpico di Torino riscattando il ko interno con la Roma e confermando il trend positivo che la vede una vera e propria schiacciasassi lontana da San Siro.

La prestazione della squadra non è stata stratosferica, il Torino ha anche messo in difficoltà i nerazzurri per larghi tratti nella ripresa, ma i segnali provenienti dal match contro i granata sono più che positivi e Stramaccioni può guardare con ottimismo alla gara di giovedì contro il Rubin Kazan in Europa League e ai prossimi impegni futuri.

In primis l'inedita coppia difensiva Ranocchia-Juan Jesus ha mostrato una sicurezza ed un'accuratezza negli interventi impensabile anche per i più ottimisti, con le prestazioni dei giovani centrali nerazzurri nettamente le migliori tra gli uomini di Stramaccioni. E dopo le tre scoppole prese dalla Roma quattordici giorni fa, il primo campanello d'allarme risuonato in casa nerazzurra era stato proprio il reparto difensivo, che, seppur con pedine diverse, ha risposto prontamente.

Oltre al reparto in sé, l'Inter ha ben interpretato la fase difensiva nel corso della gara, rischiando solamente in un paio di circostanze, nonostante il forcing nel secondo tempo del Torino, che ha chiuso la squadra nella propria metà campo. Handanovic è stato infatti impegnato severamente solo due volte, in una delle quali è stato graziato dalla dea bendata essendo stato centrato in pieno dal diagonale al volo a botta sicura di Bianchi, tutto merito del lavoro attivo della squadra nella fase di transizione, che ha avuto ancora una volta in Guarìn il miglior interprete.

LA PARTITA | TORINO-INTER 0-2

TIRI
IN PORTA
POSSESSO
ANGOLI

CARTELLINI

FUORIGIOCO

TORINO
9
3
38%
6
4
6

INTER
9
4
62%
1
4
3

Il colombiano ha nuovamente giocato un ruolo fondamentale a centrocampo, interrompendo una valanga di azioni offensive avversarie e tenendo a galla la squadra nel momento di massima pressione. Anche gli esterni di centrocampo nel 4-4-2 di Stramaccioni, posizioni ricoperte da Nagatomo, Zanetti e Pereira nei 90', hanno dato una mano non indifferente nel bloccare le corsie laterali del Torino, abituati tutti a ricoprire posizioni più difensive, seppure non abbiano dovuto svolgere dei compiti troppo impegnativi.

Questa compattezza abbinata al cinismo dell'attacco è risultata vincente, come spesso si vede nel calcio. Se nel primo tempo l'Inter non ha rischiato nulla, va detto che anche Gillet non è stato chiamato in causa troppo spesso, tranne in una circostanza, risultata letale, nella quale Milito ha sfruttato alla perfezione un pallone perso sulla tre-quarti del Torino mettendo alle spalle di Gillet con un siluro chirurgico. Quanto basta per portare l'Inter avanti all'intervallo.

La storia si è poi ripetuta nella ripresa, anche se in circostanze differenti: questa volta il reparto arretrato è stato continuamente messo alla prova dalle offensive del Toro, e le trame di gioco venivano sempre meno. Ma anche qui, poco o male: una fiammata in contropiede nel finale e Alvarez, entrato all'intervallo per l'infortunato Jonathan, serve un pallone d'oro a Cassano, anch'egli subentrato nella ripresa, che sigilla il successo nerazzurro.

Peccato per la nota stonata che risuona al nome di Sneijder, talmente infuriato per la sostituzione all'ora di gioco dopo una prestazione tutt'altro che eccezionale da abbandonare il campo senza nemmeno passare dagli spogliatoi. Ma Strama ha fatto la scelta giusta anche in questo caso, preferendo un assetto più organizzato per la squadra (4-3-2-1 con Cassano e Alvarez dietro Milito) all'estro dell'olandese, non apparso in serata di grazia.

Ora è arrivato il momento di trasferire questa efficacia anche per le partite in casa, per quanto paradossale possa sembrare. L'Inter giovedì ospiterà il Rubin Kazan, avversario che negli ultimi anni in Champions League si è dimostrato molto ostico, è dovrà per forza di cose invertire la rotta, sia dei risultati che della testa. Perché se è vero che in Europa la squadra non è andata oltre un ko e un pareggio contro Hajduk Spalato e Vaslui, va anche detto che il problema è stato principalmente nella testa dei giocatori.

Ora l'esame non è solo sul campo, dato che ci si aspettano ulteriori passi in avanti nel gioco della squadra, ma è anche una prova di maturità per i giocatori, per sfatare un tabù che fino a tre anni fa, nell'epoca del record casalingo con Mourinho, appariva improbabile da affrontare.

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