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La gara contro il Genoa ha sottolineato l’importanza del montenegrino nell’economia del gioco bianconero, così come quella di Asamoah: il loro ingresso ha cambiato la partita

Carrera, prima della partita contro il Genoa, era state categorico: “Nella Juventus non esistono titolari e riserve, ognuno è importante”. Tentativo apprezzabile di far sentire tutti sullo stesso piano. Del resto, mantenere inalterati gli equilibri della squadra è sempre cosa buona e giusta.

Ed effettivamente, nel match disputato ieri al Marassi erano stati mandati in campo dal primo  minuto De Ceglie, Caceres, Giaccherini e Matri, che sin qui avevan trovato poco spazio, mentre a guardare erano rimasti Asamoah, Lichtsteiner, Vidal e Vucinic. Calciatori, questi ultimi, indispensabili nell’economia dei successi fin qui ottenuti, da inizio stagione, dai bianconeri.

Tuttavia, la partita ha subito una svolta nello stesso momento in cui Asamoah e Vucinic hanno preso il posto di De Ceglie e Matri. Fino a quel momento i Campioni d’Italia avevano faticato, pur dandosi parecchio da fare, ed i risultati non erano stati dei migliori. Non appena il tecnico ha deciso per di adoperare le due sostituzioni, il risultato è volto a favore della Juventus. E’ questa una situazione che deve indurre a qualche conclusione particolare? La risposta è sì, purchè non ci si lasci andare alla superficialità. Insomma, vietato sputare sentenze senza rifletterci un attimo su.

Perché, forse in maniera abbastanza banale, verrebbe da dire che la Juventus, in assenza dell’undici tipo, è incapace di vincere qualunque incontro. Cosa non rispondente al vero se consideriamo quanto importante, ad esempio, sia stato il contributo di Giaccherini, che ha dato il via alla rimonta della propria squadra, confermandosi gregario capace sia con la spada che con il fioretto.

LA PARTITA | GENOA-JUVENTUS 1-3
VUCINIC
Entra lui e per la Juve si accende la luce. Mai come quest'anno il montenegrino sembra essere decisivo.  
   
ASAMOAH
Sembra un esterno navigato, punta l'uomo, si procura il rigore, crea superiorità sulla fascia e attacca il secondo palo a chiusura dell'azione che porta al 3 a 1.
Sarebbe più opportuno mettere in evidenza quanto due calciatori come Asamoah e Vucinic stiano diventando indispensabili per le fortune del club torinese. La vittoria di ieri non è certo un caso: la corsa del ghanese e la classe del montenegrino hanno costituito quel quid in più che ha consentito alla Juventus di mantenersi in testa alla classifica. Due assist ed un goal per l’attaccante, rigore procurato ed una rete per il centrocampista: fatti, più eloquenti di qualunque altra parola.

Vucinic, in questo inizio di stagione, sta dimostrando una maturità insospettabile fino a qualche tempo fa. Da subentrato ha saputo far la differenza, caricandosi la squadra sulle spalle e portandola alla vittoria. In tutti i goal della Juventus contro il Genoa c’è la firma di Mirko. In occasione del pareggio, vero è che Giaccherini fa partire una conclusione bellissima, ma guardate bene il lavoro fatto dal compagno di squadra nell’assisterlo: lancio lungo da metà campo, Vucinic stoppa con eleganza, protegge abilmente la palla, alza la testa e serve l’accorrente ex cesenate che si inventa un tiro di pregevole fattura.

Il rigore segnato è la riprova della crescita caratteriale di Vucinic: mica facile realizzare un penalty quando la tua squadra sta pareggiando ed hai contro uno stadio tra i più ostici d’Italia. L’assist per la segnatura di Asamoah, pur con la complicità di Granqvist, è invece la classica ciliegina sulla torta, termometro perfetto dello stato di forma generale del calciatore.

Non meno importante del numero 9, di questo passo, rischia di essere Asamoah, inizialmente lasciato a riposo in vista della trasferta londinese di mercoledì prossimo. Non che De Ceglie abbia demeritato, ma il terzino valdostano si è limitato al classico compitino, non andando oltre. Cosa che invece ha saputo fare l’ex calciatore dell’Udinese, impressionante per quantità e qualità. Qualcuno, al momento dell’acquisto firmato Marotta, rise della valutazione data al calciatore. Quel qualcuno ci troverà ancora da ridere?

In tutto ciò va analizzata la prestazione di Matri. Il centravanti ha avuto una buona occasione per mettersi in mostra, ma non l’ha sfruttata a dovere. Peccato per lui, anche perché ha fallito un goal che, in altri momenti, avrebbe segnato senza particolari patemi. Non ha certo demeritato per volontà, ma chi di professione fa la prima punta della Juventus ha il dovere di fare ben altro che metterci impegno: serve essere decisivi ai fini del risultato. Cosa che l’ex cagliaritano non ha fatto al contrario, appunto, di Vucinic. Starà a Matri dimostrare, quando avrà altra possibilità, che la casacca bianconera la merita eccome: vietato perdere altro tempo.

In sintesi, la partita tra Genoa e Juventus, più di ogni altra cosa, ha detto un’unica, sostanziale verità: il top player della ‘Vecchia Signora’, quest’anno, può e deve essere uno solo, Mirko Vucinic. Nella sua carriera gli ha fatto difetto, finora, la continuità. Che sia l’anno giusto per dimostrare al mondo di esser cresciuto? Alla soglia dei 29 anni sarebbe anche l’ora…

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