L'utilizzo di Sneijder come regista è sconsigliato: Stramaccioni dovrà dunque costruire un centrocampo muscolare che possa mettere nelle migliori condizioni l'olandese.
Non esiste calciofilo che guardi di buon occhio il famigerato weekend di “pausa nazionali”. Eppure, ne converrà il tifoso interista, non c’è niente di meglio per tonificare lo spirito e riordinare le idee dopo una scoppola casalinga, per lo più inattesa. Ma negli Inter Club, nei bar, nelle televisioni, finanche alla Pinetina, una questione sta tenendo banco su tutte: ma, a Stramaccioni, non manca un vero e proprio regista?
In tanti, più o meno autorevoli, hanno voluto esprimere la propria opinione a riguardo, formulando una ridda di considerazioni e ipotesi tra le più svariate: dalla semplice “Gargano non è un regista e non può giocare in quella posizione” alla più ricercata “con Lodi l’Inter vincerebbe il campionato”. Tutti commenti, c’è da scommetterci, dettati per lo più dal risultato secco e dall’ottima figura rimediata dalla Roma e dal suo regista greco Tachtsidis. Eppure l’Inter un organizzatore di gioco ce l’ha eccome: si chiama Wesley e accarezza la palla come pochi al mondo
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E d’altro canto la strategia del 2012 è stata chiara: via l’unico simil-regista, Thiago Motta, dentro una marea di interdittori e incursori, via tanti campioni o ex tali, dentro senz’ombra di dubbio Sneijder, di gran lunga il nerazzurro con lo stipendio più elevato. Come dite? Wesley non è un playmaker? E’ proprio su questo punto che va fatta chiarezza: l’olandese è infatti un trequartista atipico, uno di quelli che alla giocata individuale antepone lo sviluppo dell’azione collettiva, sottoforma di assist in profondità o lanci ad aprire il gioco, meglio ancora se eseguiti di prima: in maniera più appropriata, quel che si definisce un vero e proprio regista avanzato. Probabilmente il migliore al mondo nella specialità.
Scelto Sneijder come punto di riferimento assoluto della manovra, il centrocampo va costruito di conseguenza e l’acquisto di giocatori alla Gargano o alla Mudingayi ne è logica conclusione: la presenza contemporanea dell’olandese, di due punte, di due terzini di spinta come Nagatomo e Pereira e di un eventuale regista arretrato alla Lodi, sarebbe stata sostenibile tatticamente? Non per un Inter che di certo non ha nella brillantezza e nella freschezza atletica i suoi punti di forza (al contrario della più giovane e frizzante creatura di Zeman).
Ed è altrettanto fuori strada chi ipotizza Wesley come vertice arretrato dell’azione: il numero 10 non è un metronomo dai rintocchi elementari e perennemente uguali a se stessi, bensì un artista dal tocco geniale che non può essere imbrigliato nella grigia normalità della metà campo difensiva.
Le squadre che hanno un playmaker arretrato (Pirlo, Xavi, ma anche lo stesso Lodi…), guarda caso, non hanno un vero regista avanzato e si basano su sincronismi di gioco differenti. Piaccia o non piaccia, l’Inter ha puntato tutto su Sneijder e sulle sue caratteristiche: la vera sfida di Stramaccioni sarà riuscire ad organizzare manovra e movimenti collettivi in modo che l’olandese possa mettere a frutto le sue straordinarie capacità. E’ questa la stazione d’arrivo del treno chiamato Scudetto.

