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La nuova Lupa esplode in tutto il suo fragore a San Siro, nel crocevia più atteso dell'ultimo weekend. La ricetta vincente del boemo è sempre la solita, con un Totti in più...

Onore a Zeman icona del calcio pulito”. Lo striscione apparso ieri sera a San Siro e rimastoci a lungo tempo durante Inter-Roma testimoniava come anche i tifosi avversari ci tenessero a far sentire il loro benvenuto al mister più anziano della Serie A, quello che ha ancora voglia di insegnare calcio ai ragazzi e che ci è riuscito anche ieri sera.

Era una sfida che aveva premesse favorevoli ai nerazzurri in quanto già al lavoro dai primi di agosto in partite ufficiali, nonché vittoriosi nella prima giornata nella trasferta di Pescara. La Roma imballata dell’Olimpico con il Catania non c’è più, la squadra è scesa in campo pimpante e cosciente di quello che doveva fare. Tocchi precisi, verticalizzazioni, Osvaldo e Destro prendono e danno calci con la energica difesa dei meneghini, ma è una lotta che presto avrà il suo vincitore.

DALLE NOSTRE PAGELLE
TOTTI  
37 anni e non sentirli. Totti sforna assist a destra e a manca, e i suoi compagni ringraziano. L'uomo perfetto per l'attacco di Zeman.
Le ispirazioni di Totti dalla fascia e, talvolta, dal centro zittiscono subito le solite malelingue che vedevano nel capitano il solito “problema” dei giallorossi. I piedi e le capacità tecniche intatte smentiscono, come sempre è stato nel corso della sua carriera, chi ne anticipava il pensionamento o gli dedicava un relegamento ai margini della nuova avventura zemaniana.

Non sarà l’esterno dei tagli e delle sovrapposizioni, questo l’abbiamo capito: ma magari rinunciare a dare per finito uno che anche bendato ti mette davanti alla porta farebbe fare più bella figura a molti incontinenti di carta stampata, della tv o del web.

La Roma dei giovani, degli inserimenti, dei movimenti senza palla, dell’attacco corale, degli esordienti con il capello ingelatinato mette in mostra tutte le sue carte già nel primo tempo. Se uno stinco messo lì a interrompere un tiro dell’apatico Cassano non avesse creato una parabola impossibile per chiunque, anche la prima frazione avrebbe registrato un 2 in schedina.

Poi nel secondo tempo è quasi una trama ininterrotta, chiusure difficili ma tempestive, regìa sapiente e tagliente, corsa intelligente e scatti oltre la difesa, filtranti chirurgici e cucchiai pieni di miele. Di spada e di fioretto, con qualche ferito di troppo il campo (di patate?) di battaglia vede uscire dalla trincea i colori giallorossi, e non è retorica se si parla di resurrezione visto che tuti davano la Roma già per seppellita.

E non serve nemmeno parlare dell’ultima ingiustizia in ordine temporale, quella del tempo di recupero in cui un ragazzo d’istinto si mette le mani avanti per protezione, a 70 metri dalla propria porta e a due dall’avversario che calcia: in fondo ce l’aspettavamo, della fiscalità arbitrale “random” e dei due pesi-due misure era piena anche l’altra gestione Zeman.

Ieri, come tanti anni fa, s’è rivista quella vera. Quella giovane e bella.

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