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Le lacune dei rossoneri sono vistose, solo l'arrivo del brasiliano potrebbe far cambiare rotta. Leciti i dubbi sulle sue condizioni ma la stoffa non si discute...

Soltanto i più sprovveduti potevano immaginare che il Milan battesse la Sampdoria. Può sembrare una provocazione, ma non lo è più di tanto. In oltre venticinque anni di presidenza Berlusconi, è la prima volta che i rossoneri non si presentano ai nastri di partenza tra le le favorite al titolo finale e difficilmente da qui al 31 Agosto, giorno di chiusura del calciomercato, assisteremo ad una inversione di tendenza.

Basta considerare che nel Milan, dopo le dipartite di Thiago Silva e Nesta, i titolari al centro della difesa sono la quarta e la quinta scelta dello scorso anno: ossia Bonera e Yepes. Troppo poco per vincere lo Scudetto, troppo poco per qualificarsi in Champions League e troppo poco forse anche per la Europa League.


La situazione attuale
dei rossoneri è
quasi drammatica
Riduttivo individuare nei centrali difensivi il motivo di cotanta debolezza, ma la loro promozione a titolari, all’alba dei 36 anni e dei 32 anni dopo anni e anni di panchina, è lo specchio dell’attuale Milan e in particolare delle ambizioni dei rossoneri. La situazione attuale dei rossoneri è quasi drammatica; detto della difesa, lo stesso discorso vale per un centrocampo che manca di carattere, tecnica e qualità.

Nocerino e Boateng vengono valorizzati al massimo in mezzo ai campioni, dal momento che il loro agonismo risalta se circondato dai piedi buoni, ma nessuno può pretendere da loro quel cambio di passo proprio dei fuoriclasse.

In avanti c’è poco: Robinho si è via via smarrito come anche successo in passato prima al Real Madrid e poi al Man City, Pato è sempre fuori e su El Shaarawy gli interrogativi sono d’obbligo. Pazzini, l'ultimo arrivato, in un contesto del genere sembra più facile che si deprima piuttosto che si esalti.

Non ci sono idee e non ci sono soldi, e se ci sono c’è poca voglia di spenderli. Così non si vince e non si va da nessuna parte, il Milan lo sa ma sembra non voler o non poter intervenire adeguatamente.

Si spera nella bontà madridista al fine di poter riabbracciare il caro vecchio Kakà che nei piani della dirigenza dovrebbe essere colui con cui tornare ad essere competitivi, quello che alla scuola elementare definirebbero un complemento di mezzo/strumento.


Per il Milan attuale un Kakà è meglio averlo
che non averlo
Galliani ripete sconfortato che Kakà arriverà solo in prestito o con robusta riduzione dell’ingaggio. A certe condizioni può essere un gran colpo sul piano economico, ma Kakà non è più quello che abbiamo conosciuto in Italia nella prima metà del decennio passato.

Dal 2007 ad oggi il brasiliano causa infortuni ed età si è involuto fino a diventare quasi uno di troppo a Madrid. Magari il Real non lo avrà supportato al meglio, ma se uno come Mourinho accetterà di lasciare andare a zero un giocatore pagato pochi anni fa 70 milioni di euro, un motivo ci sarà.

Che Kakà sia infinitamente più bravo di tutti quelli che giocano nel Milan è innegabile, nonostante i dubbi sulla sua integrità. Forse, visti i tempi che corrono, verrebbe da dire meglio un cavallo morto che un asino vivo, piuttosto che il contrario. A maggior ragione se il cavallo può resuscitare.

Quindi per il Milan attuale meglio averlo che non averlo. Se non gira cambia poco rispetto ad ora per il Diavolo, ma se gira può far saltare il banco, o almeno così sperano dalle parti di San Siro. In fondo in un campionato così livellato verso il basso, come forse mai finora, c’è speranza per tutti.

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