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Sputar già sentenze sarebbe eccessivo, ma Napoli ed Inter hanno dato prova di grande forza, lasciando la sensazione, forte, di poter lottare per il titolo fino alla fine dei giochi

La prima di campionato è andata, lasciandoci tante conferme e qualche sorpresa. Emettere sentenze dopo una sola giornata è peccato di lesa maestà, ma ciò non toglie che il week end appena trascorso ci abbia dato delle indicazioni che non è possibile ignorare.

Abbiamo visto una Juventus a due facce, che nella ripresa del match contro il Parma ha dimostrato di poter proseguire sul solco di quanto fatto vedere la scorsa stagione. Ci siamo resi conto delle debolezze di un Milan che, ad ogni modo, dar già per morto sarebbe sbagliato. Ma soprattutto ci siamo impressionati di fronte alle prove di forza di quelle che potrebbero essere le principali antagoniste della Juventus per la conquista del titolo: Napoli ed Inter.

Gli azzurri, da qualche anno, vivono sospesi sulla linea di confine che separa un’ottima squadra da una grande squadra. La cessione di Lavezzi al Paris Saint Germain aveva lasciato parecchie vedove lamentose, che avevano pronosticato un precoce declino dei campani, privati dell’uomo di maggior inventiva, il Pocho appunto.

Invece il Napoli ha dimostrato di poter fare a meno dell’argentino, senza per forza risentirne in fatto di risultati e prestazioni. E’ forse cambiato un po’ il tipo di gioco ma, se il buongiorno si vede dal mattino, le prospettive sembrano essere ancora più rosee di un anno fa. L’organico è stato infatti rafforzato in maniera mirata, e Mazzarri si sta dimostrando, come sempre, abilissimo nel trarre il meglio dal materiale umano a disposizione.

Il rilancio in difesa di un Britos frenato lo scorso anno da un brutto infortunio, l’inserimento a centrocampo di un Behrami che per ferocia agonistica non è secondo a nessuno, e l’opportunità di sfruttare, a seconda di esigenze e situazioni, due elementi come il rampante Insigne ed il concreto Pandev: queste le chiavi che Mazzarri ha avuto ed avrà modo di utilizzare per affrontare al meglio le avversarie.


Il Napoli ha dimostrato di poter fare a meno di Lavezzi senza risentirne
Il tutto, ovviamente, in aggiunta alla spina dorsale che già da un paio di anni rappresenta il vero punto di forza di un Napoli autorizzato a sognare: De Sanctis, Cannavaro, Hamsik, Cavani. Gli ultimi due, già dal match contro il Palermo, hanno fatto intendere di poter essere all’anno della definitiva consacrazione. Non solamente per i goal, quanto per lo spirito di sacrificio, l’intelligenza tattica ed ovviamente la classe palesata: Marek ed Edinson possiedono tutte le qualità necessarie a trascinare i partenopei presso lidi sconosciuti da tanto, troppo tempo.

E che dire dell’Inter che, quasi di soppiatto, e tra parecchie critiche, ha scelto una linea dolorosa come quella del rinnovamento ad ogni costo, anche a quello dell’irriconoscenza, ad un certo punto necessaria. Salutare colonne che hanno segnato la storia del club di Moratti, come Julio Cesar, Lucio e (forse) Maicon, è stata una mossa molto meno facile di quanto si possa pensare. Eppure va dato atto alla dirigenza nerazzurra di averlo fatto in maniera decisa, e nel miglior modo possibile.

In molti attendevano al varco Stramaccioni ed i suoi ragazzi ma, fino ad ora, quegli stessi son rimasti spiazzati. Qualcuno potrebbe obiettare che l’Inter, per il momento, si è trovata di fronte avversari di non eccelso valore. L’obiezione è però da respingere al mittente, perché l’Inter ha dimostrato di avere muscoli ed intelligenza, voglia di fare ma anche geometria. Qualità che, vuoi o non vuoi, in un certo qual modo prescindono dall’avversario.


A Stramaccioni va dato atto di aver infuso fiducia al gruppo
A Stramaccioni va dato atto di aver infuso fiducia ad un gruppo che, appena un anno fa, viveva nel ricordo di vittorie lontanissime molto più di quanto il tempo dicesse. Farlo non era facile, soprattutto per un ragazzo che fino ad allora, a parte le giovanili, non aveva avuto grandi esperienze di panchina.

Eppure il tecnico romano ha deciso di puntare forte su gente poco appariscente ma efficace come Silvestre e Gargano, ha voluto fortissimamente il riscatto di Guarin, si è opposto alla cessione di Sneijder ed ha deciso di lanciare Coutinho, da molti considerato inadatto ad un calcio ruvido come quello italiano: quando si possiede il coraggio delle scelte, come nel caso di Stramaccioni, si è già ad un buon punto.

Ed il campo intanto parla di un’Inter fresca e con, tra l’altro, ottimi margini di miglioramento: l’arrivo di un esterno potente come Alvaro Pereira, e l’aggiunta della genialità di un Cassano che, quando in preda all’entusiasmo, è capace di qualunque cosa, sembrano essere i tasselli perfetti da inserire nel valido telaio nerazzurro. Se a ciò aggiungiamo un Milito che di smettere di far goal proprio non vuol saperne, possiamo comprendere quanto il valore dell’Inter sia proteso verso l’alto.

Insomma, pur ribadendo il concetto che mai bisogna lasciarsi esaltare da una semplice partita, i segnali di questa prima giornata di campionato lasciano intendere che, per Napoli ed Inter, i presupposti per ambire al tricolore ci sono tutti. La Juventus è avvisata...

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