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Il talento barese lascia Milanello e si trasferisce ad Appiano Gentile, non senza un alone di mistero su questo affare di mercato. Galliani: “Ha chiesto la cessione”. Ma perché?

Abbiamo sentito le parole di Cassano durante l'intervista rilasciata ad Inter Channel - “Venendo qui ho realizzato un sogno, perché giocare nella squadra per la quale fai il tifo, è il massimo” - e non abbiamo dubitato un secondo della loro sincerità. Antonio sembrava davvero rinato dopo i musi lunghi di Milanello, il sorriso ritrovato dopo un'estate passata a bonfonchiare e rimuginare, vedendo partire ad uno ad uno i suoi amici – nonché gli unici calciatori al suo livello – senza poter fare nulla.

La gioia del primo giorno in nerazzurro, ci ha ricordato il primo incontro a Milanello, quando un Cassano raggiante si era presentato tirato a lucido, col buonumore delle grandi occasioni e un entusiasmo contagioso: “Questa sarà la mia ultima tappa – aveva dichiarato – so che dipende tutto da me, non farò più cassanate: o cambio o cambio. Il Milan è la mia ultima occasione, anche perché è il top. Oltre il Milan, c'è solo il cielo. Loro mi hanno aiutato in un momento difficile della mia vita e io non lo dimenticherò, non tradirò mai la fiducia di chi ha creduto in me”. Dichiarazioni che stridono con un addio gelido, asettico, fin quasi rancoroso. La quasi concomitanza, poi, con quelle di amore eterno dedicate da De Rossi alla Roma - “La mia scelta l'ho fatta, non è cambiato nulla, il mio posto è qua e nessuna offerta mi farà cambiare idea” - acuiscono la sensazione di disagio.

"Il Milan è la mia ultima occasione. Oltre il Milan c'è solo il cielo, non tradirò mai la loro fiducia".

- Antonio Cassano, 14 gennaio 2011

Non siamo verginelle di questo mondo e le bandiere le abbiamo ammainate da un po' di tempo (soprattutto se non hanno il colore dei soldi), ma magari ci sentiremmo di consigliare semplicemente un po' di cautela: i primi giorni fanno schizzare l'adrenalina e smollano la tensione, disinibiscono e inducono a straparlare. Basterebbe evitare il bacio della maglia al primo goal o le dichiarazioni d'amore al primo incontro, perché i tifosi, invece, un cuore ce l'hanno per davvero e, se li tradisci, poi ci soffrono. Rispettarli è un dovere, soprattutto se ti hanno sempre sostenuto, gratis e senza chiedertene conto.

La sensazione, però, è che non sappiamo tutta la storia e, probabilmente, non la sapremo mai. Pur avendo a che fare con il re dei colpi di testa (nel senso di cassanate), le motivazioni di questo divorzio sembrano quanto meno superficiali. Qualcosa di più, deve essere successo. Gli addii di Ibra e Thiago, possono aver avuto un peso, ma non spiegano il livore. La presunta mancanza di competitività, nemmeno, visto che il derby dell'anno prossimo, al momento, ci sembra tutt'altro che sbilanciato. Potessimo, ricorderemmo ad Antonio le sue parole di un anno e mezzo fa e gli chiederemmo cos’è cambiato da allora.

Potessimo, gli faremmo solo un’altra domanda: “Adesso sei arrivato finalmente in cielo?”. Allora hai davvero esaurito gli alibi, questa sì che è l’ultima chiamata: dimostra di essere davvero il Dio del calcio a cui ti atteggi.

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