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Un’analisi sullo “scambio dell’anno”: chi ci guadagna? Come giocheranno le due squadre? Che fine farà Pato dopo l’arrivo del Pazzo? Proviamo a immaginarlo…

Non appena abbozzata l'ipotesi di scambio Pazzini-Cassano, mi sono esposto chiaramente: è un'operazione che – dal punto di vista teorico – avvantaggia l'Inter. Mi ero limitato ad una mera questione tattica: Cassano va a riempire un buco nella rosa dell'Inter, Pazzini no. Ho letto molte posizioni diametralmente opposte, anche da fonti autorevoli e tutte rispettabilissime, il calcio è bello soprattutto per questo, ma resto della mia, anche se sembro essere l’unico a pensarla così. Provo a motivare.

Ho sentito dire che Stramaccioni aveva già a disposizione una miriade di trequartisti – Coutinho, Alvarez e Sneijder – e dunque Cassano sarebbe un di più. Mi chiedo, se erano così tanti i trequartisti, perché Branca puntava Lucas e Ramirez prima di abbandonare le piste brasiliana e uruguagia solo per l'esosa richiesta di Santos e Bologna? Sostanzialmente per due motivi: perché probabilmente quelli attuali non offrono le adeguate garanzie e perché l'intenzione del tecnico nerazzurro quest'anno è quella di schierare la squadra col 4-2-3-1 o alla peggio – se non riesce a trovare equilibrio con due soli centrocampisti – col 4-3-2-1, con due fantasisti dietro Milito. Dunque i trequartisti servono e se sono di un certo livello è meglio.


Altro che 'Piano B': l'arrivo di Cassano è un rinforzo importante
Oggi, a dieci giorni dalla fine del mercato, e con le risorse che latitano, l'Inter si ritrova con un Ramirez in meno, ma con un Cassano in più (oltre a 27 milioni virtuali in saccoccia: 20 del risparmio dell'uruguagio e 7 versati dal Milan a conguaglio). Mi ero fermato ad una semplice considerazione tattica, ma se avessi valutato anche la questione economica, la sentenza sarebbe stata ancor più inappellabile. Intendiamoci, non sono qui a raccontare la favoletta che sia un'operazione lungimirante – di certo il 21enne Ramirez avrebbe garantito maggiore prospettiva – ma la situazione economica è fin troppo nota e alla fine la soluzione d'emergenza non mi sembra così malaccio.

Poi, ovviamente, ci sarebbero da prendere in considerazione tutta una serie di variabili - condizione fisica, psicologica, propensione alle cassanate, etc etc - ma queste, per definizione, non sono preventivabili. Se ci limitiamo a valutare i fatti, Stramaccioni si ritrova il genio di Cassano da sfruttare largo a sinistra – da dove ama partire – o al fianco di Sneijder dietro Milito (e magari con un centrocampista in più a coprirgli le spalle dando forse maggiore equilibrio alla squadra). A naso, non mi sembra proprio una soluzione di “riserva”. Come piano B – per intenderci – intriga parecchio.


Pazzini e Pato sono 'simili': non conveniva aspettare un 'last minute?
Spostiamoci dall'altra parte del Naviglio. Anche in questo caso abbiamo letto che al Milan serviva una prima punta e anche qui mi viene spontanea una domanda: ma Pato, cos'è? No, perché su questo bisognerebbe intendersi. Se non è una prima punta, è una seconda che gli assomiglia tantissimo. E, infatti, in passato, abbiamo visto sprecare fiumi di inchiostro sull'incompatibilità tra lui e Ibra, proprio per la tendenza del brasiliano ad accentrarsi, perché lo svedese gli faceva ombra, perché i due finivano per pestarsi costantemente i piedi. E proprio la partenza di Ibrahimovic aveva – teoricamente – regalato spazi a Pato, lo aveva finalmente caricato di responsabilità, ma anche assegnato quel ruolo di unico terminale offensivo nel quale – forse – rende al meglio. Era l'occasione per consacrarsi e consacrarlo, affidargli le chiavi dell'attacco e le ambizioni della squadra.

Pazzini è sicuramente meno accentratore e autoritario di Ibra, ma di certo è finalizzatore almeno quanto lui (se non di più), un predatore dell'area di rigore e uno che – tutto sommato – non è conosciuto per essere un centravanti di manovra o particolarmente generoso nelle sponde e negli assist. E' un bomber, proprio quello che dovrebbe dimostrare di essere Pato. Che il Milan cercasse un attaccante, era risaputo, ma s'immaginava potesse essere un'alternativa al brasiliano, la sua “riserva”. Cosa che il Pazzo non può essere, visto che proprio per questo è andato in rotta con l'Inter. Tatticamente, il rischio è che – come con Ibra – Pato possa soffrire la presenza del Pazzo, più che aver finalmente trovato il compagno di reparto ideale. Anzi, il dubbio è proprio che del compagno lui non sappia che farsene.

A questo punto, non era il caso di risparmiare e investire altrove il tesoretto (per quanto “etto”) e sfruttare una delle tante occasioni di mercato dell'ultimo minuto (come Borriello, ad esempio, che la Roma avrebbe portato a braccia) maggiormente calata nel ruolo di “paziente panchinaro in attesa di occasione perché la stagione è lunga e ci sarà spazio per tutti”?  Chissà che – per assurdo – quello non diventi proprio il ruolo di Pato, riserva di Pazzini e – così – il puzzle almeno si comporrebbe. Una riserva di lusso, però. Anzi, extralusso, considerata la vagonata di milioni rifiutata dal PSG. Nel caso, però, anche qui mi verrebbe da fare una domanda alla dirigenza rossonera: ma se su Pato non ci punti neanche senza Ibra, quando?

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