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La scelta di convocare in Nazionale alcuni calciatori con un'esperienza davvero minima nel massimo campionato fa discutere: la maglia azzurra non può essere 'regalata' così...

Sarà l'Italia dei giovani quella che Cesare Prandelli manderà in campo a Berna domani sera contro l'Inghilterra di Roy Hodgson. La scelta del commissario tecnico di convocare diversi esordienti per il match contro i 'Leoni' inglesi ha diviso l'opinione pubblica: c'è chi applaude il coraggio del 'Prando' e chi, al contrario, ne critica la decisione di puntare su giovanissimi che non hanno ancora maturato esperienza nei massimi campionati.

Seppur appassionato sostenitore del Prando, la posizione di chi vi scrive è molto vicina a quest'ultima: la maglia azzurra deve essere l'obiettivo finale di un'intera carriera, il coronamento di tanti sacrifici, il giusto premio all'impegno ed al valore dimostrato negli anni. Regalare la maglia azzurra a chi, all'età di 18 o 19 anni, non ha ancora calcato  nemmeno i campi della Serie A, se non per una manciata di minuti, suona come un oltraggio.


Perin, De Sciglio, Fabbrini: troppo poco 'sacrificio' per una maglia azzurra
E' vero, bisogna puntare sui giovani. L'abbiamo ripetuto più volte e saremmo incoerenti ad affermare il contrario, adesso. Puntare sui giovani però significa dar fiducia loro nei momenti importanti. Insomma, premiare l'Immobile o il Verratti di turno con la convocazione ad un Campionato Europeo, non concedere una chance - indimenticabile ma 'una tantum' al De Sciglio, al Fabbrini, al Perin o al Gabbiadini di turno. Sia chiaro, proprio i quattro talenti appena menzionati, in futuro, si ritaglieranno con ogni probabilità un ruolo importantissimo per la nostra Nazionale perché non difettano certo in qualità e questa non è certo un'invettiva contro il valore assoluto di questi ottimi calciatori.

Il succo della questione, però, è un altro. La maglia azzurra va conquistata, non è possibile 'regalarla' così. Ci lamentiamo spesso del fatto che i nostri calciatori siano 'viziati', che si sentano troppo presto arrivati, che non sappiano più cosa significhi davvero il sacrificio. Convocandoli in Nazionale con questa fretta non si ottiene esattamente ciò che da anni viene invece demonizzato?


La fiducia nei giovani si dimostra scegliendoli quando conta davvero...
Ed ancora, perché escludere dai convocati per l'Europeo giocatori come Schelotto ed Astori, che ci avrebbero fatto molto comodo, e ritenerli, adesso all'altezza di sfidare l'Inghilterra? E soprattutto, perché tra tutti i giovani scelti per il match di Ferragosto non ha trovato spazio Ciro Immobile, uno dei pochi bomber veri presenti in giro per l'Italia?

Caro Prandelli, dar fiducia ai giovani significa lanciarli quando si ritiene possibile che possano risultare utili alla causa azzurra, non dar loro il 'contentino' della convocazione per le partite amichevoli e poi tarpar loro le ali quando, invece, meriterebbero fiducia.

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