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Gli uomini di Conte, orfani del proprio condottiere e guidati in panca da Carrera, iniziano la nuova stagione nel migliore dei modi. La squadra ha già una buona condizione.

Massimo Carrera non avrebbe mai potuto immaginare esordio migliore sulla panchina della Juventus. Una vittoria, quella ottenuta in Supercoppa contro il Napoli che, oltre alla scia di polemiche arbitrali sollevata dai partenopei, ha già mostrato buoni spunti calcistici da poter analizzare.

I bianconeri hanno confermato quanto di buono mostrato nella passata stagione e, con gli innesti arrivati dal mercato, hanno dato un’ulteriore conferma di forza collettiva e di gruppo, che ha prevalso sulle individualità.

Basti ricordare questa squadra in che condizioni era solo un anno fa: spogliatoio spaccato, assenza di giocatori determinanti nei ruoli chiave e inattitudine a fare la partita e a soffrire.

Nella gara di ieri si può parlare di solita Juve: cambia il condottiero, qualche sbandata difensiva di troppo ma il gioco palla a terra, la mentalità di fare la gara per schiacciare l’avversario durante i 90 minuti e la ricerca quasi spasmodica del fraseggio non cambiano.

Il reparto arretrato è andato in difficoltà soprattutto nelle situazioni di palla scoperta, quando Cavani e Pandev hanno attaccato la profondità: in occasione del gol dell’uruguaiano la linea era salita troppo alta e Lucio si è trovato senza copertura in campo aperto, il miracolo di Buffon a nulla è servito.

Per quanto riguarda il raddoppio del macedone, siamo certi che a Bonucci non sarà dispiaciuta più di tanto l’assenza del mister dalla panchina: infatti sa bene che Conte l’avrebbe sbranato col solo sguardo per la presunzione e la sufficienza con cui è intervenuto su quel pallone.

Difficilmente dopo oggi serviranno innesti, con il recupero di Chiellini e Caceres il reparto è ben coperto, e anche il giovane Masi e l’adattato Marrone possono completare la rosa egregiamente senza innesti “poco utili”.

Il centrocampo non ha mai sofferto quello partenopeo, e le prove di Asamoah e Vidal sono certamente delle rassicurazioni: il cileno si è ripreso alla grande dalle voci (mai confermate) di pubalgia, mentre il neo-acquisto ghanese ha dimostrato di potersi inserire nell’11 titolare traslocando sulla corsia mancina e lasciando così inalterato l’equilibrio in mezzo al campo.

L’ex Udinese, in seguito alle sue sempre più convincenti prestazioni, permette di guardare con più tranquillità al mercato per la fascia sinistra: potrebbe benissimo giocarsi il posto con De Ceglie, in attesa del recupero di Isla (che potrà tornare utile in tutti i ruoli della mediana, e da Conte ci potremmo aspettare anche un suo esperimento a sinistra).

L’attacco è il reparto che a inizio mercato si pensava dovesse essere stravolto a causa delle difficoltà realizzative riscontrate nell’ultima stagione, mentre a tutt’oggi il solo innesto del rientrante Giovinco ha dato quella brillantezza, quella rapidità e quel pizzico di tecnica, doti che finora si potevano ammirare solo in Vucinic.

Nella ripresa il talentino di Beinasco e l’attaccante montenegrino hanno messo letteralmente in crisi la retroguardia napoletana (non certamente la più forte del campionato, ma comunque una delle meno battute) grazie all’imprevedibilità dei continui movimenti incontro e verso la profondità che portavano gli uomini azzurri fuori posizione.

Giovinco-Vucinic forse sarà la coppia (sulla carta) di partenza della Juventus: Matri e Quagliarella hanno dimostrato serie difficoltà ad adattarsi ad un tipo di calcio moderno, il primo perché spesso va in difficoltà nel far salire la squadra e nel lavorare spalle alla porta, il secondo perché si muove troppo poco senza palla e attacca raramente la profondità, preferendo essere servito addosso.

Nonostante tutto l’attacco juventino resta di gran lunga il più forte in Italia per l’assortimento di giocatori che può offrire. A livello europeo serve qualcosa in più, e sarebbe un peccato se Marotta e soci non facessero quell’ulteriore sforzo per rendere questa squadra attrezzata anche per l’Europa.

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