thumbnail Ciao,

Il montenegrino è stato il protagonista della vittoria sugli azzurri: possono ambire ad alti traguardi, ma non l'essersi presentati alla premiazione è mancanza di rispetto.

Il Napoli avrebbe meritato qualcosa di più. Probabilmente molto di più. La squadra di Mazzarri non è bestia nera della Juventus a caso, ne ha semplicemente trovato l'antidoto e ne mette costantemente a nudo i difetti. Pirlo-dipendenza, ad esempio: con la semplicissima mossa della marcatura ad uomo del regista bianconero, e Bonucci lasciato agire da play maker (con la conseguenza di lasciare campo alle scorribande degli attaccanti partenopei), il tecnico azzurro dà scacco matto a Conte. Come a Roma, ma pure come a Napoli nel 3-3 dell'anno scorso, in cui la Juventus riuscì salvarsi in rimonta.

Qualora ce ne fosse stato ancora bisogno, paradossalmente gli azzurri dimostrano proprio con questa sconfitta che possono ambire ai massimi traguardi, tralasciando qualsiasi scaramanzia. Il Napoli, fino all'espulsione di Pandev, ha tenuto egregiamente il campo, punendo in maniera cinica ogni sbavatura difensiva avversaria.

Fino all'espulsione di Pandev – dicevamo – perché è fino a quel momento vale la pena di analizzare la partita. Anzi, probabilmente varrebbe la pena farlo fino al rigore, perché è su quell'improvvida entrata di Fernandez che cala il sipario sulla gara dei ragazzi di Mazzarri.

Un rigore che – analizzandolo – è meno scandaloso di quanto non dicano le violenti proteste partenopee. Mazzarri, probabilmente, farebbe bene a recitare prima di tutto il mea culpa per aver inserito Fernandez, che in definitiva ha fatto più danni della grandine: un difensore che entra in quel modo in area di rigore, sa di rischiare il contatto e – di conseguenza – il penalty.

Ed è quell'episodio che – in pratica – fa saltare la brocca ai giocatori, mentre l'espulsione di Pandev (adesso a quanto pare basta bofonchiare sommessamente qualcosa per rovinare una partita) non ha fatto altro che accendere ulteriormente gli animi, non contribuendo allo spettacolo.

Così come decisamente poco spettacolare è stata la decisione della società di non partecipare alla premiazione. Una scelta da censurare, al di là delle polemiche, delle contestazioni e degli episodi dubbi. Semplicemente una mancanza di rispetto e una grave mancanza di stile.

Attendiamo gli strali di De Laurentiis e ne discuteremo a lungo, ma ne avremmo fatto volentieri a meno. Riproviamo a parlare di calcio, dunque: detto – e ribadito – che il Napoli ha fatto una grandissima impressione, la Juve ha confermato le doti caratteriali, ma anche i dubbi di natura tattica.

Non ci sono dubbi sul fatto che, ad attaccanti invertiti (Cavani in bianconero e Matri in azzurro), la partita sarebbe finita ben prima e questo spiega anche perché Conte avesse messo l'uruguaiano in cima alla sua lista dei desideri.

La svolta l'ha data Vucinic, dimostrando di poter tranquillamente interpretare il ruolo di prima punta e – forse – anche quello del top player. Giovinco ha fatto la sua parte, ma la sorpresa di giornata è Asamoah, per altro in un ruolo inedito: che la Juve abbia trovato il suo laterale sinistro?

Restano però i dubbi sulla tenuta difensiva, da registrare soprattutto l'intesa tra Lucio e Bonucci, e su un'alternativa di gioco in caso di marcatura ad uomo di Pirlo. Di solito, in questi casi, si alterna il gioco di palleggio al lancio per la prima punta.

Uno in grado di dare profondità, ma anche appoggio, uno che difende palla e fa salire la squadra, uno che si batte contro tutti e magari rientra anche in difesa ad aiutare i compagni in difficoltà. Già, proprio uno alla Cavani: purtroppo per la Juve, però, doveva pensarci prima e, ora, se gli va bene, si dovrà accontentare di una sua controfigura...

Sullo stesso argomento