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Dopo il primo patteggiamento rifiutato e la rinuncia al secondo da parte del tecnico, è arrivata una richiesta di squalifica dai contorni sproporzionati.

I 15 mesi di squalifica chiesti dal Procuratore Federale, Stefano Palazzi, per Antonio Conte hanno smosso gli spiriti di tantissima gente, dal tifoso medio all’illustre presidente della Juventus, Andrea Agnelli. Siamo sinceri, la pena proposta da Palazzi pare esagerata. Esagerata ma soprattutto stonata, se rapportata ad un paio di elementi relativi al processo sul calcioscommesse.

In molti si chiedono, ad esempio, come sia possibile che un procuratore federale, che in un primo momento aveva accettato il patteggiamento della pena di Conte per un totale di tre mesi di squalifica ed un’ammenda pecuniaria di 200mila euro, a distanza di 24 ore, a fronte del rifiuto della Commissione Disciplinare della Figc di ratificare la suddetta pena, si sia sentito in dovere di quintuplicare la stessa, pronunciandosi per una squalifica di ben 15 mesi.

Troppo semplicistico ed obiettivamente illogico ricondurre il tutto alla rinuncia al secondo patteggiamento da parte dei legali dell’allenatore della Juventus. L’incongruenza è palese, la discordanza tra la prima proposta, pur patteggiata, e la seconda, è sproporzionata.


Sbilanciato il gap tra i
15 mesi chiesti per Conte
e i soli 4 per Carobbio
Ma la cosa che più lascia interdetti è vedere accettati, dalla stessa Commissione Disciplinare, i 4 mesi di squalifica proposti per Carobbio, resosi autore di illecito sportivo e tra i più grossi ed attivi protagonisti, in negativo, di questa triste vicenda. Come è possibile che la Commissione Disciplinare abbia reputato coerente con i fatti commessi la squalifica di 4 mesi per l’ex calciatore senese, ed abbia invece considerato non congrui i 3 mesi più multa in denaro proposti per Conte?

Le perplessità aumentano, e si fanno largo prepotentemente. La sensazione, forte, è che questa giustizia sportiva possa fare meglio, possa agire in maniera più ordinata, senza voler accusare nessuno e senza voler entrare nel merito dell’operato di essa. Il tutto, lo diciamo a prescindere dai colori di maglia dei vari tesserati coinvolti. Per farla breve, non è un discorso pro Juventus o pro Antonio Conte, le perplessità hanno valenza generica.

Crea sensazioni strane constatare che un tesserato (nel caso Antonio Conte, ma avrebbe potuto essere chiunque altro al suo posto), debba essere così pesantemente sanzionato, con tutte le conseguenze del caso, sulla base, unicamente, delle accuse di una singola persona (vedi Carobbio), cui è stato tra l’altro promesso un forte sconto della pena in base alle rivelazioni fatte.

Nessuna prova concreta ai danni di Antonio Conte: nessuna intercettazione telefonica, non ci sono giri di denaro, non esistono prove certe e definitive. Sono state anzi registrate le smentite di più di altri venti tesserati, che hanno scagionato l’allenatore della Juventus.

E' la testimonianza dell'inadeguatezza del sistema giuridico sportivo, ci si scontra con un sistema dittatoriale

- Andrea Agnelli

In tutta onestà, la sensazione che si possa creare un precedente molto pericoloso è alta. Se dopo il brevissimo processo che si consumerà nei prossimi giorni, in cui tra l’altro i margini per una difesa seria ed ampia sono davvero pochi, la sanzione a Conte verrà confermata, chiunque si potrà sentire in diritto di alzarsi una mattina, ed andare a sporgere denuncia contro qualsivoglia tesserato, accusandolo della qualunque.

Se davvero, nella giustizia sportiva, riesce ad esser sufficiente la parola del superpentito di turno, peraltro mai troppo chiaro e puntuale nelle proprie testimonianze, per inguaiare una persona, vuol dire che il sistema ha qualche dettaglio rivedibile.

Andrea Agnelli, per commentare l’accaduto, ha usato nelle scorse ore parole molto forti, accusando in sostanza la Federcalcio di operare in maniera scorretta, e causando giustamente l’ira del massimo organismo calcistico italiano. Preferiamo non commentare le parole del presidente bianconero, ma una cosa è certa: l’impressione che Antonio Conte rischi di essere oggetto una giustizia sommaria è fortissima.

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