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Le vittorie di prestigio nel precampionato incoraggiano, ma non devono distogliere dal reale obiettivo a breve termine: rinforzare adeguatamente l'organico dopo le cessioni.

Le recenti vittorie rossonere sui tedeschi dello Schalke 04 e sui più quotati inglesi del Chelsea rischiano di creare un preoccupante e deleterio ottimismo in casa Milan, alimentando la convenzione di essere già super-competitivi.

In realtà i dirigenti del Milan sono tutt’altro che sprovveduti e Adriano Galliani conosce fin troppo bene il calcio per pensare che l’attuale Milan possa raggiungere importanti traguardi con una rosa impoverita dalle partenze di Thiago Silva ed Ibrahimovic.

Sconfiggere il Chelsea a Luglio significa poco o nulla, dal momento che battere i campioni d’Europa in un’inutile partita di mezz’estate non è per nulla indicativo, semmai incoraggiante. Fondamentalmente il Milan ha due problemi, tra l’altro non di poco conto: uno di natura tecnica e uno di natura mentale, entrambi strettamente connessi.

Da un punto di vista qualitativo i rossoneri non sono ial top. Affermare che Milan di oggi sia il meno tecnico di quelli Berlusconiani non è un’eresia ma un’amara constatazione.


Al Milan mancano la
qualità e il carisma da sempre nel suo DNA
Storicamente il Milan ha fatto della qualità il suo punto forte, in conformità al principio “vincere e convincere”, espressione della vittoria attraverso il bel gioco e attraverso i campioni; ma il suddetto principio sembrerebbe essere stato derogato in questi giorni ed oggi si fatica da una prima analisi, speranzosi comunque di essere smentiti, a trovare nella rosa di Allegri un’artista paragonabile a quelli della tradizione del miglior Milan.

Connesso e consequenziale al primo problema è il secondo, quello relativo alla mancanza di personalità dei giocatori rossoneri; in tal senso si ribadisce quanto sopra espresso: vincere un’amichevole estiva contro un avversario prestigioso lascia il tempo che trova, dal momento che si gioca a ritmi blandi ma soprattutto senza alcuna tensione.

Il carattere è imprescindibile nelle partite che contano, lì dove si distingue il campione da chi è afflitto da tremolio di gambe e annessi. consapevoli della posta in palio e del prezzo salato di ogni errore.

A ben vedere il Milan non ha nella propria rosa, contrariamente alla sua tradizione, gente abituata a vincere. L’unica eccezione è rilevabile in Massimo Ambrosini, ma sarebbe ingrato oltre che utopistico sperare e pretendere che le fortune rossonere possano passare per i piedi dell’esperto centrocampista.


L'assenza di Ibra e TS si avvertirà più in Serie A
che in campo europeo
La Champions League non sembra più un affare del Milan, in quanto il gap con inglesi, spagnole e la superpotenza PSG, da quest'estate, appare troppo ampio per esere colmato. Ma dove il Milan rischia di sentire maggiormente le assenze di Ibra e di Thiago Silva, oltre che della vecchia guardia. è in campionato.

In Italia lo svedese e il brasiliano garantivano quel “quid” che permetteva ai rossoneri di vincere senza incantare e di essere competitivi per la vittoria dello Scudetto. Le loro cessioni hanno livellato decisamente il campionato verso il basso e si fatica a stabilire ad oggi chi sia superiore tra Milan, Inter, Lazio, Roma, Napoli e Udinese nella rincorsa alla Juve.

Questo Milan non è ancora pronto. E Galliani lo sa. Per questo è più che lecito attendersi un agosto da protagonisti, per i rossoneri.

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