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Si avvicina il primo appuntamento ufficiale della stagione dei bianconeri, il bilancio del pre-stagione è positivo. Ma non manca qualche timore.

Il trofeo TIM disputato sabato sera riveste un’importanza relativa a seconda di come lo si guarda, ovviamente: tanto per chi aspirerebbe a battere le rivali di una vita anche a briscola, poco per chi considera le amichevoli baresi per quello che sono realmente, ovvero semplici tappe di avvicinamento alle gare che contano davvero. Come la Supercoppa Italiana dell’11 agosto, e cioè tra meno di venti giorni, che per la Juventus rappresenta il primo impegno ufficiale della nuova stagione, contro quel Napoli che lo scorso anno fu l’unico avversario a battere (nella finale di Coppa Italia) gli invincibili di Antonio Conte.
 
Se l’impoverimento tecnico ed economico di Milan e Inter, e la completa maturità non ancora raggiunta da Napoli, Roma e Lazio, fanno per il momento dormire sonni abbastanza tranquilli ai tifosi bianconeri in ottica campionato, è proprio l’immediato, ovvero la Supercoppa, a provocare ansie neppure troppo lievi. Gli infortuni di Caceres e Pepe, messi fuori uso dall’osceno terreno di gioco del San Nicola, privano Conte di due pedine di notevole importanza.

Le amnesie di Lucio (altro errore, contro la sua ex Inter, dopo lo svarione dell’esordio) e l’arrivo ritardato dei nazionali azzurri (Buffon, Barzagli, Bonucci) rischiano di togliere sicurezza a un reparto arrivato lo scorso anno a un passo dalla perfezione. E poi si gioca a Pechino e non allo Juventus Stadium, che in altri tempi avrebbe ospitato l’incontro: un punto in più a favore del Napoli, che riequilibra un pronostico comunque sbilanciato a favore della Juve.


Asamoah e Isla danno
corsa e qualità lì dove
la Juve era già al top
È evidente, nonostante tutto, come la Juventus sia una delle poche italiane a sorridere. L’unica, probabilmente. Perché gode delle disgrazie altrui (le cessioni milaniste, il doloroso processo di riduzione dei costi dell’Inter, l’addio di Lavezzi) e del proprio rafforzamento, soprattutto a centrocampo: Mauricio Isla e Kwadwo Asamoah aggiungono corsa e allo stesso tempo qualità a un reparto che, nel 2010-11, ha costituito probabilmente la linfa vitale del progetto-Juve, e senza il quale, probabilmente, il capolavoro di Conte non avrebbe avuto i connotati della perfezione.

Isla lotterà con Lichtsteiner per un posto sulla fascia destra, Asamoah ha ben impressionato a Bari ma parte al momento un gradino sotto Marchisio e Vidal, gli angeli custodi di Pirlo nel 3-5-2 che dovrebbe essere riproposto come schema ideale. Un’abbondanza da turnover, considerando che l’anno prossimo ci sarà anche una Champions League da onorare.

Ecco quindi che Andrea Poli, un altro centrocampista, in procinto di arrivare dalla Sampdoria, potrebbe davvero essere dirottato alla Fiorentina. Ed anche se dalla società viola smentiscono ogni illazione, è normale fare 2+2 e pensare a un legame con il desiderio della dirigenza juventina di contare su Stevan Jovetic. Il montenegrino è un buon giocatore e costa, e così per abbattere il prezzo ecco Poli, appunto.


Se i vari RvP e Higuain
sparano alto, Jovetic è
la soluzione ideale
Jovetic è visto come la soluzione ideale per dare sostanza a quello che ad oggi è l’unico punto debole dell’ingranaggio bianconero: l’attacco, spesso sprecone e costretto a dipendere dalle lune di Vucinic, già in buona forma a Bari. Ma che soluzione ideale forse non è, essendo una seconda punta e non una prima, di cui necessiterebbe la Juve. Ma se Robin Van Persie spara cifre da alienato dalla realtà e Gonzalo Higuain preferisce giocarsi le proprie carte al Real Madrid, c’è poco altro da fare.

L’unico appunto, oltre a quello del top player offensivo che, un po’ come Godot, non arriva mai, è quello degli esuberi difficili da piazzare. Come ogni anno, del resto. Le angosce di Marotta nel trovare un acquirente per Amauri la scorsa estate sono divenute leggenda, così come i turbamenti nel regalare un’altra squadra a Iaquinta. L’italo-brasiliano è tornato al Parma, Iaquinta (sponsorizzato dal padre e definito “il top player che la Juve ha già in casa”) è ancora sul groppone.

E poi ci sono Felipe Melo e Ziegler, col primo che interessa in Russia e il secondo, mai nei piani tattici di Conte, ancora senza un serio acquirente. Dettagli comuni a ogni squadra, e la Juve, intenzionata a rimediare ad anni di errori sul mercato, non fa certo eccezione. Ma in una tale oasi di serenità, in casa bianconera motivi per sorridere sono molti di più.

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