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Si va verso un clamoroso ritorno del brasiliano in rossonero. La storia recente del Milan insegna, i fuoriclasse al secondo atto spesso steccano.

Certi amori non finiscono, fanno dei giri immensi e poi ritornano”. Il copyright è di Antonello Venditti, splendida strofa contenuta nell’indimenticabile “Amici Mai”. L’ha presa in prestito Adriano Galliani e il grande Antonello, sebbene tifoso romanista, non se la prenderà di certo. L’amministratore delegato ha aperto così la porta a un ritorno al Milan di Ricardo Kakà, scaricato dal Real Madrid e dalle parti di Milanello mai dimenticato.

Più che “Amici mai”, “Amici per sempre”, anche se le cosiddette  “minestre riscaldate” nascondono sempre delle insidie. Sconsigliate in amore, ma anche nel calcio. Ne sa qualcosa proprio il Milan, scottato dai ritorni di fiamma nell’era Berlusconi (caso Daniele Massaro a parte, poco gradito a Sacchi, decisivo con Capello).

KAKA'-MILAN IN NUMERI
STAG SQUADRA PRS GOL
2003/04 Milan 45
14
2004/05 Milan 51
9
2005/06 Milan 49 19
2006/07 Milan 48 18
2007/08 Milan 41 19
2008/09 Milan 36 16
Tutto cominciò nel novembre 1994: Ruud Gullit, ritornato a Milano dopo una strepitosa stagione alla Sampdoria, chiede di essere ceduto e torna in blucerchiato. Il suo contagioso sorriso, una volta riaffacciatosi a Milanello, era sparito, lasciando spazio a un malessere costante.

Per il Tulipano Nero, grande artefice dei successi dell’era Sacchi e Capello, 14 presenze e 4 gol, i fischi di San Siro e un rapporto con lo spogliatoio mai ricucito dopo il primo addio. Freddo il saluto dei senatori, il solo amico rimasto era Marco Simone (anche per lui un ritorno anonimo nel 2001, con 15 presenze e un solo gol in Coppa Italia), l’unico a cui l’olandese ha telefonato per comunicargli la decisione.

Un addio burrascoso, che ha rischiato di offuscare le sette stagioni in rossonero ricche di trionfi: tre campionati, due coppe dei campioni e altrettanti Intercontinentali i successi più prestigiosi a cui ha contribuito con le sue giocate e i suoi gol.

Rossoneri nemmeno fortunati con il ritorno di due allenatori vincenti come Arrigo Sacchi e Fabio Capello: il tecnico di Fusignano, dopo aver rivoluzionato il calcio mondiale e aver faccio incetta di trofei tra il 1987 e il 1991, cede al richiamo di Silvio Berlusconi e nel dicembre 1996 si siede nuovamente sulla panchina rossonera al posto di Tabarez. L’11° posto finale la dice lunga di come questa minestra riscaldata sia stata indigesta.

In Via Turati, la stagione seguente è quella della rifondazione e ci riprovano con Fabio Capello, il condottiero del Milan degli Invincibili: anche l’allenatore goriziano fallisce miseramente e la squadra termina al decimo posto.

Kluivert, Reiziger e Bogarde è il trio degli olandesi di quei due anni: se si pensa ai connazionali Gullit-Van Basten-Rijkaard si capisce perché si parla degli anni più bui della gestione Berlusconi.

KAKA'-REAL IN NUMERI
STAG SQUADRA PRS GOL
2009/10 Real Madrid 33
9
2010/11 Real Madrid 20
7
2011/12 Real Madrid 40 8
Un altro eroe del Milan sacchiano prima e capelliano poi, è tornato alla base dopo due stagioni negli USA, con la maglia dei New York Metrostars: Roberto Donadoni ha vinto l’ennesimo scudetto, questa volta sotto la guida di Zaccheroni (stagione 1998-99), ma la parabola discendente era ormai giunta al culmine.

Il caso più eclatante rimane quello di Andriy Shevchenko: ceduto solo due estati prima al Chelsea per 45 milioni di euro, il bomber ucraino ritorna a Milano nell’estate del 2008 per rigenerarsi e lasciarsi alle spalle i deludenti anni londinesi. La formula è quella del prestito, il contributo alla causa rossonera è di due gol, uno in Coppa Italia e uno in Coppa Uefa. Un completo disastro, con conseguente ritorno da Abramovich.

Storia simile sembra quella di Kakà: non solo perché entrambi indigesti a José Mourinho, non solo perché hanno scritto pagine memorabili della storia rossonera o perché hanno dato ossigeno alle casse milaniste con le rispettive cessioni.

Ciò che gli accomuna è soprattutto il fatto di essersi persi una volta svestita la maglia del Diavolo, perché Chelsea (con Sheva) e Real Madrid (con Kakà) si sono ritrovati in squadra i fratelli brocchi.

Sì, il brasiliano sarebbe l’ennesima minestra riscaldata: chissà che questa volta non sia come la pasta e fagioli, decisamente più buona il giorno dopo.

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