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Un campionato meno ricco di stelle non è per forza meno divertente. Di necessità virtù: puntare sui giovani per rilanciare il nostro movimento, come la Germania.

Ibra e Thiago se ne sono andati e, come abbiamo ripetuto allo sfinimento, è giusto così. Dal punto di vista tecnico, ovviamente, è una perdita probabilmente non compensabile, ma di fronte a certe cifre (e considerata la crisi economica) non si poteva dire di no a quella offerta sontuosa. Il calcio italiano è più povero? Forse sì.

Ibra era l'ultimo grande nome? Probabile. Anche se Milito, Pirlo, Buffon, Totti, Klose, Robinho, Cavani, Cassano, Cambiasso, Zanetti, Boateng, Pato, proprio pincopallini qualsiasi non sono. In ogni caso, è indubbio che con le partenze dei due ormai ex rossoneri, perdiamo tanto, ma i latrati di disperazione che ascoltiamo da qualche giorno ci sembrano decisamente eccessivi e finanche strumentali.

Anche qualora non dovesse arrivare il famigerato top player alla Juventus, e il Milan decidesse di  colmare le sue lacune offensive con Dzeko, piuttosto che Tevez, o magari pure Damiao, il nostro giudizio non cambierebbe. Il livello del calcio italiano non migliora con un Ibra in più.


Senza top player spazio
all'imprevedibilità dei
nostri giovani di talento
E la dimostrazione più evidente di quanto sosteniamo l'ha data proprio l'ultimo campionato, dove una Juve che partiva dalla retrovie nei giudizi della vigilia, ha strabiliato tutti con un gioco sfavillante, una grinta indefessa e una nuova filosofia (almeno per l'Italia), improntata allo stile Barça. Ci siamo divertiti meno l'anno scorso? Assolutamente no. Anzi, erano anni che non ci divertivamo tanto.

Nella prossima stagione, forse, patiremo in Europa, perché così come le nostre squadre non sono economicamente competitive sul mercato, non lo sono neanche dal punto di vista tecnico al cospetto delle big inglesi, spagnole, tedesche e, ora, pure francesi.

In qualsiasi modo il Milan decidesse di rimpiazzare le sue partenze più importanti, non bisogna dimenticarsi che per i rossoneri – non solo senza Ibra e Thiago, ma pure tanti che ne hanno fatto la storia recente, da Pippo a Rino, da Van Bommel a Nesta – sarà un po' come ripartire da zero. Se, poi, si pensa che possano bastare Giovinco, Asamoah e Isla per dare l'assalto alla Champions, il rischio di andare incontro a magre figure diventa quasi certezza.

Detto tutto questo, lo ripetiamo, non è il caso di fare drammi. Volendo vedere il bicchiere mezzo pieno, questa situazione potrebbe finalmente darci l'opportunità di dare vita ad un profondo rinnovamento: ripartire dai giovani, adesso, non sarà solo uno spot elettorale, ma per fortuna un obbligo. Proprio oggi presentiamo uno speciale sulle

Ci sono passati anche in
Germania, oggi la realtà
della Bundesliga è al top
stelle, stelline e possibili stellone del futuro, ma con Insigne, Immobile, El Sharaawy, Destro, Lamela, Muriel, Jovetic e tutti gli altri, non ci annoieremo di certo.

Uno dei campionati più interessanti, divertenti e combattuti, è quello tedesco: togliendo le stelle del Bayern (poi parliamo di Gomez, Schweini, Robben e Ribery, perché gli altri sono annoverabili tra i buoni giocatori) dei cosiddetti grandi nomi ne vediamo pochini. Eppure, ne siamo certi, nessun tedesco scambierebbe la Bundesliga con un altro torneo: gli stadi son sempre pieni, la passione è al top e il clima impagabile.

L'esempio della Germania non è casuale: loro si sono ritrovati esattamente nella nostra stessa condizione qualche tempo fa e puntando realmente suoi giovani – ma con programmazione, rivoluzionando il settore dei vivai, investendo in strutture e sul mercato con raziocinio e intelligenza – ora si ritrovano un prodotto divertente, ambito e vincente.

Ci sono volute pazienza e pianificazione, ma ora i tedeschi passano alla cassa. In casa, ma anche in Europa. Oggi, più che mai, per noi è quello l'esempio da seguire.

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