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La società nerazzurra ha 'tagliato' fuori Julio Cesar e Stankovic, ha rescisso il contratto con Lucio e sta cercando di piazzare Maicon: perché non fare cassa nell'estate del 2010?

Fa un certo effetto vedere gente che ha scritto pagine memorabili della storia nerazzurra trattata come un peso di cui disfarsi al più presto. Il quasi 33enne Julio Cesar nemmeno convocato per il ritiro di Pinzolo, lui che in 6 stagioni di Inter è stato uno dei principali artefici dei trionfi. Ne ha fatte di parate Julio per portare l’Inter sul tetto del mondo, solo poco più di due anni fa.

Il connazionale Maicon (31 primavere il 26 luglio) ha percorso chilometri e chilometri, sfornato assist e segnato gol memorabili (chiedere a Juventus e Milan), mentre oggi ha la valigia in mano e non si vede l’ora di sbolognarlo a qualche ricco club (Real Madrid) che gli può garantire lo stesso faraonico ingaggio che percepisce da Moratti, circa 4,5 milioni di euro. Viste le sue dichiarazioni da nuovo giocatore della Juventus, non si è sentito trattato bene nemmeno Lucio (34), uno che in tre anni all’Inter avrà detto sì e no tre parole in croce ai media e che al primo incontro con la stampa nella sua nuova avventura ha sparato una bordata (“gli scudetti della Juve sono 30”) che i tifosi nerazzurri difficilmente dimenticheranno, mentre dimenticheranno più facilmente che il brasiliano è stato uno degli eroi di quell’indimenticabile Triplete del 2010.


JC, Maicon, Lucio e Stankovic: l'Inter 'svende' protagonisti del Triplete
Dalle parti della Pinetina nemmeno Dejan Stankovic (34 a settembre) è visto di buon occhio, con i suoi oltre 3 milioni di euro di ingaggio: se arriva un’offerta, le 10 stagioni in riva al Naviglio diventeranno solo un dolce ricordo. Buonuscite, cartellini gratis, contratti in essere stracciati, tutto in nome dell’austerity.

Bisognava capire che le lacrime di José Mourinho e Marco Materazzi fuori dallo stadio Bernabeu non sancivano solo l’addio del tecnico portoghese, ma rappresentavano anche l’addio a una squadra che aveva dato tutto il meglio di sé, spremuta e stremata e che, con coraggio e lungimiranza, doveva essere ridisegnata. Quando la fame passa, è normale che le motivazioni vengano meno.

E allora Maicon era uno di quelli da lasciar partire, con il Real Madrid pronto a pagarlo a peso d’oro. Lo stesso Julio Cesar, reduce da una stagione stratosferica, aveva un certo numero di pretendenti (Manchester United su tutte). Per non parlare di Diego Milito, per il quale il Real (sempre lui) era pronto a sborsare 40 milioni di euro: ora il 32enne Principe è un idolo assoluto, ma il suo stipendio pesa come un macigno sulle casse societarie.


Milito e non solo: che errore non cedere alcuni pezzi nel momento migliore
Mancavano forse gli estimatori a Eto’o e Sneijder? Si poteva anche risparmiare congedando Materazzi, ormai impiegato con il contagocce, e provare a monetizzare qualcosa con Muntari, regalato poi lo scorso gennaio al Milan. Ovviamente sarebbe stato da pazzi privarsi di tutti, ma qualche cessione eccellente, anche se impopolare, ci stava. Invece è prevalso il senso di gratitudine, chi ha bussato alla porta di Moratti non ha trovato resistenza al ritocchino (e all’allungamento) contrattuale e l’unico ad essere sacrificato nel nome del fair play è stato il talento di Mario Balotelli, che aveva rotto con compagni e tifosi.

Una plusvalenza, ma anche una minusvalenza pesante come la cessione del disastroso Quaresma in Turchia. Si doveva capire che con l’addio dello Special One il giocattolo si era rotto. Qualche sacrificio eccellente e doloroso post Triplete sarebbe stato preferibile all’immobilità degli ultimi anni, avrebbe creato malumore tra i tifosi, ma l’opera di restyling sarebbe cominciata prima e ora i frutti sarebbero quasi maturi. Poi magari il campo consegnerà un’Inter competitiva e spettacolare. Per ora di certo c’è solo che il contagioso sorriso di Julio Cesar è solo un ricordo…

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