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In un panorama via via più povero di stelle, il Matador si candida ad essere l'attaccante di grido del nostro campionato. Per lui la prossima sarà una stagione cruciale...

Sarà più che mai 'MatadOro'. In una serie A impoverita come non mai, al momento è Edinson Cavani l'unico vero, grandissimo centravanti del campionato italiano. Forte, completo, nel fiore degli anni: solo 25. Tanto di cappello al principesco Milito, rinato nell'ultima stagione, e all'inossidabile Klose; parliamo, però, di due 33enni, che non hanno di certo davanti a loro una carriera molto lunga.

Lo stesso dicasi per Di Natale, che di anni ne farà 35 ad ottobre: età a parte, Totò si è dimostrato immenso a Udine, molto meno quando ha varcato i confini del Friuli (ci riferiamo alla sua esperienza in Nazionale, a scanso di equivoci). E poi gli altri, allargando il discorso anche a coloro che non sono esattamente delle prime punte: Vucinic, classe pura ma concentrata, più o meno, in una partita su quattro, un Pato che è fatto, evidentemente, di cristallo ed uno Jovetic potenzialmente fortissimo, ma che ha ancora tutto da dimostrare.

Cosa che Cavani ha fatto alla grande, nel suo fantastico biennio napoletano. 66 perle, dicasi 66, che lo hanno posto già al nono posto nella classifica dei goleador azzurri di tutti i tempi. Al primo posto c'è un 'certo' Dieguito, subito dietro l'uruguagio c'è Marek Hamsik. Saranno proprio loro due, il Matador e lo slovacco, i fari del nuovo Napoli orfano di Lavezzi, volato tra le braccia di quel PSG che sta razziando mezza serie A, rendendola microscopica come non mai.

Con Ibrahimovic sulla strada di Parigi – che coppia col Pocho! - lo scettro di miglior attaccante del campionato può andare tranquillamente tra le sapienti braccia di Cavani. L'uomo di Salto, che il salto (di qualità) lo ha fatto andando a Napoli, trovando un Mazzarri che ha tirato fuori il goleador 'latente' che era in lui, è atteso dalla stagione della vita. Dovrà dimostrare di essere in grado di far valanghe di reti anche senza il Pocho (chè i detrattori sono già lì, pronti a dire: "Avete visto? Senza l'argentino..."), provando a guidare il Napoli in una nuova dimensione. Quella delle grandi, mentre lui, grande, lo è già diventato. Non si mettono a segno tutti quei goal per puro caso, e con quella varietà di colpi, poi.

Cavani è rimasto in azzurro, nonostante il corteggiamento serrato da parte della Juve e delle big inglesi. In riva al Golfo, ha scoperto quella che è la sua autentica vocazione, 'sforacchiare' le reti avversarie. A Palermo giocava lontano dalla porta, di portieri ne bucava molti di meno, anche se, quando ci riusciva, erano quasi sempre marcature d'autore. Forse, per essere un grandissimo al 100%, gli manca solo la consacrazione in nazionale, dove raramente ha offerto il meglio del suo repertorio. Forlan – quello bravo, non il cugino scarso visto all'Inter – e Suarez gli hanno fatto spesso ombra.

Tutt'altra storia a Napoli, dove viene servito e riverito come un re. Dove, anzi, è 'Il Re', a maggior ragione dopo l'addio del Pocho. Quest'anno niente Champions, ma con l'Europa League Cavani ha l'occasione per migliorare ulteriormente il proprio primato di goleador-principe azzurro nelle coppe europee. Per ora è a 12 centri, 4 in più di Careca. E l'uomo dei record ha voglia di crescere. In fondo, il bello deve ancora venire. Al resto dovrà pensarci il presidente De Laurentiis, chiamato a costruire finalmente il Napoli della svolta. In cui, per gli anni a venire, non potrà mai mancare un artista del goal come il pio Edi.

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