Il passaggio di Verratti al PSG è l'emblema della decadenza del calcio italiano: prima il Pallone d'Oro Papin faceva panchina, adesso i pochi talenti scappano via.
Le possibili 'fughe' di Astori e Verratti verso la Russia e la Francia, sono l’ennesima dimostrazione della decadenza che sta vivendo il calcio nostrano.E’ indubbio che il calcio italiano stia attraversando il suo momento di maggiore crisi dagli anni ‘50 ad oggi: non ci sono più soldi e quindi i campioni si tengono bel lontani dal Belpaese. Anni fa era impensabile che un calciatore italiano potesse emigrare, gli unici esempi vedevano protagonisti giocatori che ormai in Italia avevano dato tutto e decidevano di chiudere la loro carriera in altri lidi.
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Non era da meno la Lazio, che trionfava in Italia ed in Europa con gli acquisti miliardari di Hernan Crespo e Juan Sebastian Veron, né la Fiorentina che prendeva agevolmente Stefan Effenberg, il giocatore più rappresentativo del Bayern Monaco, e Andrei Kanchelskis stella del Manchester United.
Ma non erano soltanto le grandi a piazzare colpi ad effetto, dal momento che il Torino era in grado di strappare in pochi minuti i campioni persino al Real Madrid, come nel caso di Martin Vasquez, componente della mitica “Quinta del Buitre”, il Parma portava via da Barcellona il Pallone d’Oro Hristo Stoichkov, il Bari acquistava il capitano dell’Inghilterra David Platt, il Pisa vantava Carlos Dunga in organico ed il Verona dava la maglia numero 10 a Dragan Stoijkovic leader assoluto dell’immensa Stella Rossa di Belgrado. Gli unici grandi campioni che tra la fine degli anni ’80 e la prima metà degli anni ’90 non calcarono le scene del calcio italiano furono l’implacabile goleador inglese Gary Lineker e l'assoluto fuoriclasse Romario.
A fine anni ’90, però, la musica cambia e l’Italia diviene terra di conquista, subendo il sorpasso della Premier League e poi della Liga.
Oggi la situazione è catastrofica, nessuno vuole più giocare nel campionato italiano ed anche quelli che prima erano considerati campionati minori (Francia e Russia) ci portano via i nostri talenti e l’ultimo campione in ascesa acquistato da un’italiana è datato 2000, ossia quando la Juventus prese David Trezeguet.
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Ronaldinho, Ronaldo, Figo e Beckham, campioni eccelsi e di livello straordinario, arrivarono in Italia quando ormai avevano dato quasi tutto. Nel frattempo la Liga ci portava via i due migliori calciatori dell’ultimo decennio: Zidane e il miglior Ronaldo, rifilandoci un Rivaldo ormai spompato.
Via via l’esodo è stato continuo e adesso gli altri ci portano via quel poco di buono che è rimasto, così la Francia ci soffia Pastore, Lavezzi e forse Verratti, l’Inghilterra Shevchenko e poi Balotelli, la Spagna Sanchèz e Kaka. E ora si ci mette pure la Russia, prima con Eto’o e poi, forse, con Astori.
Ma non si può far altro che prenderne atto. Economicamente valiamo poco e quindi non attraiamo più e dobbiamo accontentarci degli scarti e delle seconde scelte. L’unico parziale rimedio sarebbe quello di puntare su campioni in erba, con la consapevolezza che, prima o poi, ci porteranno via anche quelli.
Il gap con inglesi e spagnole è abissale ed in Europa paghiamo dazio. Ma resta viva la speranza che, un giorno, magari non troppo lontano, potremmo dire nuovamente di essere tornati Re.


