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Il club azzurro è stato finora praticamente immobile. Serve uno scatto in avanti: questa squadra ha bisogno di 5-6 innesti per inserirsi nella lotta tricolore.

Fermo. Al palo. Il mercato del Napoli è stato finora all'insegna del minimalismo. Il riscatto di Pandev, il ritorno alla base del 'Magnifico' Insigne, e poco altro. L'idea era quella di presentare a Dimaro, martedì prossimo, una squadra, se non completa, almeno vicina a quella che sarà il Napoli 2012-13. E invece, a meno di colpi d'artificio nel prossimo weekend, non sarà affatto così. Preoccuparsi il 6 luglio è un tantino prematuro, ma cotanto immobilismo non può non far venire dei dubbi.

Il prossimo, come si sa, sarà un anno cruciale per il club azzurro. La vittoria della Coppa Italia è stata solo un primo passo, un punto di partenza. Ora serve il famoso salto di qualità. Lo abbiamo detto tante volte, in passato, e adesso non ci si può più tirare indietro.

A De Laurentiis è richiesto di costruire una squadra con i controfiocchi. La solfa dello 'stiamo bene così, c'è poco da aggiungere', soprattutto quest'anno, ha poco senso. La verità è che il patron deve dire chiaro e tondo come stanno le cose, quali saranno gli obiettivi.

La missione è migliorarsi di poco, dunque lottare per entrare tra le prime tre – traguardo sfuggito lo scorso anno – oppure provare finalmente ad inserirsi nella lotta scudetto? Il nodo è quello, c'è poco da fare. Di certo, con i Gamberini della situazione, la seconda opzione sembra da escludere. Già se parliamo di Behrami, siamo un passo più avanti, per la duttilità e le capacità polmonari dello svizzero.


Al Napoli serve un salto
di qualità, e il mercato
dovrà renderlo possibile

De Laurentiis, protagonista in Lega di un'inqualificabile caduta di stile (“Le metto le mani addosso...”, rivolto ad un cronista), ha bocciato Jovetic, dicendo che è sempre rotto. Tipica dichiarazione di chi si tira indietro dinanzi ad un investimento che non può o non vuole affrontare. Ma il presidente quanta voglia ha di investire?

L'uomo è lunatico, imprevedibile nel bene e nel male. Tra una minaccia ad un collega e il progetto di comprare un nuovo club all'estero, il 'DeLa-pensiero' ha toccato due estremi. Forse sarebbe il caso di concentrarsi sulla missione-rafforzamento, che al momento vede il Napoli in colpevole ritardo. A nostro avviso, questa squadra ha bisogno di 5-6 innesti per puntare in alto: un paio di difensori, un esterno (due se Dossena persisterà nella sua involuzione...), un mediano ed una punta.

Su Lavezzi ci siamo già espressi. Tecnicamente parlando, è un'operazione che lascia perplessi, visto che il Pocho è nel pieno della carriera e lo ha dimostrato in Champions, dove si è consacrato come attaccante di livello internazionale. Quella dell'argentino, peraltro, è una vicenda densa di implicazioni, economico-sentimentali in primis.

La ricchissima offerta del Psg, i dissapori, veri o presunti, con una parte dello spogliatoio, l'ansia per l'invadenza tifosa: un cocktail micidiale, che ha prodotto l'addio di un calciatore che, molto probabilmente, verrà rimpianto. L'importanza di Lavezzi, del resto, è ben esemplificata da un dato: per sostituirlo, in pratica, sono stati scelti ben tre giocatori. La classe matura di Pandev, i furori giovanili di Insigne, l'estro misterioso di Vargas.


Inutile cercare in giro
altri Lavezzi, piuttosto
serve un vice Cavani

L'ideale, a questo punto, sarebbe prendere una punta di complemento. Inutile cercare in giro altri Lavezzi, ma un attaccante fisico, buono anche a partita in corso, serve come il pane. Cavani, che alla fine rimarrà a Napoli, ha bisogno di un alter ego. E di riposo: due anni fa i Mondiali, lo scorso anno la Coppa America, ora le Olimpiadi. Un tour de force infinito.

Proprio il futuro del Matador è stato ed è tuttora un nervo scoperto di De Laurentiis. Trattenerlo a Napoli sarà uno sforzo economico non indifferente, ma del resto è proprio questo che il patron deve fare, se vuole costruire una squadra in grado di dar fastidio alle primissime della classe. Anzichè maltrattare i colleghi, pensi a fare un grande Napoli.

La gente lo merita. E pure un campionato sempre più piccolo e provinciale.

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