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L'estate 2012 sarà caratterizzata da un profondo cambio generazionale per le due società meneghine: stesso intento, diversa la strada intrapresa...

Gli addii, si sa, non sono mai semplici: possono essere tristi, emozionanti, malinconici, violenti, improvvisi, oppure consumati lentamente, con indifferenza. Spesso sono l’unica strada percorribile, quella che la ragione ci obbliga a percorrere incurante dei sussulti del cuore. Milan e Inter quest’anno non hanno potuto fare a meno di salutare alcuni dei campioni che hanno fatto la storia recente di questi due club, scegliendo però due sentieri ben distinti.

Celebrazioni in grande stile hanno accompagnato l’addio dei tanti senatori rossoneri che con l’ultimo match di campionato contro il Novara hanno concluso ufficialmente la loro pluriennale avventura: la società e la tifoseria hanno omaggiato con affetto e riconoscenza in particolare Gattuso, Nesta e Inzaghi, tre pilastri del plurivittorioso Milan dell’ultimo decennio.

Non ha potuto ricevere lo stesso caloroso saluto Clarence Seedorf, che ha deciso soltanto diversi giorni dopo la fine della stagione di lasciare definitivamente il Milan. Una situazione più unica che rara in casa Milan, se si pensa che anche Pirlo lo scorso anno, nonostante fosse ormai nell’aria la sua firma con la Juventus, venne congedato con tutti gli onori del caso da tifosi e compagni nell’ultima di campionato a Udine.

Radicalmente opposta la politica dell’Inter, che nell’anno in cui ha deciso di fare tabula rasa e di avviare un profondo ringiovanimento della rosa ha preferito puntare più alla sostanza che alla forma. Salutato senza troppi complimenti Lucio, al quale è bastato il tempo di schioccare le dita per prendersi una piccola ‘rivincita’ firmando con la Juventus,  adesso sembra avvicinarsi l’ora di Julio Cesar e Stankovic.


Le differenze tra Milan e Inter negli addii? Il 'tatto' e il tempismo
Il portiere brasiliano, per anni il migliore al mondo al pari di Buffon, si è visto sfilare la maglia da Handanovic e attende sbalordito la fine del rapporto con l’Inter. Stessa sorte per Stankovic, che come JC sperava di continuare ancora in nerazzurro ma è stato escluso persino dalla lista dei convocati per il ritiro. Il serbo ora chiede chiarezza, la sua è la situazione probabilmente più incerta. Dalle porte girevoli della Pinetina il prossimo ad esser sputato fuori potrebbe invece essere Maicon, sul quale si sono tuffati Chelsea e Real Madrid, attratte dai saldi della bottega di Corso Vittorio Emanuele.

Le differenze tra Milan e Inter non si limitano però al ‘tatto’ con il quale si è arrivato al divorzio con i ‘vecchietti’ della rosa, ma riguardano soprattutto il tempismo delle decisioni: i rossoneri hanno preferito aspettare la scadenza naturale dei contratti per salutare i propri senatori mentre la società di Moratti sta congedando gli eroi del ‘Triplete’ con rescissioni contrattuali e cessioni forzate. Non a caso il solo Cordoba, che era in scadenza di contratto e aveva già deciso con largo anticipo di chiudere la sua carriera, ha ricevuto in occasione del derby di ritorno il giusto omaggio per i tanti anni trascorsi in nerazzurro.

Milan e Inter hanno scelto dunque due modi diversi per affrontare questa difficile estate caratterizzata da un cambio generazionale che sembrava ormai necessario: programmata e annunciata la scelta di voltar pagina da parte dei rossoneri, drastica e per certi versi inattesa la decisione dei nerazzurri di forzare e anticipare i tempi degli addii. L’intento, per entrambe, è quello di ringiovanire la rosa, abbassare i costi di gestione e d i rimettersi al passo della Juve e delle più moderne società d’Europa. L’Italia resta un ‘paese per vecchi’, a Milano però qualcosa sta cambiando…

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