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Così come ha fatto lo scorso anno la Juventus, l'Inter ha improntato il proprio mercato sull'acquisto di giocatori che conoscono già il campionato italiano: basterà?

Un pezzo dopo l’altro, di mattone in mattone, l’Inter che ha vinto solo poco più di due anni fa il Triplete è sul punto di rimanere un dolce ricordo. In principio fu Balotelli, poi è stato il turno di Eto’o, Pandev, Thiago Motta, ora tocca a Lucio, Maicon e Julio Cesar. A dire il vero il portiere brasiliano non vuole andarsene, ma l’arrivo di Handanovic è un chiaro segnale di come dalle parti di Appiano Gentile non sia più il benvenuto.

Un senso di tristezza e una certa inquietudine sta attraversando gli animi dei tifosi interisti, anche perché la campagna acquisti sarà sulla falsariga delle recenti, ovvero niente top player ma solo (sulla carta) buoni giocatori. Palacio, Handanovic e Silvestre sono i primi tasselli, gente che fino a qualche stagione fa Moratti avrebbe comprato in una mezzoretta mentre ora, con i tempi (grigi) che corrono, ci vogliono riunioni fiume per limare anche di pochi euro il costo del cartellino. I tifosi mugugnano, guardano in direzione Torino e vedono aumentare lo spread con i campioni d’Italia, che hanno ritrovato un certo appeal e mettono a segno un colpo dopo l’altro (e da quelle parti sì che aspettano il top player).


Spendere parecchi milioni per cambiare portiere era proprio necessario?
Questa Inter costretta all’austerity sembra che si stia indebolendo, invece che rinforzarsi, nel nome del contenimento dei costi. E con pochi soldi in cassa, non è nemmeno facile capire l’avvicendamento tra i pali: se Julio Cesar se ne andrà lo farà presumibilmente con una rescissione (e magari una buonuscita), per un risparmio massimo di 9 milioni di euro netti in due anni, la dura del contratto. Handanovic, intanto, è costato 11 (più la comproprietà di Faraoni) e ne guadagnerà due netti (più i bonus) per i prossimi 4 anni.

E’ vero che è di cinque anni più giovane, ma è altrettanto vero che si tratta di un’operazione onerosa e che questi soldi sarebbero potuti essere spesi in un altro reparto (a centrocampo, per esempio). Un acquisto solo dopo una cessione, è questa la chiara politica in casa nerazzurra. E allora ecco che appena Maicon passerà al Chelsea, arriverà uno tra Debouchy e Kolarov. A centrocampo è ormai fatta per l’onesto (e nulla più) Mudingayi. In attacco, oltre a Forlan, ha le valigie in mano anche Pazzini: Destro è l’obiettivo, ma la concorrenza è tanta. Nomi che difficilmente infiammeranno i tifosi, tanto che il traguardo dei 36 mila abbonati della passata stagione sembra una chimera.


Handanovic, Silvestre, Palacio: l'Inter punta sulle loro motivazioni
Pirlo a parte, la Juventus di Conte ha vinto il campionato con acquisti azzeccati ma non altisonanti: ottimi giocatori (Vucinic e Vidal) e gente giusta al posto giusto (Lichtsteiner, Giaccherini e Caceres). La politica nerazzurra sembra essere la stessa, con la differenza che a Torino i pochi campioni che avevano non li hanno lasciati andare (Buffon e Marchisio), mentre ad Appiano Gentile è in corso un’epurazione, un’autentica rivoluzione.

I tempi sono cambiati, il Triplete ha placato la gola di Moratti, che ora non ha più fretta (e voglia) di vincere. Giocatori motivati (e chi arriva da Udinese, Palermo e Genoa non può non esserlo) uniti a giovani affamati da inserire gradualmente: è questo il progetto intrapreso, la strada che verrà percorsa fino alla costruzione del nuovo stadio. Quando ci saranno più soldini e si potrà tornare a competere a 360 gradi: ora squadre come Barcellona e Real Madrid sono inarrivabili e non resta che sgomitare a fatica per il primato nazionale. Per un torneo con sempre meno appeal, ma che ci piace credere che sia il più difficile del mondo: intanto la maggior parte dei campioni gioca altrove…

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