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L'Editoriale di Maurizio Compagnoni - Un'Italia esaltante, Pirlo&Balotelli mettono sotto anche la superfavorita Germania

Maurizio Compagnoni, telecronista di punta di Sky, commenta i temi più importanti di Euro 2012 per Goal.com, con un occhio di riguardo per l'Italia di Prandelli.

 Maurizio Compagnoni
Editorialista di Goal.com per Euro 2012  

Bello come nel 2006, forse di più. Se non come emozioni, come prestazione. Perché all’epoca giocammo un grande supplementare contro una squadra buona ma non irresistibile. Questa volta per 80 minuti siamo stati straordinari contro la grande favorita dell’europeo, quella che –parere unanime- avrebbe dovuto dominare il torneo.

La crescita dell’Italia è stata clamorosa ma non casuale. E’ un dato di fatto inconfutabile: quando arriviamo al grande appuntamento tra mille polemiche, quando tutto il mondo sembra puntare il dito contro di noi, ci trasformiamo. E’ accaduto nel 1978 in Argentina, nel 1982 in Spagna, nel 2006 in Germania. Avevamo giocato benissimo contro l’Inghilterra, peccando di concretezza. Ci siamo superati contro la Germania, anche se, in vantaggio di due gol, abbiamo fatto di tutto per tenere in partita i tedeschi, sciupando l’impossibile. Ma intanto Mario Balotelli aveva giustificato il soprannome di “SuperMario” con due gol super, il secondo un capolavoro di tecnica e potenza. Si era detto alla vigilia dell’Europeo: abbiamo una buona squadra, possiamo crescere ma non potremo prescindere dagli acuti di Mario Balotelli.

E sul più bello gli acuti stanno arrivando: il gol della sicurezza contro l’Eire, il rigore contro l’Inghilterra, la doppietta alla Germania.

Sono arrivati anche gli acuti di Balotelli: alla vigilia degli Europei dicevamo che non avremmo potuto prescindere da lui

Fino alla semifinale avevamo il portiere più forte del mondo (Buffon), una buona difesa (formidabili Barzagli e il bistrattato Bonucci), un centrocampo super (Pirlo da urlo). L’unica pecca era l’attacco. Ora che si è sbloccato Balotelli non abbiamo punti deboli, pur in assenza di un trequartista di ruolo. Ma la crescita di Montolivo è evidente, più adatto a giocare tra le linee rispetto a Thiago Motta.

Contro la Germania abbiamo ammirato una Grande Italia, superiore a quella che aveva incantato contro l’Inghilterra. Superiore perché l’avversario era decisamente più forte. Il ct tedesco ci ha messo del suo con delle scelte discutibili: Ozil fuori ruolo, Podolski (oltre 100 partite in nazionale a 27 anni, mah) preferito a Reus. Prandelli, al contrario, non ha sbagliato nulla. Eppure c’è chi insiste nel ritenere marginale il ruolo dell’allenatore. Sarebbe interessante ascoltare il parere dei tifosi della Fiorentina che hanno dovuto ingoiare tanti bocconi amari nelle ultime due stagioni, pur con una squadra quasi al livello di quella di Prandelli. Che invece in nazionale ha ereditato un gruppo frastornato dal fallimento sudafricano. Ha puntato sulla qualità, su un calcio propositivo, non ha mai chiesto ai suoi di arretrare, neanche contro la favoritissima Germania.

Pirlo non è mai stato così forte: adesso è superiore anche a Xavi e Iniesta. E con De Rossi e Marchisio abbiamo un centrocampo perfetto

Abbiamo avuto momenti di calcio spettacolare, esaltati dal talento di Balotelli e trascinati da un Pirlo stratosferico. Altro che giocatore sul viale del tramonto. E’ il miglior Pirlo di sempre, in questo momento il centrocampista più forte al mondo. Più forte anche di Xavi e Iniesta. Il suo calcio è poesia, i tedeschi sono rimasti abbagliati dal suo talento. Lo pressavano e lui si faceva beffe di tutti: gli avversari da una parte e lui, palla al piede, dall’altra. Al suo fianco un grande De Rossi (ma non era acciaccato?) e un ottimo Marchisio. A centrocampo siamo straordinari. Ho scritto dopo l’Inghilterra che solo la Spagna ha un centrocampo superiore al nostro. Dopo aver visto Pirlo, De Rossi e Marchisio contro i tedeschi comincio a sospettare che siamo a quei livelli, forse addirittura più forti.

E la finale potrebbe decidersi proprio in mezzo. Anche se alla fine conta chi fa gol. Del Bosque ama giocare senza centravanti. Prandelli la prima punta la schiera e si chiama Balotelli. Un oggetto misterioso solo un paio di settimane fa, un uomo determinante adesso. Non avrà il killer instinct che ti consente di trasformare in rete le palle sporche, le mezze occasioni. Ma calcia in porta come pochi, ha forza fisica e talento. E da qualche giorno sembra aver acquistato pure la mentalità giusta per essere decisivo. Domenica la finale contro la Spagna che abbiamo spaventato all’esordio. E noi, rispetto a quella partita, siamo diventati molto più forti.

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