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Tra sussurri e suggestioni, fa discutere il possibile approdo di Supermario in bianconero. Scenario tanto improbabile quanto affascinante...

La presunta trattativa Balotelli-Juventus non è un inedito assoluto, se ne era già parlato in passato dopo una delle visite di Raiola al quartier generale bianconero. Al tempo sono piovute smentite e tutto era stato ricondotto a questioni di secondo piano tra i tanti interessi del potentissimo Mino (Bouy, Pogba e tanti altri).

Nonostante l’ennesima smentita di rito, dagli ultimi rumors, però, quattro chiacchiere a proposito di SuperMario, il classico sondaggio senza impegno, è stato fatto. Più un’offerta di Raiola verso la Juventus, che viceversa, ma comunque un contatto, un abbozzo, un colloquio informale, chiamatelo come credete.

Una trattativa morta sul nascere, anzi, probabilmente mai nata, ma comunque suggestiva, intrigante e mediaticamente dirompente (come sempre quando c’è Mario di mezzo). Questo per tutto ciò che riguarda il contorno, il colore e l’aspetto extracalcistico della vicenda, ma se volessimo guardarla solo con occhio professionale e limitarci alle questioni puramente tecnico-tattiche?

Ci verrebbe da violare il manuale del perfetto giornalista e rispondere con un’altra domanda: perché no? Ribadiamo, si parla sempre per ipotesi e siamo quasi certi che rimarrà esclusivamente una suggestione di fantamercato, ma ad analizzarla nel dettaglio, avrebbe una sua logica.


Se c'è un club in grado di
gestire uno come Mario,
quello è proprio la Juve
Balotelli sicuramente non è un soggetto facile da gestire, ma se c’è una società almeno in grado di provarci, questa è la Juve. Il rapporto Conte-Mario prometterebbe già scintille, ma il tecnico bianconero ha già dimostrato essere specializzato nell’arte del “bastone e della carota”.

Anche Mancini ha avuto le sue difficoltà, ma bisogna sempre ricordarsi che parliamo di un talento di 22 anni, che non ha avuto un’infanzia facile e che dall’età di 18 è stato ricoperto di soldi, attenzioni e circondato da tutti quei clown che bazzicano nel sottobosco del circo più pazzo del mondo alla ricerca di qualche briciola da raccogliere.

Detto tutto questo, c’è anche un processo di maturazione personale che Mario sta percorrendo, nonché uno sviluppo tecnico-tattico che – finalmente – sta facendo intravedere le stigmate del predestinato, quelle che da tempo gli erano state preconizzate ma che faticavano a manifestarsi.

Marotta è stato chiaro, in sintesi: un giovane che si adatti al progetto, con ampi margini di miglioramento, dal costo e dall’ingaggio non esorbitanti. Ora, di Mario si può dire tutto ma non che non abbia talento, per di più in gran parte inespresso. La trattativa non sarebbe “economicissima”, ma probabilmente più abbordabile di quella relativa agli altri Top Player identificati.


Con Mario là davanti, la Juve sarebbe ancor più giovane e competitiva
Cavani, Torres, Higuain, Suarez e compagni cantante, sembrano ogni giorno più lontani e il rischio che, alla fine, sia un “Destro” ad essere dato in pasto a giornali e tifosi come il fuoriclasse in grado di far fare il salto di qualità, diventa sempre più incombente.

Dunque, ripetiamo la domanda: perché no? Da un punto di vista tecnico-tattico non ci sarebbero ostacoli – perché Balotelli risponde esattamente all’identikit dell’attaccante di cui Conte ha bisogno – il problema è che quasi certamente resterà esclusivamente una suggestione di mercato. E il motivo è da ricercarsi, ancora una volta, nel “caratteraccio” di SuperMario, nella sua indolenza che non gli fa rincorrere l’avversario come il mister gli chiederebbe e nella sua presunta incapacità di fare gruppo.

Un valore sul quale Conte ha costruito uno Scudetto e che non sarebbe disposto a barattare per avere un potenziale fuoriclasse, neanche a prezzo di saldi. Giusto così, per carità, ma – da amanti del calcio - ci rimane il rammarico di quello che sarebbe potuto essere e non sarà.

Perché con un Balotelli là davanti, la Juve sarebbe ancora più giovane e italiana, davvero fortissima, completa in ogni reparto, in grado di aprire un ciclo in Italia, ma anche in Europa.

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