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Non esiste alcuna logica dietro alla cessione del brasiliano se non quella di bilancio: venderlo al PSG è il modo più immediato per far respirare le casse.

Notti insonni, emicranie, e un sentimento di rassegnazione-frustrazione che si fa sempre più acuto: la parola ‘bilancio’ sta tormentando Adriano Galliani, che dopo 26 anni di vacche grasse si trova a dover fronteggiare la più grande crisi economica della storia del Milan targato Berlusconi.

Il fair play finanziario è una scure ingombrante, i ‘regali presidenziali’ sono ormai un ricordo e da diversi anni l’amministratore delegato rossonero, uno dei pochi’ fuoriclasse della scrivania’ del calcio europeo, è costretto a operare sul mercato con astuzia, sapienza e tanta fantasia.

Stavolta però la mancanza di liquidità non influirà soltanto sul mercato in entrata ma condizionerà molto probabilmente anche quello in uscita: è solo ed esclusivamente per quel -67,3 milioni fatto registrare alla chiusura del bilancio dell’esercizio del 2011 che Galliani sta trattando la cessione di Thiago Silva con il Paris Saint Germain.


Mai come in queste ore
sembra concreto l'incubo
del ridimensionamento
Inutile proporre altre spiegazioni, assolutamente fuori luogo fare paragoni con gli addii illustri del passato: se il brasiliano dovesse lasciare il Milan l’unica vera motivazione sarebbe l’esigenza impellente e ormai acclarata di tappare quell’enorme falla che ha reso il lavoro di Galliani più ingrato che mai.

Thiago Silva va verso i 28 anni (li compirà a settembre) ed una cifra del genere è da considerarsi una rarità per un difensore, ma in altri tempi l’offerta da quasi 50 milioni di euro che il Psg ha presentato in queste ore sarebbe stata cortesemente respinta senza batter ciglio.

E’ già da qualche anno però che il Diavolo si presenta al gran galà con uno smoking in affitto, imbucandosi alle feste d’elite senza poter permettersi di pasteggiare a caviale e champagne: l’eventuale rinuncia a Thiago rischierebbe seriamente di far crollare questo fragile castello di carte.

Mai come in queste ore l’incubo ridimensionamento sembra essere concreto: riuscire a restare nella lotta al vertice in Italia, considerando le acque in cui naviga il calcio nostrano, è realisticamente possibile, ma sembra francamente fuori luogo ipotizzare di tornare protagonista in Europa davanti alla cessione di quello che è indiscutibilmente il miglior difensore al mondo.

Il maxi-assegno che il club parigino sembra pronto a versare nelle desolatamente vuote casse rossonere permetterebbe sì di coprire il buco in bilancio, aprendo però al contempo un’enorme e difficilmente colmabile voragine tecnica.


Più di Pato e Ibra, Thiago
Silva è la via più rapida
per risanare il bilancio
Potendo scegliere Galliani infiocchetterebbe Ibrahimovic, scaricherebbe Pato ma sembra che l’unica vera soluzione per poter mettere a posto i conti e al tempo stesso condurre in porto una campagna acquisti mirata sia quella di sacrificare Thiago Silva. E’ forse anche per questo che la trattativa potrebbe realmente andare in porto in questa primissima fase del mercato, per consentire di poter sbloccare altre operazioni in entrata al momento più opportuno, senza doversi affannare in colpi last-minute.

Il brasiliano però è per la difesa ciò che Messi rappresenta per l’attacco: l’eccellenza assoluta, inavvicinabile per chiunque altro in circolazione. In una parola, insostituibile. Lasciarlo andar via significherebbe rassegnarsi all’idea di dover indebolire la squadra, di rinunciare in partenza a quello che sarebbe dovuto essere il pilastro portante della rifondazione più radicale della storia del Milan.

Il momento dei saluti, stando a quanto affermano con decisione d’Oltralpe, sembra ormai vicino ma fino a quel giorno Thiago è da considerarsi il ‘Capitan Futuro’ rossonero, nuovo leader e simbolo del Diavolo. Una bandiera che rischia però di esser ammainata ancor prima di cominciare a sventolare…

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