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Il match-winner che ha condannato l'Olanda era stato scartato dall'Ajax. La squadra di Olsen sogna di ripercorrere le gesta del trionfale Euro ‘92.

Il 22 giugno 1992 la Danimarca sconfiggeva ai rigori l’Olanda di Van Basten, Rijkard e Bergkamp e approdava alla finale dell’Europeo, poi vinta, contro la Germania. Adesso, a vent’anni di distanza, la formazione allenata da Morten Olsen supera di nuovo gli Orange e inizia a credere in una nuova impresa.

I tre punti arrivati ieri sono frutto di una prova di carattere e disciplina, che incarna appieno la filosofia di Olsen, sulla panchina della Danske Dynamite dal luglio 2000. La gara, tra l’altro, ha ricordato a larghi tratti la sfida inaugurale di Euro 2004, quando la compagine scandinava riuscì a imbrigliare l’Italia di Trapattoni, con un robusto centrocampo e un attento gioco di rimessa.

A differenza di quell’occasione, ieri, la Danimarca ha trovato la via del gol, grazie a un’invenzione di Krhon-Dehli: per il giocatore classe ’83, cresciuto nel vivaio dell’Ajax, e mai riuscito a consacrarsi nella terra dei tulipani, si è trattato di una rivincita.


20 anni fa il trionfo ad Euro '92: questo 'catenaccio' basterà per il bis?
Un plauso va anche a Simon Poulsen e Kjær. Il terzino del Twente è stato efficiente sia in fase offensiva, sia in quella di ripiegamento, riuscendo ad annullare Robben; il difensore centrale, invece, dopo una stagione deludente con la maglia della Roma, ieri sera è tornato ai livelli di Palermo e Wolfsburg, blindando con tempismo ed eleganza la retroguardia.

La vera arma della Danimarca, tuttavia, è stata il centrocampo: ottime le prestazioni di Kvist e Zimling che hanno fornito un apporto provvidenziale alla manovra. L’ex mediano dell’Udinese, in particolare, ha avuto il merito di prendere in mano le chiavi della squadra, nonostante il giorno prima avesse lasciato anzitempo l’allenamento in ambulanza.

L’unico vero limite palesato dai biancorossi è stato quello di lasciare isolato Bendtner, il solo attaccante previsto nello scacchiere di Olsen. La punta del Sunderland si è battuta per novanta minuti, facendo a sportellate con tutta la difesa olandese, ma non è mai riuscita a trovare la via della porta. Ci si aspettava qualche giocata smarcante in più dall’esperto Rommedahl e dall’uomo più atteso, il talentino dell’Ajax Eriksen, che ha steccato all’esordio e meritato la sostituzione a venti minuti dalla fine.

La sfida con il Portogallo, che si disputerà fra tre giorni, rivelerà di che pasta è fatta questa squadra. In Danimarca si comincia già a sognare, ma per andare avanti il catenaccio potrebbe non bastare.

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