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6 anni fa l'Italia era scossa da uno scandalo, ma riuscì a portare a casa un insperato Mondiale. Ma, analogie a parte, questa Nazionale è un enorme punto interrogativo.

Sono passati sei anni dalla notte di Berlino in cui il cielo si tinse d’azzurro. Era il 2006, alla guida della Nazionale sedeva Marcello Lippi che regalò all’Italia il quarto titolo mondiale. Anche oggi, come ieri, nuvole nere si addensano sulla spedizione azzurra appena arrivata in Polonia in vista dei prossimi Europei di calcio. Tante le analogie ma anche qualche sostanziale differenza.

Corsi e ricorsi storici. A tre giorni dal debutto della Nazionale di Prandelli si guarda al passato per sperare nel futuro. Ci si affida alla cabala, alle statistiche, alle analogie con la squadra campione del mondo che trionfò in Germania. La prima corrispondenza è legata alle note vicende extracalcistiche. Da Calciopoli a Scommessopoli il passo è stato breve, seppur con un intervallo di tempo ridottissimo. Se allora lo scandalo suscitò clamore per aver destabilizzato l’ambiente a distanza di più di vent’anni dal ‘Totonero’ dell’80, adesso, si respira nell’aria più indifferenza che voglia di rivalsa.

La sensazione è che la Nazionale non entusiasmi i tifosi nè si entusiasmi più di tanto. Ne consegue come la comitiva azzurra sia rimasta profondamente scossa, malgrado quel tanto decantato codice etico che ha mostrato due pesi e due misure (fuori Criscito, dentro Bonucci).


Scandalo e blocco Juve: analogie col 2006 che non sembrano sufficienti
Altra similitudine riguarda i giocatori del cosiddetto blocco Juve. Prandelli ne ha convocati 7 contro i 5 del suo predecessore nel 2006. Quest’anno l’ossatura bianconera su cui sarà modellata la squadra – si pensa a un 3-5-2 – appare più debole e vulnerabile.

Lo stesso discorso vale per la difesa, attesa ad un vero banco di prova: punto di forza della nazionale di Lippi, grosso punto interrogativo nell’attuale gestione Prandelli. Basterà proporre in parte la difesa della Juve per evitare figuracce? Solo il campo potrà dimostrare il contrario. Riavvolgendo ancora il nastro della recente storia azzurra, dei veterani del 2006 sono rimasti solo Buffon (capitano inquieto per la “fuga di notizie”), Pirlo, De Rossi e, forse, Barzagli. E tutti con sei anni in più sulle spalle.
Qui in Spagna si fa un gran parlare del fatto che ogni volta che in Italia scoppia uno scandalo nel calcio la nazionale vince.

- Cesc Fabregas

Di contro, il gruppo attuale è composto da giocatori poco esperti in campo internazionale che per adesso non hanno brillato di luce propria (leggere tra le righe il riferimento a Balotelli e all’intero reparto offensivo). A differenza di quel team che in terra tedesca si strinse intorno al suo tecnico dimenticando tutto il resto, in definitiva più forte. Ecco perché la Spagna, avversario degli azzurri il prossimo 10 giugno, fa paura. Motivo per cui si arriva al debutto nel peggiore dei modi, come spesso accade alla vigilia di grandi appuntamenti calcistici.

Stavolta la squadra, tralasciando qualche sprazzo di bel gioco, sembra essersi persa per strada. Non solo per aver disputato delle amichevoli deludenti quanto per la mancanza di quel carattere che tutti sperano di vedere in campo già contro Iniesta e compagni. Il cuore potrà non servire: testa e gambe dovranno correre insieme.

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