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Il primo grande ostacolo sul mercato per le due milanesi è il monte ingaggi da riportare a livelli da fair play finanziario: prima di comprare, serve tagliare.

Lo impone il Fairplay finanziario, lo impone la crisi economica mondiale e lo impone anche il buon senso. Come sono lontani i tempi delle spese folli, quando si spendevano milioni di euro (e miliardi di lire prima) per allestire rose piene di campioni (o presunti tali) che venivano ricoperti da montagne di soldi grazie a ricchi contratti pluriennali. Anche per Milan e Inter, le squadre italiane con il monte ingaggi più alto.

I conti tornano sempre meno e la politica dell’austerità è diventata la missione principale. Il miliardo di euro che arriva ogni anno dai diritti televisivi, il principale introito dei nostri club, se ne va quasi tutto per gli ingaggi dei calciatori.

INGAGGI PESANTI AL MILAN
4.5 - Mathieu Flamini
4 - Alexandre Pato
4 - Robinho
3 - Antonio Cassano
2.5 - Kevin Prince Boateng
E senza uno stadio di proprietà (Juventus a parte) e con un merchandising modesto, nemmeno paragonabile a quello dei maestri inglesi, i conti non tornano e i bilanci sono sempre più in rosso. Allora via con i tagli, una sorta di spending review applicata al mondo del pallone. Per poter acquistare, l’unico modo è risparmiare sugli ingaggi e sacrificare un pezzo da novanta: per prendere un campione, bisogna privarsi di un altro.

In casa Milan questa strada è già stata intrapresa da qualche tempo: i vari Gattuso, Oddo, Abbiati, Zambrotta e Ambrosini nel corso degli anni si sono visti spalmare su più anni il medesimo ingaggio. I tagli sono proseguiti a fine campionato, con gli addii dei vari Gattuso, Nesta, van Bommel, Seedorf e Inzaghi, per un risparmio di circa 12 milioni di euro.

Ma non è finita qui, perché la mannaia del taglio dello stipendio colpirà altri giocatori della rosa. In primo luogo Flamini, che guadagna la folle cifra di 4,5 milioni: il francese ha abbassato le sue pretese, ma non ancora abbastanza. L’austerity colpirà anche i campioni: Pato e Robinho (per entrambi 4 annui di stipendio), Cassano (2014, 3 milioni) e Boateng (2014, 2,5 milioni).

Non rientrano direttamente in questo discorso - ma influiscono sul bilancio - Ibrahimovic (9 milioni netti) e Thiago Silva (4): anche per questo motivo i due sono costantemente al centro del mercato. Una loro cessione darebbe una boccata d’ossigeno alle casse rossonere, ma impoverirebbe tecnicamente la rosa a disposizione di Allegri.

INGAGGI PESANTI ALL'INTER
6 - Wesley Sneijder
4.5 - Julio Cesar
4 - Maicon
3.5 - Lucio
3.5 - Cristian Chivu
3.5 - Diego Forlan
3 - Dejan Stankovic
Stessi problemi, acuiti da una stagione fallimentare, per i cugini nerazzurri. Moratti ha fatto appena in tempo a vincere il Triplete nel 2010 e poi ha dovuto (forse nemmeno troppo a malincuore) chiudere i cordoni della borsa.

Se l’anno scorso il sacrificato è stato Eto’o, quest’anno, in nome dell’austerity, quello che rischia di più è Sneijder, con il suo ingaggio da 6 milioni netti (12 lordi a bilancio). Ma l’olandese è l’unico vero top player di una rosa piuttosto vecchia e, grazie al feeling con Stramaccioni, si farà di tutto per tenerlo.

I tagli vanno però fatti, non ci sono storie, ed ecco che è il gruppo storico dei brasiliani a rischiare di più: Julio Cesar (4,5 milioni per i prossimi due anni), Maicon (4 per un anno ancora) e Lucio (3,5 fino al 2014) possono, seppure a malincuore, partire. Così come Chivu e il disastroso Forlan, uomini da 3,5 milioni: al primo è stato proposto un biennale a 2 milioni, per liberarsi del secondo la società è disposta anche a dargli una buonuscita. Rischia anche Stankovic (3 milioni a salire fino al 2014).

Insomma, non solo non ci sono più i soldi per acquistare i top players (e garantirgli un ricco ingaggio), ma con i tempi che corrono è anche difficile trattenere quei pochi che si hanno per via degli alti ingaggi.

Questa è ormai la Serie A, quella dove un tempo, nemmeno troppo lontano, ci si poteva permettere di buttare 25 milioni per Ricardo Quaresma e 17 per Ricardo Oliveira. Ora con quei soldi, quasi quasi ci fai la squadra…

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