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Continuano a piovere offerte in Via Turati: ora tocca a Berlusconi e Galliani decidere cosa fare del futuro del club e della squadra.

Due indizi non fanno una prova, ma forse fanno suonare un piccolo allarme. “Il problema del Milan è che non ci sono i soldi per acquistare quei giocatori che servirebbero”, aveva detto Ibrahimovic qualche giorno fa, ribadendolo senza remore anche di recente e nonostante l’irritazione della società.

Il Milan non mi riscatterà, a meno che non venda qualcuno”, ha confermato Maxi Lopez. Al di là che la scelta di non acquisire l’argentino è probabilmente più tecnica che economica (o per lo meno un mix delle due), la sensazione che effettivamente non ci sia molta disponibilità all’acquisto, sembra evidente.

Il presidente Berlusconi è innamorato, quindi anche se la ragione ci direbbe di cedere, noi faremo di tutto per trattenere i nostri campioni”, ha detto Galliani qualche giorno fa. Detta così, potrebbe anche suonare come una notizia positiva, se non fosse che il vicepresidente rossonero si è lasciato andare ad un’ardita considerazione: “E' una squadra già splendida”.

Più di qualche tifoso milanista sarà sobbalzato, ne siamo certi. Un’analisi quanto meno superficiale, anche solo a guardarla dal punto di vista numerico: gli addii di Gattuso, Aquilani, Van Bommel, Seedorf, Zambrotta, Nesta, Inzaghi, Maxi Lopez e il contemporaneo arrivo dei soli Traoré e Montolivo porta la bilancia di Via Turati decisamente ed evidentemente in passivo. Quindi, anche solo dal punto di vista quantitativo, la rosa va perlomeno integrata.


Il dilemma: tenere i Big
senza rinforzarsi oppure
tappare le varie lacune?
Certo, qualche impavido potrebbe anche arrivare a sostenere che il Milan si è portato avanti nell’ultimo mercato di gennaio con Muntari e Mesbah, o che il rientro di Flamini e la rinnovata duttilità tattica di Emanuelson (in grado di fare il terzino, il centrocampista e pure il trequartista) potrebbero chiudere diverse falle, ma siamo sicuri che neanche Galliani ci crede per davvero.

Al Milan non basta un maquillage, serve un ritocco in grande stile e toccherà proprio a Galliani trasformarsi in chirurgo plastico. Dovrà aguzzare l’ingegno, perché le esigenze sono tante e gli spiccioli pochi: la classica situazione da 'nozze coi fichi secchi'. Più che un’impresa, serve un miracolo col budget a disposizione.

Un centrale per sostituire Nesta, un laterale sinistro (a meno di non dare fiducia ad Antonini, Mesbah ed eventualmente Emanuelson), un pesante intervento a centrocampo, soprattutto dal punto di vista qualitativo (e la qualità costa), più una rinfrescata in attacco. Tanto per fare un esempio, l’ipotetico centrocampo titolare rossonero del prossimo anno, al momento, sarebbe Muntari vertice basso, con Montolivo e Nocerino ai suoi fianchi.

E gli allenatori quelli bravi ci dicono che le partite si vincono proprio là, nella zona nevralgica. Crediamo che neanche il più ottimista dei tifosi rossoneri possa immaginarsi una stagione vincente con una mediana del genere. Il problema, però, è che all’orizzonte non ci sono segnali che inducano all’ottimismo. Insomma, il dilemma è: tenere tutti i campioni e non potersi permettere rinforzi o, piuttosto, sacrificarne almeno uno per tappare le falle più grandi?


La Juve che rifece mezza
squadra con la cessione di Zidane è un esempio
Anche qualora si dovesse riuscire a trattenere Thiago Silva o Ibra, senza però aumentare il livello qualitativo negli altri reparti, gli obiettivi dovranno essere in ogni caso ridimensionati. Con Thiago Silva dietro e Ibra davanti, ma con quel centrocampo, la stagione potrebbe essere già finita a Natale.

Ne vale la pena? Il discorso sarebbe diverso se la società dicesse: 'Teniamo i campioni e siamo pronti a investire'. Il messaggio che arriva, però, è decisamente differente e non prevede grande generosità in fatto di acquisti. Se la società ha deciso di non foraggiare il mercato, non c’è altra soluzione che sacrificare un agnello sull'altare della ricostruzione.

Come fece - tanto per fare un esempio che ricorre spesso in questi casi - la Juve della Triade, che con la cessione di Zidane rifece mezza squadra, garantendosi un ciclo vincente. Certo, altri tempi, altre valutazioni ed altre opportunità, ma stessa filosofia, quella dell'autofinanziamento. Con quello che si incassa, si riparte da Dedé, o chi per lui, e si mettono un po’ di cerotti altrove.

Già, perché tra i due, Ibra e Thiago Silva, forse il brasiliano è il più cedibile, perché ha più mercato, una quotazione più ammaliante e, soprattutto, perché è più facile scovare un buon difensore a prezzo interessante che trovare un attaccante che fa la differenza con lo sconto.

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